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Albiano, in tanti stretti alla famiglia della casa distrutta da un fulmine - Video

Ciro Piccione con la moglie e gli interni della mansarda andati completamente distrutti

L’incendio la sera del 2 dicembre mentre madre e figlia erano all’interno. La palazzina non aveva parafulmine

ALBIANO MAGRA. È trascorso un mese da quella sera del 2 dicembre 2021 quando un fulmine si è abbattuto su una palazzina di Albiano, e scorrere l’album fotografico di quella mansarda distrutta dalle fiamme è uno strazio per Ciro Piccione e la sua famiglia ancora scossi dall’accaduto. Ma intorno a loro si sono strette decine di persone che hanno aderito alla raccolta fondi lanciata on line da Andrea Enrico Ferro.

Lunigiana, dentro la casa distrutta da un fulmine

Insomma, non è vero che la pandemia ci ha reso tutti un po’ più egoisti, almeno stando ai messaggi che accompagnano le donazioni, anche minime ma fatte con tanto cuore. «È solo un pensiero», è la voce di chi ci mette dieci euro, «ma spero di aver contribuito alla vostra rinascita: un piccolo aiuto ad un collega e alla sua famiglia». A questo messaggio segue un bel «in bocca al lupo ragazzi, insieme ce la farete», per seguire con un altrettanto bello «amici miei, vi siamo vicini in questo momento. Vedrete che vi rialzerete: per qualsiasi cosa noi ci siamo e ci saremo». Una donazione da 180 euro è accompagnata da questo messaggio: «Anche se siamo lontani, vi siamo vicini in questo momento. Per fortuna state bene e questo è tutto ciò che conta. I mobili e i vestiti si ricompreranno». E ancora: «Carissimo Ciro, vedrai che ti rialzerai, vi rialzerete. Hai una famiglia invidiabile, una bimba con un sorriso magnetico. Per loro devi rimboccarti le maniche ed andare avanti. I tuoi amici, i miei amici, colleghi, familiari e conoscenti dall’animo sensibile ci sono ed hanno desiderio di aiutarvi. Un grande in bocca al lupo». Per sostenere la famiglia hanno raccolto fondi anche i parrocchiani della chiesa di San Francesco di Fossitermi (La Spezia). E la sottoscrizione continua, attraverso la piattaforma (on line) di raccolta fondi GoFundMe. Piccione, anche a nome della famiglia, ringrazia tutti: «Siamo stati contatti anche dal resto d’Italia. E chi non ha potuto aiutare con denaro ci ha fatto avere abiti, coperte, le prime cose necessarie. Grazie anche ai colleghi dell’Arsenale che mi hanno aiutato perfino venendo a sgomberare casa ».


Piccione è un ex militare del Battaglione San Marco, oggi al lavoro ai bacini dell’Arsenale come dipendente civile. La sera dell’incendio non era in casa perché suonava in un locale di Sarzana. Appena ricevuto l’allarme si è precipitato: «Perfino i vigili del fuoco hanno avuto difficoltà», racconta al Tirreno tornando a quella notte di paura e distruzione. «Non c’era possibilità di salvare niente». Lui è riuscito a mettere al sicuro moglie e figlia, una bambina di nove anni, mentre le fiamme divoravano tutto. «Adesso sono anche in causa con il condominio», sottolinea Piccione, «perché ho scoperto che l’edificio non era munito di parafulmine. Inconcepibile». Così la mansarda acquistata prima della nascita della bambina è stata terreno fertile per il rogo. Senza scampo.

Tra i mille problemi da affrontare ce n’è anche uno che può sembrare minore ma che, invece, è di primaria importanza: «Dove abitavano le stanze sono mansardate. Questo vuol dire che non possiamo comprare i classici mobili perché non esistono le misure. Quindi abbiamo bisogno di una arredatrice/arredatore, falegname, chiunque sia, che venga a prenderci le misure».

Una storia che poteva avere conseguenze drammatiche e che riporta l’attenzione sui temi della sicurezza alla quale si è tenuti per non scoprire solo dopo la tragedia tutto quello che è stato omesso. «Spero che non accada mai a nessuno», conclude Piccione: «Ringrazio anche Cosimo Ferri che si è preso tanta cura di noi».

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