Opa, terapia intensiva da record: voti altissimi dall’istituto Negri

Eccellenza internazionale per mortalità post operatoria. Al via un progetto con l’ospedale di Bergamo

MASSA. Che l’Opa sia un’eccellenza i massesi – e non solo – lo sanno bene. A confermarlo adesso arrivano anche i dati dell’istituto Mario Negri. Il Mario Negri da anni coordina, infatti, un progetto di valutazione, denominato “Margherita-Prosafe”, che mette a confronto gli esiti delle terapie intensive cardiochirurgiche nazionali e internazionali. La valutazione si basa su informazioni raccolte dai vari centri e relative ai dati demografici, caratteristiche cliniche dei pazienti all’ammissione e nelle prime 24 ore, principali complicanze insorte, terapie e procedure eseguite durante la degenza, esito alla dimissione. La valutazione delle terapie intensive cardiochirurgiche dell’Ospedale del Cuore spicca rispetto alla media delle altre terapie intensive («media Prosafe») che hanno aderito al progetto. All’Opa la mortalità post operatoria (per interventi in emergenza e in urgenza) è meno della metà della «media Prosafe» e si assesta allo zero per cento per gli interventi programmati. L’Ospedale del Cuore dimette direttamente a casa una percentuale di pazienti cardiochirurgici superiore al 100 per cento rispetto alla «media Prosafe».

La percentuale di interventi cardiochirurgici all’Ospedale del Cuore eseguiti con tecniche mini-invasive è ben superiore ad ogni altro centro e viene registrato un utilizzo di trasfusioni ematiche post operatorie inferiore alla metà della “media Prosafe”.


«Questi risultati parlano da soli – commenta Marco Torre, direttore generale della Fondazione Monasterio – e confermano l’eccellenza raggiunti dall’Ospedale del Cuore, che si traduce in maggiore sicurezza per i pazienti e anche minor costi per il servizio sanitario. L’aspetto fondamentale è che questi risultati sbalorditivi vengono confermati anno dopo anno: è il frutto dell’impegno costante e instancabile di tutti i nostri professionisti. Ringrazio, in particolare, il dottor Paolo Del Sarto, che coordina una squadra di cardio-anestesisti di altissimo rilievo che operano in stretta sinergia con gli infermieri di terapia intensiva, di sala operatoria ed emodinamica e con le altre équipes mediche e sanitarie dell’ospedale».

La ricerca del miglioramento come processo continuo, quindi: non a caso nei giorni scorsi si è tenuto all’Ospedale del Cuore un evento formativo, fortemente voluto dal dottor Del Sarto, dal titolo “Monitoraggio neurologico non invasivo in Terapia Intensiva”, svolto in collaborazione con i professionisti dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. I pazienti di area critica, infatti, possono presentare, al sistema nervoso centrale, problemi di varia gravità (dalla semplice agitazione, o rallentamento della ripresa cognitiva, fino a veri e propri danni cerebrali permanenti con disabilità), ragione per cui ad essere monitorati non possono essere solamente l’attività cardiaca ed il circolo sanguigno.

Questo primo evento è l’inizio di una nuova e importante collaborazione con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Telemedicina, consulenze a distanza, scambi culturali e diagnostici, oltre che di conoscenze ed esperienze: questi gli ingredienti della nuova collaborazione con i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, oltre a quella – già in atto – con il reparto di Neurologia dell’ospedale delle Apuane di Massa e i tecnici di Neurofisiologia dell’Asl toscana nord ovest. I professionisti lombardi, che hanno sviluppato una leadership culturale nella rianimazione neurochirurgica, potranno offrire un valido e fondamentale aiuto nel conoscere meglio i pazienti dal punto di vista neurofisiopatologico.

«È importante – spiega il dottor Paolo Del Sarto, direttore del dipartimento di area critica della Monasterio – avere strumenti conoscitivi, clinici e strumentali che permettano ai medici di intercettare i cambiamenti del sistema nervoso centrale in maniera precoce: sia per ridurre l’entità del danno, sia per dare una prognosi di quello che potrà essere lo stato del paziente. In cardiochirurgia abbiamo, oltre allo stress dell’intervento, anche la circolazione extracorporea: sono, questi, eventi che potrebbero alterare l’equilibrio neurofisiopatologico del paziente, anche in maniera significativa. Il mio desiderio – conclude ildottor Del Sarto – è che chiunque, all’interno della nostra terapia intensiva, sia in grado di intervenire di fronte ad ogni criticità».

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