Vertenza Sanac, i sindacati “ritrovano” Giani e battono cassa

L'incontro tra organizzazioni sindacali, Giani e Lorenzetti

È il primo problema ma dal mare alla montagna la lista è lunga

Una lunga lista di questioni gravi, di difficile soluzione, sulle quali sono stati accumulati ritardi inaccettabili. E fino all’altro ieri una lista di cui neppure si poteva parlare. Non con intorno al solito tavolo i rappresentanti delle organizzazioni sindacali provinciali Cgil, Cisl e Uil, e il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. C’è voluta la mediazione di Gianni Lorenzetti, presidente di Provincia e uomo Pd, uno sciopero generale dell’industria (indetto per la vertenza Sanac) e una notevole serie di richieste di appuntamento per risolvere, almeno, l’impasse comunicativo. Che, sia chiaro, è una goccia nel mare dei guai apuani. Ma almeno sindacati e Regione sono tornati a parlare. Parlare di tutto. Sanac, Imm, Camera di Commercio, bonifiche, Consorzio Zia, piano regolatore portuale e B&H, marmo e comitato lapideo, erosione, infrastrutture e Pontremolese, nautica, sanità, Piano nazionale di ripresa e resilienza, marmo e Comitato distretto lapideo, Pontremolese. Non basta il fiato per arrivare in fondo alla lista. Ma non è un buon motivo per non cercare di metterci mano. Lo dicono da mesi Paolo Gozzani (Cgil) , Andrea Figaia (Cisl) e Franco Borghini (Uil) .

INDUSTRIA E BONIFICHE


«Posto che la madre di tutti i problemi, al momento, è senz’altro la Sanac – scrivono i sindacati – e che la Regione non può non mettere tutto il proprio peso verso il Governo, per la positiva soluzione della vertenza, atteso che occorre riportare a tutti i costi a Massa la produzione, necessaria a Taranto (sciaguratamente portata in Polonia) e rimanendo nella zona industriale, è stata rappresentata l’importanza di procedere in avanti, speditamente, con la possibile soluzione operativa per i terreni e le falde inquinate, la cosiddetta bonifica, in un contesto di confronto per step anche con le organizzazioni sindacali che, avendo posto la questione dall’inizio della vertenza Massa Carrara in essere, non sono aggiornate sulle evoluzioni, ammesso che ci siano. La faccenda appare maledettamente ferma così come lo sono i veleni presenti da decenni con le ripercussioni sulla salute della nostra gente».

IL CONSORZIO ZIA

I sindacati chiedono alla Regione doi pianificar «il futuro del Consorzio per la Zona Industriale». «A questo proposito riteniamo che Zia debba occuparsi di bonifiche e diventare punto di riferimento per la Regione nella nostra zona così periferica e apparentemente ai margini dei contesti regionali più evoluti, più avanti di noi».

LA CAMERA DI COMMERCIO

Cgil, Cisl e Uil non sottovalutano i rischi dell’accorpamento (ormai obbligo normativo) della Camera di Commercio di massa Carrara con quelle di Lucca e Livorno, che si tradurrebbe in una “scomparsa” dei rappresentati apuani all’interno dell’organismo. «Tra non molto – scrivono – anche questa realtà amministrativa locale una delle ultime migrerà nei suoi processi decisionali portandosi dietro difficoltà e incertezze maggiori verso le imprese. Conseguentemente nasce il problema dell’Istituto Studi e Ricerche con i suoi qualificati dipendenti che negli anni sempre hanno elaborato gli studi che vengono poi proposti all’analisi per superare le difficoltà e cogliere le opportunità per il Territorio».

IL CASO IMM

«Abbiamo fatto presente anche le difficoltà in essere per il mondo fieristico, la Imm: il grave dissesto finanziario, la sospensione delle attività fieristiche a seguito del Covid e la altrettanto grave difficoltà di ripartire in un contesto che definire competitivo con le altre fiere è un eufemismo. Di fatto dopo avere perso la fiera del marmo rischiamo la chiusura totale: va anche detto che in questo caso chi è stato preposto alla gestione del Polo certamente, alla resa dei conti, non può certo tirarsene fuori con qualche battuta delle sue».

SPIAGGE, PORTO E NAUTICA

Non meno significativi i temi “costieri”. Sulla lotta all’erosione i sindacati hanno registrato l’impegno i Giani a investire importanti risorse dal Pnrr: partendo da Marina di Carrara, circa 120 milioni di euro. «Il porto di Marina di Carrara, sposato con La Spezia, detiene una sua ricchezza strategica – proseguono – il rapporto logistico con Backer&Hughes, multinazionale che con Massa ben radicata ha deciso ora di puntare tutto, con tecnologia e produzioni di alta qualità, sullo yard di Avenza. Certo la nuova governance ha aiutato il consolidarsi di imprenditori portuali liguri che hanno riattivato traffici e movimentazione merci che non si vedevano da anni. Va rafforzato, aiutato, deve essere dotato di quel piano regolatore che tarda dal 1982». Ma una mano serve anche alla nautica: «Si deve aiutare questo sistema a evolvere dalle produzioni di bassa bassissima qualità, dalle lavorazioni al nero, dall’utilizzo delle persone trattate senza alcun rispetto, della sicurezza su lavoro che rimane un miraggio».

IL LAPIDEO


«È stata posta la questione del marmo: in un momento nel quale l’occupazione in cava decresce drammaticamente (qualcosa di più di 1000 lavoratori) la filiera prevista dalla legge 35 appare troppo burocratica – scrivono i sindacati – . Il Comitato del distretto lapideo dopo anni di oblio non decolla, è troppo burocratico nella sua modalità, non affronta i problemi, non riesce ad esprimersi come sede naturale di un confronto di un mondo ricco sì ma anche frantumato tra interessi territori amministrazioni».

LA LUNIGIANA

Non poteva mancare la richiesta di attenzione verso la Lunigiana «e la necessità di aumentare le infrastrutture della valle, prima fra tutte la Pontremolese data la sua enorme rilevanza per tanti territori di qua e di là dell’appennino. Su questa problematica occorre fare chiarezza ed avere contezza di cosa sta succedendo anche rispetto alle somme del Pnnr».

I PROSSIMI INCONTRI

Giani ha promesso un nuovo incontro tra u mese: «Vedremo l’evoluzione del confronto, atteso che una prima risposta parziale, almeno di relazione e di cortesia è stata posta in essere». Nota dolente l’atteggiamento del Comune di Massa oggetto di critiche in quanto «assente e chiuso nel suo aventino istituzionale» ma anche per le scelte sulla destinazione delle aree produttive.

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