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In centro a Massa una selva di cartelli “Vendesi”, chiudono il Convitto e lo Steak burger

Il cocktail bar e ristorante Convitto, ora chiuso, il cartello di vendita del Convitto e lo Steak burger in via Cavour

Il titolare del cocktail bar: non è solo colpa del Covid, la verità è che i commercianti non vogliono cambiare il corso delle cose

MASSA. È sempre più inverno in centro città. E non si tratta solo dell’arrivo del freddo, ma anche dell’inarrestabile chiusura di bar, ristoranti, negozi che abbassano le serrande, spengono le luci. Fino a data da destinarsi. Passeggiando per le vie del centro si possono infatti vedere diversi cartelli con su scritto “Vendesi-Affittasi”. Quasi un mantra. Molti locali sono sfitti da lungo tempo, tanto che lo sguardo si è abituato a quelle pagine di giornale ingiallite a coprire polverosi fondi vuoti. Altre chiusure, invece, sono recenti, frutto dell’ultimo periodo.

La pandemia ha fatto sicuramente la sua parte, con la girandola di chiusure, aperture, limitazioni in genere. Ma non si tratta solo di Covid, a Massa. Da anni la desertificazione del centro storico procede imperterrita, per tutta una serie di problemi: il caro affitti, la Ztl, i pochi parcheggi, la scarsa capacità di spesa di molti cittadini, l’e-commerce; sono tanti i problemi che attanagliano i commercianti del centro. E così continuano a chiudere i locali, nonostante gli aiuti messi in campo, anche dall’amministrazione.

Uno di questi è ad esempio lo Steak burger gourmet in via Cavour. Sulla vetrina compare un semplice cartello “Vendesi”. Un altro è invece il Convitto, cocktail bar e ristorante in via Cairoli. Tra l’altro due locali in due strade non proprio fortunate, a giudicare dai tanti fondi sfitti. Il Convitto è stato aperto da Edoardo Felsini nel gennaio 2020, «sette settimane prima dell’arrivo della pandemia – commenta con una punta di amarezza il titolare – periodo peggiore non poteva essere». Il Covid però, chiarisce fin da subito, c’entra fino ad un certo punto: «La pandemia ha fatto ovviamente la sua parte, dando una bella batosta, la danza apri e chiudi non ha aiutato; ma il problema principale è proprio la zona. L’area commerciale è forse rimasta troppo legata ad altri tempi, quando l’economia girava in un altra maniera». Il fatto, segnala Felsini, è che accanto ai problemi legati al Covid ci sarebbe pure una certa tendenza di alcuni colleghi ad adagiarsi, per così dire, su un tipo di offerta più tradizionale e meno dinamica, votata più alla concorrenza basata sul risparmio piuttosto che alla qualità. Insomma una mentalità opposta alla sua, tanto che lui, dopo aver messo in vendita il locale nel novembre scorso, è andato a lavorare altrove: «A Massa bisogna capire che dobbiamo essere noi commercianti ad attrarre gente in centro storico, offrendo servizi e novità. Cosa che però non avviene». Il suo locale, ad esempio, nasceva per portare un’offerta alternativa in un panorama fatto di tanti bar e ristoranti: cocktail elaborati, una cura particolare dei piatti, un ambiente più elegante. Insomma, puntare sulla qualità, così da restituire non solo una cena o un aperitivo, ma un’esperienza. «Avevo una bella idea, mi ero guardato intorno e non vedevo un locale di questo genere. Ingenuamente ho pensato che potesse funzionare. Però mi rendo conto di aver fatto una scelta sbagliata, perché tanto se fai qualcosa di fatto bene passi semplicemente per uno caro, quando in realtà dietro c’è un certo tipo di lavoro, di servizio, uno staff». Felsini racconta anche di aver provato ad organizzare qualche evento, ma senza sortire successo tra i colleghi. Tutto per portare gente a Massa, ma poi nessuno mi è venuto dietro: «Il tasto dolente per Felsini è proprio questo, il fatto di non aver trovato disponibilità da parte dei colleghi a cambiare il corso delle cose.


«Poi chiaramente – conclude Felsini – c’è tutto un pot-pourri di cose: il caro affitti, la Ztl e i pochi parcheggi, la scarsa capacità di spesa di molti cittadini». Ma anche strategie e abitudini sbagliate.

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