Piani interrati e piscine coperte, le richieste dei balneari al Comune

Gli imprenditori hanno incontrato la commissione urbanistica e avanzato proposte in vista del nuovo piano dell’arenile

MASSA.È vero che hanno sulla testa la spada di Damocle della Bolkestein, altrettanto vero però che i balneari sono pronti a dar battaglia e a difendere le concessioni e quanto, sopra quelle concessioni, hanno costruito. È proprio perché certi che la difesa dei loro stabilimenti sarà strenue che gli imprenditori del mare mettono nero su bianco le loro richieste al Comune. Dalla possibilità di fare piani interrati a quella di coprire le piscine per utilizzarle anche oltre i tre mesi estivi. Certo – altra spada di Damocle – l’erosione avanza e il rischio è che gli investimenti vadano, se non in fumo, certamente in acqua, ma i balneari non hanno intenzione di rinunciare perché – nelle parole di Luca Martini, presidente della Compagnia del mare – se non si fanno migliorie perché si teme che il mare si mangi tutto, beh allora significa che il turismo balneare non esiste più. L’amministrazione sta lavorando ai piani attuativi dell’arenile e dei viali a mare e gli imprenditori avanzano richieste per migliorare – spiegano – la competitività delle loro aziende. Quelle richieste le formalizzano alla commissione consiliare urbanistica che sta facendo il punto proprio sulla pianificazione del litorale. In commissione ci sono i rappresentanti di categoria Itala Tenerani, Stefano Gazzoli e Luca Martini che, presidente della Compagnia e architetto, spiega quali interventi potrebbero consentire ai balneari massesi di incrementare la competitività delle loro imprese sul mercato turistico nazionale e non solo.

Le fasce

Uno dei temi “caldi” è quello della fasce. Superati i parcheggi – laddove ancora esistono – gli stabilimenti si strutturano in zone a ciascuna delle quali viene riconosciuta una funzione: la fascia destinata al verde, quindi agli impianti sportivi, poi alle cabine. Fasce da rispettare e servizi definiti da rigida normativa: numero di cabine in base ai metri lineari, servizi igienici in base alle cabine. I balneari chiedono invece di potersi muovere in libertà in quelle fasce: «Definita l’area di parcheggio e rispettando l’allineamento con altri bagni, chiediamo flessibilità e possibilità di gestire liberamente, nel rispetto degli standard minimi, i servizi». Chiedono, insomma, anche in base alla clientela, di scegliere quante cabine allestire e ombrelloni, quante docce e dove collocarle. Senza il rigore di fasce e numeri.

Case di muratura
Altro tema le case di guardianaggio: i balneari chiedono di poterle realizzare sfruttando anche tipologie costruttive diverse rispetto a quelle usate fino ad ora (il legno): «Perché – sintetizza Martini – non realizzarle con basamento in ferro o cemento? Perchè non costruirle in muratura comein Versilia?». Tecniche costruttive nuove di cui però dovrà essere valutato l’impatto, anche ambientale, sull’arenile.

Piano interrato
Tra le richieste anche la possibilità di realizzare piani interrati: «Ce ne sono già a Marina di Carrara, l’interrato – Martini motiva la richiesta – consentirebbe un minor consumo di suolo». Minor consumo, ma un rischio in epoca di erosione. Martini però è certo che nel momento in cui si rinuncia ad investire per timore che il mare si porti via tutto, il segnale sia chiaro: «Se non si fanno migliorie perché si teme che l’erosione arrivi alle case di guardianaggio, allora significa che un turismo balneare in questa terra non c’è più».
piscine coperte. Se l’obiettivo è il rilancio turistico, c’è da pensare a servizi estesi oltre i mesi di caldo e sole: i balneari chiedono, infatti, la possibilità di coprire, anche con strutture trasparenti, le piscine per usarle fuori stagioni. Richieste, appunto, ora al vaglio della commissione urbanistica che su quei desiderata dovrà esprimersi.