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Mattone a Massa Carrara: dopo il decollo ora c’è il rischio frenata

Numeri record col superbonus in provincia. Più 33% di imprese negli ultimi sei mesi

MASSA CARRARA. Detta con un proverbio popolare il rischio è di buttar via il bambino con l’acqua sporca. Cioè disinnescare quel processo messo in campo, sì, per la ripartenza economica, ma risultato più che funzionale al raggiungimento di obiettivi che vanno ben al di là del Covid: sicurezza, sostenibilità ambientale, qualità della vita.

Eppure è così: le modifiche al pacchetto dei bonus e super bonus edilizi “nella pancia” della legge di bilancio in attesa di approvazione rischiano di cancellare un anno di segni più nel settore dell’edilizia - fermo da oltre un decennio – cresciuti di pari passo con la qualità edilizia degli edifici sui quali si è intervenuti dal punto di vista ambientale, energetico, della sicurezza sismica oltre che estetico grazie al bonus facciate. E se è vero che ci sono stati problemi in conseguenza del successo delle misure – le truffe, la difficoltà a reperire personale qualificato, il mancato rispetto delle misure di sicurezza in alcuni cantieri – il tema della “strutturalizzazione” di un percorso che ha fatto e fa bene al Paese rimane.


Ne sono convinti i rappresentanti della politica, delle associazioni, degli ordini professionali che lunedì si sono dati appuntamento a Massa, nella sala del teatro dei Servi per il convegno dedicato a bonus e superbonus promosso da Confindustria Massa Carrara, con il presidente Matteo Venturi (alla guida di Ance Toscana Costa) grazie alla disponibilità della presidente della commissione attività produttive della Camera Martina Nardi.

Sul palco le voci più autorevoli sulle misure, l’onorevole pentastellato e già ministro Riccardo Fraccaro, il padre del “superbonus”, il presidente nazionale di Ance Gabriele Buia, la direttrice della divisione contribuenti dell’Agenzia delle entrate Patrizia Claps e il presidente nazionale dell’ordine degli ingegneri Armando Zambrano. Proprio le sue parole hanno chiarito il momento che la misura superbonus sta vivendo: «Fino a qualche mese fa sembrava non decollare – spiega Zambrano – Poi per effetto di una “congiunzione astrale”, ma in realtà della modifiche normative, anche semplici, apportate improvvisamente è esploso ed è arrivato quasi a 12 miliardi. E siccome funziona troppo bene si è pensato di toglierlo di mezzo! Viviamo questo paradosso: lo stop agli incentivi arriva quando funzionano troppo bene».

I NUMERI DELLA PROVINCIA

DI MASSA CARRARA.

Senza andare a scomodare il trend nazionale del settore edilizia basta osservare i numeri della Cassa edile della provincia apuana per capire cosa a significato il superbonus. A evidenziarli Matteo Venturi: «Se evidenziamo i primo 9 mesi del 2021 con lo stesso periodo del 2019, cioè con il momento in cui non era ancora entrato nelle nostre vite lo tsunami Covid 19, possiamo osservare che le imprese sono cresciute del 29%. I posti di lavoro aumentati del 39%, le ore lavorate del 34%, l’imponibile contributivo del 36% e il mercato immobiliare del 26%». Se poi l’attenzione si concentra sul 2021 i dati della Cassa edile evidenziano come la crescita dei diversi indicatori, assolutamente rilevante, sia ancora più netta nel secondo semestre.

Dai primi ai secondi sei mesi si passa da un 26% a un 33% in più di imprese, da un 35% a un 45% in più di operai, da un 29% a un 46% in più di imponibile contributivo. «Grazie al superbonus – continua Venturi – è stato rimesso in movimento un settore che dopo la crisi della bolla finanziaria del 2007-2008 aveva subito un crollo verticale sia nei fatturati sia nell’occupazione. Oggi quella ferita profonda è stata ricucita grazie a una misura di sostegno pubblico». Che – sottolinea ancora Venturi – ha il merito di risollevare un sistema economico e non un solo settore a beneficio della collettività poiché favorisce la non più rinviabile priorità della riconversione ecologica e della crescita sostenibile.

IL QUADRO NAZIONALE

«Questa è una misura unica nel suo genere che l’Europa ci invidia» ha commentato Buia. Adesso però si pone la questione delle proroghe, previste dalla legge di bilancio e sulle quali la politica le imprese e il modo delle professioni hanno forti perplessità. «Non è stato agevole arrivare ai risultati attuali – commenta ancora Buia – e anche adesso ci sono punti che devono essere chiariti». I temi sono noti. Intanto lo “sbarramento” Isee per l’accesso alla misura (“una norma dirompente non può essere introdotta dalla sera alla mattina” commenta il presidente Ance) e la necessità di tempi certi per pianificare le scelte aziendali (e non solo). «Dobbiamo fare in modo che norma venga stabilizzata – continua Buia – Nella legge di bilancio ci sono le nuove scadenze, ma almeno c’è una programmazione. Questo è sicuramente un lato positivo. C’è ancora da capire però l’effetto del decreto anti frode ci ha dato una mano per alcuni versi per altri ha peggiorato le cose. E aggiungo la questione del prezzario Dei e la necessità di ricorrere a prezzari aggiornati». Questioni, quelle poste da Buia e dall’intero comparto, che hanno investito in primo luogo l’Agenzia delle entrate protagonista, in questi lunghi mesi di pandemia a un super lavoro, legato ovviamente anche alle misure per la ripartenza e ai bonus edilizi. La quantità di quesiti gestiti dall’Agenzia, conferma la direttrice Claps, è stata impressionante e l’ente si è trovato a declinare nelle diverse fattispecie una norma inevitabilmente generica rispetto alla quale c’è stata una grandissima adesione. Da parte della direttrice sono arrivate anche aperture sui temi posti da Buia, a cominciare dai prezzari. Che per i costruttori rimane tema centrale insieme a quello della serietà delle imprese del settore: «Non possiamo pensare che possano aprire 6000 nuove imprese con codice Ateco senza neanche un dipendente: così si inquina un settore con realtà non serie». L’auspicio di Buia è che si questi temi sia possibile un «lavoro di squadra che porti a indicazioni chiare per tutti».

IL LAVORO DELLA POLITICA

Una squadra di cui fanno parte, in primo luogo, i parlamentari al lavoro sugli emendamenti alla legge di bilancio, a cominciare da Martina Nardi e Riccardo Fraccaro. Una Pd l’altro Cinque Stelle. Ma le differenze politiche non c’entrano «quando lavoriamo sulle buone idee» commentano. «La legge di bilancio – spiega Nardi – ci consegna uno stravolgimento dello stato dell’arte della misura e, per sei mesi di proroga cambia modello, introducendo ad esempio il parametro dell’Isee. Questa è la problematica maggiore che ci troviamo ad affrontare e con le forze politiche di maggioranza anziché lavorare per mettere a punto misure di rilanciano, ci troviamo di fronte a situazione di grande difficoltà». Nardi elenca gli obiettivi delle modifiche alla legge di bilancio tra i quali, in primis, allungare la proroga per l’accesso al superbonus per le case familiari togliendo il parametro dell’Isee e porre maggiore attenzione al bonus facciate «perché le facciate sono il volto delle nostre città» spiega la presidente della commissione attività produttive. «Abbiamo pensato anche al fatto che sui grandi lavori debbano essere presenti aziende serie, capaci di avere tutte le certificazioni. Vogliamo aprire una trattativa col governo – conclude – convinti che questa partita da sole le forze parlamentari non la vincono occorre il sostegno delle forze produttive. «Ammetto la nostra frustrazione – conclude Fraccaro – perché per noi superbonus... non va bene: noi, che prima abbiamo lavorato per crearlo, ora volgiamo migliorarlo. Ma adesso siamo in una fase di difesa di quello che abbiamo già fatto e non possiamo guardare oltre, alzare l’asticella della qualità degli interventi per la sempre maggiore qualificazione del patrimonio immobiliare». Per Fraccaro è un problema di mentalità: «Si sta andando verso una restrizione del superbonus per lo stesso motivo per il quale è stato approvato, cioè non per risolvere il problema della transizione ecologica e far crescere il Paese, ma per il Covid. E l’errore è proprio questo perché questa è una misura che non è stata pensata per il Covid ma per la sostenibilità ambientale, solo che quando l’abbiamo proposta per questo ci è stato detto di no. Dovremmo iniziare a dire che il superbonus non serve per Covid ma deve essere parametrato e valutato per la sua capacità di combattere i cambiamenti climatici. Come si fa a rendere tutto questo strutturale? Per farlo il nostro interlocutore è l’Europa».

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