Trasportano 700 chili di droga con i divani: sgominata la banda “di famiglia”

Una delle auto fermate in cui è stata trovata droga tra i componenti dei divani e accanto lo stupefacente “stoccato” e ritrovato dai militari del nucleo investigativo

Arrestati due fratelli, il padre ai domiciliari. In carcere anche un montignosino che gestiva “la piazza” apuana

MASSA. La logistica per loro non è un problema: titolari di un’azienda di divani, hanno una perfetta organizzazione per il trasporto. Solo che sui mezzi, accanto a morbidi cuscini e comodi poggiatesta, trasportano anche altro: chili e chili di droga – nel corso dell’indagine ne sono stati sequestrati 134 di hashish e 673 di marijuana oltre a numerose dosi di cocaina – spesso stipata nei doppi fondi dei veicoli. Basi operative in quel di Massa e nella provincia di Monza Brianza, la merce finisce un po’ in tutta Italia.

Un’associazione a delinquere – secondo gli inquirenti – in grado di gestire il traffico della droga in tutte le sue “fasi”: approvvigionamento dall’estero, stoccaggio, distribuzione sul mercato. Il prodotto viene “consegnato” a Massa, Lucca, Milano, Monza, Como, Varese, Ravenna. Nell’ ambito dell’inchiesta, denominata non a caso “Divani e Sofà” nove persone vengono arrestate in flagranza di reato in operazioni a Massa e Forte, “beccate” con la droga, in 51 finiscono nel registro degli indagati e gli inquirenti sono certi che dietro i singoli ci sia un sistema articolato, un’organizzazione che, assegnando a ciascuno un preciso ruolo nella filiera, evita inghippi e ritardi. A mettere in luce quella organizzazione un anno e mezzo di indagini condotte dal nucleo investigativo provinciale dei carabinieri, coordinato dalla direzione distrettuale antimafia di Genova e dalla procura di Massa.


Per gli inquirenti a gestire il traffico è una vera e propria associazione a delinquere, associazione che giovedì viene smantellata: scattano, infatti, cinque misure cautelari. Il giudice del tribunale di Genova accoglie l’impianto accusatorio formulato dai sostituti Fecerico Manotti, della Dda e di Genova e Alessia Iacopini, della procura apuana. I provvedimenti sono confermati anche dalla Cassazione e giovedì scattano le misure.

In carcere finiscono Antonio Mastrosimone, 36enne massese e il fratello Luigi Mastrosimone, 45enne che vive a Lissone (Monza Brianza). Ai domiciliari il padre dei due, Filippo Mastrosimone, 73enne residente a Lissone. Obbligo di dimora nel comune di residenza per Fortunato Musano, 63enne sempre di Lissone. In carcere invece Enrico Mannini, 58enne di Montignoso.

Secondo gli inquirenti i due fratelli Antonio e Luigi sono i promotori dell’organizzazione: sono loro ad intrattenere contatti diretti con i più importanti fornitori, reperiscono e predispongono – ricostruiscono Dda e Procura – i mezzi per trasportare la droga. Non solo: si occupano anche, se necessario, di allestire i doppi fondi nei veicoli per nascondere la droga. Non solo: fatto “il carico”, sono i due fratelli – stando alla ricostruzione dell’accusa – ad individuare i luoghi di stoccaggio dello stupefacente in attesa della definitiva commercializzazione su tutto il territorio nazionale. Il padre dei due e Fortunato Musano si occupano specificatamente del trasporto, Musano – sostiene l’accusa – si fa carico anche di allestire i mezzi per il trasporto. Mannini ha, invece, il compito, nel sistema rodato dell’organizzazione, di stoccare lo stupefacente destinato alla piazza massese, di cui cura anche, sempre stando alla ricostruzione dell’accusa, lo smercio all’ingrosso. Per gli inquirenti ci sono tutti gli elementi perché si configuri il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti: c’è una chiara suddivisione dei ruoli, c’è la disponibilità di luoghi in cui occultare e confezionare la droga, c’è un parco auto per il trasporto e un’attività imprenditoriale – quella dell’azienda di divani – di copertura.

Un sistema che garantisce un traffico enorme di droga. Tra il 2018 ed il 2019, l’organizzazione crea una “rotta della droga” tra Massa e la Brianza, in grado di foraggiare il mercato apuano e delle zone limitrofe con ogni tipo di sostanza stupefacente.

Chiara Sillicani
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