Morì schiantandosi contro un tir in sosta, il Consorzio Zia deve risarcire: quella strada era buia

I rilievi sul luogo dell’incidente la sera del 30 gennaio 2007

Massa: è stato condannato al pagamento insieme ai responsabili del mezzo che era parcheggiato in divieto di sosta

MASSA. Erano le 18. 30 di un 30 gennaio, quello del 2007. Fuori era già buio pesto, quando Costantino Picariello, operaio della Matec, azienda di sistemi di filtraggio delle acque, uscì dalla fabbrica con il suo scooter imboccando via San Colombano, una strada di servizio tra l’Aurelia e le numerose aziende insediate sul lato mare della statale, per tornare a casa. Lo aspettava la moglie.

Dopo pochi metri, il 41enne si schiantò, da solo, contro un camion parcheggiato sulla destra e morì sul colpo. Un incidente senza testimoni, ricostruito nei minimi dettagli, in seguito, grazie a un accertamento tecnico preventivo voluto dall’avvocato dei familiari e che ha consentito, almeno sul piano civile, a individuare le responsabilità di quanto accaduto. E sono: per un 25 per cento dell’operaio stesso, ma per il restante 75 sono i locatari del mezzo, parcheggiato in divieto di sosta e senza le luci di parcheggio, e il Consorzio Zia (Zona industriale apuana), per la totale assenza di illuminazione e di segnaletica in una strada in cui, peraltro, si erano già verificati incidenti. La corte di appello ha condannato gli ultimi due a pagare un risarcimento danni di 180mila euro alla moglie e di 82mila e 500 euro a ognuno dei tre fratelli. E adesso la Cassazione ha respinto il ricorso del Consorzio Zia che dovrà pagare di tasca sua la cifra, dal momento che nella polizza assicurativa stipulata nel 2004 era stato espressamente pattuito che la garanzia assicurativa sarebbe stata valida a condizione che le strade fossero «adeguatamente asfaltate, illuminate e in regola con la segnaletica orizzontale». E così non è stato.


Il legale della famiglia, Francesca Gaggi, si dice «soddisfatta» per una battaglia che andava avanti da 13 anni e che quando era iniziata sembrava destinata a finire nel nulla. In primo grado, il tribunale respinse il ricorso dei familiari condannandoli peraltro al pagamento di 86mila euro di spese legali. La corte di appello, invece, ribaltò completamente la sentenza condannando Consorzio e responsabili del mezzo parcheggiato a pagare il risarcimento danni. I giudici di secondo grado respinsero anche la domanda di manleva del Consorzio nei confronti della sua assicurazione, la Unipolsai. «In fase di indagini, non c’erano testimoni, la vittima era deceduta. La procura non fece fare una perizia – ricorda il difensore-, così chiesi un accertamento tecnico. Venne fatto da un professionista che non lasciò niente al caso e ricostruì nei dettagli l’incidente, ricorrendo a un mezzo parcheggiato nello stesso punto e alla stessa ora».

Emerse che, a una certa distanza, il camion era visibile (da qui la responsabilità del 25 per cento attribuita al 41enne deceduto), ma emerse anche che quel mezzo lì, a quell’ora (dopo il tramonto) e senza luci di sosta, non doveva esserci e che, se la strada fosse stata illuminata, Picariello, forse, sarebbe ancora vivo.

Il Consorzio Zia adesso dovrà pagare anche circa 15mila euro di spese legali a familiari e assicurazione.

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