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Omicidio di Carrara, il ritratto della vittima e il racconto dell'amica: «Ho aperto la porta e l'ho trovato nel sangue»

Sul posto i carabinieri della compagnia di Carrara con gli agenti del nucleo investigativo provinciale

Decine di conoscenti si sono subito attivati anche per trovare una nuova casa alla cagnolina di due mesi rimasta senza padrone

CARRARA. Ha bussato a quella porta più volte. Nessuno rispondeva. Lì, dove lei, da buona amica, andava spesso la mattina per dare da mangiare alla cagnolina, la piccola Sheela e per sincerarsi delle condizioni di quello che, con il tempo, era diventato un amico da aiutare. Poi la porta che si apre di scatto, un uomo esce di fretta, è agitato, farfuglia qualche parola e va via.

Lei, l’amica, non ci pensa due volte ed entra e trova Paolo Fiorentino, 46 anni, sdraiato a terra in un lago di sangue. Parte da lì, quando non sono ancora scoccate le 8 della mattinata di giovedì 13 gennaio, l’allarme, le grida disperate di aiuto con l’arrivo del personale sanitario che non potrà che constatare il decesso. «Paolo, Paolo, amico mio svegliati», ripete la donna, l’amica della vittima. Ma non c’è più niente da fare. Quelle ferite non hanno lasciato scampo. Sono gli attimi concitati di una mattina, quella del 13 gennaio, fatta di sangue sul litorale di Marina di Carrara: in viale Galilei, alla colonia Vercelli, l’ex campo profughi del secondo dopoguerra.

Una porzione al centro spesso di segnalazioni di degrado a pochi metri da una scuola elementare e dalla Marina dell’aperitivo, del salotto buono, quella dei costi più cari delle case al metro quadro. È qui, con il sole invernale che scalda timidamente i bambini della scuola elementare vicina che giocano in cortile, che arrivano i conoscenti di Paolo. Hanno da poco saputo di quanto successo: la lite, il coltello che spunta, la disperazione. È una fitta rete di solidarietà e di amicizia, quella che si è sempre stretta attorno a un uomo arrivato da tempo all’ombra delle Apuane dalla zona di Chieti in Abruzzo.

Senza fissa dimora, si alternava tra la pineta dove i giochini a pochi passi dal complesso fieristico e trovava riparo all’interno dei caseggiati dell’ex campo profughi. Da poche settimane aveva adottato una cagnolina, Sheela, bianca e nera con due occhi grandi e che a pochi minuti dalla morte del padrone è in braccio all’amica che ha trovato Paolo, senza vita in quei caseggiati. «Lo daremo a chi vorrà prendersene cura con amore, come avrebbe voluto Paolo che era legatissimo a Sheela», dicono i conoscenti, gli amici. Chi passava di qui lasciava un piatto caldo o quello di cui c’era bisogno. C’è chi adesso sta già pensando a fare una raccolta, una colletta per i funerali. Si alternano, passano di fronte al luogo dell’omicidio che è perimetrato dai militari e dal nastro bianco e rosso dei carabinieri. «Venivo a sentire se aveva bisogno, davo da mangiare alla cagnolina: ho bussato più volte stamani (il 13 gennaio, ndr), non rispondeva. Ha aperto un uomo (che a quanto pare potrebbe essere proprio chi avrebbe sferrato la coltellata dopo la lite, Francesco Di Blasi, 67 anni, ndr) che poi è andato via, sono entrata e ho visto Paolo. C’era il sangue: ho urlato “Paolo, amico mio, svegliati”», racconta la donna che è stata poi ascoltata dai carabinieri ieri.

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