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Neonato morì dopo 20 giorni di agonia: i medici dovranno risarcire la Regione

Condannate per danno erariale la ginecologa e le ostetriche che avevano seguito il parto nel 2009

MASSA. Vittorio nacque nella primavera del 2009 nel reparto materno infantile, che all’epoca era all’Opa. Era fine aprile. Nacque in condizioni critiche, non respirava bene. Venne trasferito d’urgenza al Meyer, a Firenze, e lì morì dopo venti giorni di agonia. La madre iniziò subito una battaglia legale contro i medici che l’avevano seguita nel parto e l’ha vinta. Una ginecologa e due ostetriche dell’ospedale pediatrico sono state condannate in via definitiva a otto mesi di reclusione. Adesso, 12 anni dopo quei fatti, arriva anche la condanna della corte dei conti per danno erariale. Le professioniste dovranno pagare alla Regione la somma versata dall’Asl per il risarcimento danni ai familiari.

La somma maggiore (l’80 per cento del totale) dovrà pagarla la ginecologa, in qualità di dirigente medica: 101. 140, 34 euro; le altre due ostetriche dovranno versare rispettivamente il 15 per cento (39. 369, 66 euro) e il 5 per cento (13. 123, 22) . Quest’ultima percentuale è stata determinata «in ragione delle giovane età e della inesperienza della medesima», si legge nella sentenza della corte dei conti.

I giudici hanno basato la loro decisione sugli atti dell’indagine penale, durante la quale era emerso che, in ospedale, nella fase precedente al parto, le condizioni della mamma erano già apparse critiche. È emerso anche che la donna aveva già avuto in precedenza aborti spontanei e che quello era il suo primo parto. L’attenzione doveva essere quindi massima.

Eppure, secondo la ricostruzione della procura contabile, così non è andata: «Sarebbe stata sottoposta a terapie da parte del medico di turno in notevole ritardo rispetto a quanto richiesto dalle sue condizioni». E la responsabilità, dicono i giudici, è anche delle ostetriche che «avevano omesso di segnalare la necessità di interventi adeguati».
La colpa della dirigente medica, secondo quanto ricostruito durante il procedimento penale, sarebbe «grave» perché avrebbe «affidato esclusivamente alle ostetriche la gestione della nascita pur in presenza di una gravidanza a rischio».

Le linee guida dalla Age.Na.Sa (agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) prevedono infatti che, in caso di gravidanza a rischio, non solo il monitoraggio cardiotocografico debba essere continuo, ma anche che il travaglio venga seguito passo passo direttamente dal dirigente medico. Le ostetriche, in ogni caso, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbero dovuto «nella loro autonomia professionale, valutare il tracciato cardiotocografico, rendersi conto della presenza di segnali di alterazione sempre più frequenti e, quindi, telefonare alla dirigente per avvisarla di quella situazione».

Secondo i giudici della corte dei conte sussiste il danno il erariale perché «emerge una perdita pecuniaria che, in base agli atti del giudizio, deriva da un pagamento che l’azienda ha corrisposto alla parte lesa, che non costituisce il frutto di un’autonoma scelta allocativa».Il danno non è stato però provocato all’azienda sanitaria ma alla Regione Toscana.

I costi relativi alla responsabilità civile dei sinistri sanitari gravano sulla Regione Toscana, che ha istituito un fondo sanitario regionale ad hoc. Questo garantisce la copertura degli esborsi che le aziende sanitarie devono effettuare nel corso dell’esercizio.

«Inoltre – si legge ancora nella sentenza -, gli stessi mandati di pagamento illustrati nell’atto introduttivo del giudizio evidenziano l’onere finanziario del risarcimento come gravante, a consuntivo, sulla specifica voce di spesa del bilancio regionale».

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