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Pillola anti-Covid al pronto soccorso di Massa. Viaggio in corsia. Il primario: «Ecco a chi la somministriamo»

Alberto Conti, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale delle Apuane

«È capitato di veder arrivare in pronto soccorso, accompagnato dall’ambulanza, un paziente asintomatico che aveva chiesto aiuto. Ci sono persone che, scoperta la positività, sono spaventate anche se non hanno sintomi»

MASSA. Da mercoledì 12 gennaio – la conferma arriva dal primario, Alberto Conti – anche al pronto soccorso dell’ospedale apuano Noa viene somministrata la pillola anti virale per la cura del Covid. E proprio mercoledì 12 al Noa con quella pillola è stato curato il primo paziente apuano.

Dottor Conti, arriva a Massa Carrara la compressa anti Covid. Ci spiega come funziona la somministrazione?


«La pillola viene somministrata al pronto soccorso da mercoledì 12 gennaio, a pazienti che abbiano più di 18 anni, presentino sintomi lievi o moderati da cinque giorni o meno e abbiano patologie attive. Penso al paziente con scompenso cardiaco, con complicazioni di tipo oncologico, con insufficienza renale in atto. La cura prevede l’assunzione di 8 compresse al giorno, quattro il mattino e quattro la sera, per cinque giorni consecutivi. Il medicinale è disponibile nella farmacia ospedaliera. Il paziente torna quindi a casa e si sottopone alla terapia. Considerato che, essendo positivo non può uscire, l’Asl ha attivato un servizio di consegna del medicinale a domicilio».

Dottore, un dato incoraggiante l’arrivo della pillola. Meno incoraggianti i dati sul contagio. Quanti accessi ci sono ogni giorni per Covid in pronto soccorso?

«In media, gli accessi di pazienti positivi al pronto soccorso apuano sono 15. Devo aggiungere, però, che dei 15 pazienti che chiedono aiuto, dieci vengono rimandati a casa perché sono pauci-sintomatici o asintomatici. Spesso vengono in pronto soccorso per paura e si sentono rassicurati dal fatto di essere controllati e visitati. È capitato di veder arrivare in pronto soccorso, accompagnato dall’ambulanza, un paziente asintomatico che aveva chiesto aiuto. Ci sono persone che, scoperta la positività, sono spaventate anche se non hanno sintomi. Hanno quindi bisogno di accertamenti e soprattutto di rassicurazioni».

Quindici pazienti positivi in pronto soccorso ogni giorno, 10 con sintomi assenti o lievi. E gli altri 5?

«Gli altri 5 sono pazienti con sintomatologia più importante che può richiedere il ricovero. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di persone non vaccinati e poli patologiche, vale a dire con una serie di patologie pregresse che ne complicano il quadro clinico. In rianimazione (dato aggiornato al 12 gennaio, ndr) ci sono 4 pazienti e tutti e 4 non vaccinati».

E tra i pazienti che arrivano in pronto soccorso, ci sono anche bambini?

«Di bambini ne arrivano molto pochi. I casi Covid pediatrici che richiedano ospedalizzazione vengono tutti quanti centralizzati al Meyer. Il numero di piccolini che dal nostro territorio sono stati trasferiti all’ospedale fiorentino è davvero minimo».

Dottore, per comprendere meglio il quadro, ci faccia un raffronto con il 2020 e il 2021.

«Beh, nel marzo del 2020 vedevamo arrivare in pronto soccorso persone con importanti polmoniti da Covid, c’era un rischio reale di morte per quelle persone. L’anno successivo, nel marzo del 2021, continuavano ad arrivare in pronto soccorso pazienti con quadri impegnativo, anche se meno gravi rispetto all’anno precedente. Adesso devo dire sinceramente che i pazienti che arrivano da noi con gravi insufficienza respiratoria sono davvero una rarità».

Con Omicron la sintomatologia è meno importante, ma i contagi sono tanti? C’è personale assente per contagi e quarantene al pronto soccorso?

«Per un periodo sono mancati 4 medici, adesso mancano 8 persone tra infermieri e operatori socio snitari. Per far fronte alle assenze, chi è al lavoro sostiene un carico doppio. Davvero da anni lavoriamo al massimo, al limite delle nostre energie».

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