Contenuto riservato agli abbonati

Spiagge, la protesta del comitato favorevole alle aste: «Macché piscine coperte e piani interrati, ora il Comune ci deve dare arenili liberi»

I “500 in battigia”: "I balneari vogliono investire, ma dimenticano che nel 2023 le concessioni devono andare a gara"

MASSA. Loro, i balneari, incontrano la commissione consigliare urbanistica e avanzano proposte per il nuovo piano dell’arenile: locali interrati, piscine coperte, nuove tecniche costruttive per la casetta di guardianaggio. E quelle proposte le avanzano nonostante la sentenza del consiglio di Stato, in tema di concessioni, parli chiaro e fissi al 2023 il termine ultimo per le aste. I balneari però non demordono, vogliono dare contributi alla definizione del piano attuativo dell’arenile e dei viali a mare e pensano, sentenza o non sentenza, ad investimenti.

Un’assurdità agli occhi di chi – il gruppo dei “500 in battigia” – da anni è in prima linea per ampliare le spiagge libere. E se gli imprenditori assicurano che daranno battaglia e non lasceranno le loro spiagge senza venir indennizzati per quello che su quelle spiagge hanno costruito, i 500 replicano secchi: «La sentenza è chiarissima – Matilde Balatresi Nocchi, coordinatrice del gruppo va al succo – Neanche noi siamo disposti a lasciare il nostro mare. Andremo, con gli ombrelloni negli stabilimenti come è nel nostro pieno diritto».


E se è in fase di definizione il piano dell’arenile, il gruppo de “I 500 in battigia”, aderente al coordinamento nazionale “Mare Libero”, una proposta chiara da formulare ce l’ha eccome: più spiagge libere, tante di più. «Con la sentenza del consiglio di Stato ai Comuni è riconosciuta la possibilità di decidere in autonomia sulle concessioni, mandandone a bando soltanto una parte. La nostra richiesta è che a bando, appunto, vada il 50 per cento dell’arenile massese, destinando la restante metà alle spiagge libere».

Il nodo aste. I balneari chiedono che il Piano dell’arenile conceda loro di intervenire sugli stabilimenti e la richiesta l’avanzano nonostante la sentenza del Consiglio di Stato che “stoppa” la validità delle concessioni – fino ad ora prorogate automaticamente dai Comuni – al 2023. Dal 2024 le concessioni dovranno andare all’asta: «C’è l’asta dietro la porta – per parafrasare Balatresi Nocchi – e gli imprenditori chiedono di poter investire. O ritengono di ammortizzare le spese prima del 2024 o, vista la direttiva Bolkestein, la sentenza e la procedura di infrazione, agiscono da sprovveduti. La legge – prosegue la coordinatrice dei 500 – prevede che, al decadere della concessione, i beni vengano incamerati e che non ci sia indennizzo. Perché dovremmo, con l’indennizzo dello Stato, pagare noi scelte sprovvedute?».

Una contestazione netta ai balneari che promettono “battaglia” assicurando che non lasceranno gli stabilimenti senza essere “rimborsati”. Vale a dire: senza ricevere indennizzo per i beni realizzati sulla concessioni.


Più spiagge libere. Se il piano dell’arenile e dei viali a mare è in fase di definizione, il gruppo dei 500 chiede maggiore partecipazione e la possibilità – concreta – di avanzare proposte, prima fra tutte quella di aumentare per numero ed estensione le spiagge libere: «C’è stata una riunione on line sul piano durante la quale – fa il punto Balatresi Nocchi – alle mie domande non ho ricevuto risposte. Vorremmo essere aggiornati, il Comune, ci chiediamo, ha considerato che la sentenza del Consiglio di stato sulle aste potrebbe ridefinire gli stessi obiettivi del piano attuativo dell’arenile? La sentenza, infatti, consente ai Comuni di decidere in autonomia. È proprio sulla base di quell’autonomia – prosegue Balatresi Nocchi – che chiediamo all’amministrazione di mandare all’asta la metà del nostro arenile, per destinare l’altra metà alla spiagge libere».