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Pnrr: arrivano 12 milioni contro i veleni della Buca degli Sforza

La Buca degli Sforza, area da bonificare

La discarica al confine con il Cinquale sarà bonificata dopo undici anni di attesa e da tempo orfana di un responsabile

MASSA. Il ministero della Transizione ecologica (ex ministero dell’Ambiente), con il decreto firmato il 22 novembre scorso dal direttore generale Giuseppe Lo Presti, ha inserito la discarica Buca degli Sforza, al confine con Cinquale, nella lista degli oltre 260 “siti orfani” individuati dalle Regioni, che potranno essere riqualificati grazie agli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), destinando complessivamente 600 milioni di euro a questi interventi, che dovranno concludersi entro il 2026.

Per “sito orfano”, secondo quanto indica il decreto ministeriale 269 del 29 dicembre 2020, si intende un’area potenzialmente contaminata per la quale il responsabile dell'inquinamento non è individuabile o non provvede a tutti gli adempimenti normativi previsti. In tutti questi casi l’onere degli interventi sostitutivi di bonifica, messa in sicurezza e ripristino ambientale è in carico alla pubblica amministrazione.


La bonifica della Buca degli Sforza, inclusa nel Sir dal 2013, è attesa da anni.

Per risanare completamente questa discarica, inquinata da idrocarburi, arsenico, zinco, piombo, mercurio, nichel, cromo totale e pesticidi, servono 12 milioni di euro e finora i finanziamenti stanziati per la bonifica del Sin/Sir apuano ammontavano complessivamente a 25,5 milioni. L’area, di circa 10mila metri quadrati, appartiene a privati e dista quasi 200 metri dalla costa.

Dal 1968 la Buca, che rappresentava la cassa d’espansione naturale dei fossi Canalmagro e del Sale, fu adibita a discarica di materiali di scarto della lavorazione da parte della Dolomite di Montignoso Spa. L’attività è proseguita fino al 1995, quando il terreno venne ceduto alla Dolomite Italiana Spa di Gardone Val Trompia (Bs). I conferimenti, però, non hanno riguardato solo detriti, ma anche rifiuti industriali tossico-nocivi. Il procedimento di caratterizzazione dell’area è stato attivato dal Comune di Massa, che lo scorso febbraio ha commissionato ad una società specializzata nuove indagini sulle acque. Le ultime analisi della Buca degli Sforza, infatti, risalivano al 2008-2009, quando furono prelevati 65 campioni da carotaggi e scavi, otto campioni di acque di falda e vennero analizzati otto campioni di materiali da scavi e carotaggi e due campioni di acque. Lo si evince da una nota tecnica redatta dall’unità operativa “Prevenzione controlli ambientali integrati” dell’Arpat, inviata il 28 maggio 2010 e firmata dagli istruttori della pratica Angelo Zucca e Renato Biagioni insieme al responsabile dell’unità Carlo Righini. Il documento sottolineava i superamenti riscontrati per i parametri di zinco, arsenico, mercurio ed idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) nei campioni prelevati da scavi e carotaggi. Nelle acque, invece, si registravano sforamenti di ferro, manganese ed ancora Ipa. Tuttavia, scriveva l’Arpat, «non risulta pervenuto alcun documento in merito all’adozione delle necessarie misure di messa in sicurezza della falda». Anche la dirigente del ministero dell’Ambiente Armenia Polsoni, il 30 luglio 2010, facendo seguito alla nota Arpat, evidenziava «la contaminazione riscontrata nelle acque di falda a valle idrogeologico» della Buca per i parametri di ferro, manganese e cancerogeni quali benzo(a)antracene, benzo(a)pirene ed Ipa totali, richiedendo al titolare dell’area ed al Comune di Massa, che avrebbe dovuto agire in danno in caso di mancata attivazione del proprietario, «di avviare, entro 10 giorni, idonee misure di messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda al fine di impedire la diffusione della contaminazione verso l’esterno della discarica in oggetto, vista anche la vicinanza al mare dell’area medesima». Il 12 agosto 2010, però, il geologo comunale Simone Fialdini ed il dirigente architetto Lamberto Menconi ribattevano «che le procedure relative alla bonifica di aree comprese all’interno dei Sin (come era all’epoca la Buca, ndc) siano attribuite al Ministero dell’Ambiente».

Ma questo ente, nonostante i rischi per l’ambiente e la salute, ha decretato solo oggi, dopo 11 anni di attesa, lo stanziamento dei fondi per la bonifica.

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