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Al Comune di Carrara 27 milioni di euro dal marmo, le entrate del 2021 meglio del pre Covid

Il report degli uffici del Municipio fotografa il settore. Martinelli: «Decisivo l’aumento delle tariffe sui materiali più pregiati» 

CARRARA. Ventisette milioni di euro dal lapideo verso piazza Due Giugno. Il dato arriva dall’ultima commissione marmo pronta a fornire il report su tutti i numeri del settore tra produzione, blocchi, terre, scaglie e introiti fino al 31 ottobre scorso.

A quella data, infatti, è di 22,9 milioni di euro in totale la cifra che corrisponde alla voce “entrate” dal settore marmifero. Un dato che, precisano gli addetti ai lavori carteggi alla mano, entro la fine dell’anno potrebbe tranquillamente sforare il tetto dei 27 milioni di euro: basterebbe mantenere il solito trend mensile, infatti, di oltre un paio di milioni di euro. Le entrate, sfogliando la “mappa”, arrivano in gran parte dai blocchi, ovviamente: 18,6 milioni di euro (spalmati tra i 14 di contributo d’estrazione e i restanti dal canone di concessione). Come altre tipologie si va poi dai quattro milioni di euro dalle scaglie (di cui tre da quelle bianche), poi i 141 mila euro dalle scogliere, i 131 mila dalle terre, fino ai 14 mila dal pietrisco. Dati, ripetiamo, aggiornati al 31 ottobre. Ma, al netto delle date, le cifre assumono un peso specifico diverso perché sono quelle che tentano di replicare al 2020. 27 milioni di euro circa contro i 22 milioni di euro arrivati dall’anno precedente, infatti, con il settore bloccato dalla pandemia. Le entrate adesso riprendono le caratteristiche pre-pandemia, anzi di più: meglio del 2018 (26,4 milioni di euro), meglio del 2019 (23,8 milioni di euro). E la produzione? Quella, senza i mesi di stop come nella primavera del 2020 ai tempi del lockdown, rivede i livelli “pre” Covid: 704mila le tonnellate di blocchi, a fine ottobre. Erano state 562mila un anno fa (a ottobre 2020), 717mila circa nel 2019 e 754 mila del 2018 (sempre ottobre). 821mila tonnellate, invece, le scaglie bianche (un anno fa erano 60mila in più), con quelle scure in crescita (siamo a 822mila); così come le scogliere che volano a 37mila tonnellate; 203 mila tonnellate, invece, per le terre, come scriviamo a parte. «È l’effetto del rialzo delle tariffe voluto dall’amministrazione e che ha riguardato in particolare i materiali più pregiati – dice in nota l’assessore Matteo Martinelli sugli introiti –. Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una diminuzione dei volumi prodotti dovuti a fattori di carattere straordinario quali la pandemia. L’introduzione nel 2020 del contingentamento delle produzioni di ciascuna cava, stabilito in linea generale dal Piano Regionale Cave e definiti per ciascuna cava dai piani di bacino del Comune (Pabe), avrà come indubbio risultato quello di traslare alle generazioni future i benefici derivanti dall’utilizzo dei giacimenti in essere. Tuttavia, la coerenza dei piani dovrà essere attentamente valutata e monitorata alla luce non solo dell’andamento del mercato, ma tenendo sempre bene a mente l’importanza del marmo come bene comune, ricchezza irripetibile ed esauribile insita nelle nostre montagne».


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