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L'autista del furgone rosso rimasto senza stipendio dopo il crollo del ponte

Andrea Angelotti con la moglie Sara Manin e il furgone rosso della Bartolini dopo il crollo del ponte

Aulla, Andrea era a bordo del mezzo precipitato insieme alla struttura. Si è dovuto sottoporre alla seconda operazione alla colonna vertebrale. Parla la moglie

AULLA. «Solo i clienti di Andrea, persone semplici, lavoratori, e, naturalmente, i nostri familiari e amici più cari, ci sono stati vicini concretamente, aiutandoci nei momenti più difficili. Chi ha meno in tasca, ci ha dato di più, ci ha dato una mano davvero, raccogliendo un po’di soldi per noi. Non grandi cifre, ma sono stati molto preziosi quando Andrea è rimasto senza stipendio e senza la malattia, con i soli 191 euro dell’Inail per alcuni mesi. Quelli coi soldi, invece, se li sono tenuti ben stretti». Sara Manin è la moglie di Andrea Angelotti, l’autista del furgone rosso della Bartolini, che rischiò la vita l’8 aprile 2020, quando vide il ponte di Albiano Magra accartocciarsi su se stesso e crollare nel fiume Magra, con lui dentro al furgone.

Sara si stava recando a Pisa ieri, all’ospedale di Cisanello, e, prima di entrare, ha parlato con Il Tirreno della nuova operazione chirurgica subita dal marito due giorni fa. Infatti, la schiena di Andrea è a pezzi dall’incidente dell’8 aprile 2020. La sera stessa Andrea subì un’operazione di sei ore, mentre quella di due giorni fa è stata ancora più lunga: ben otto ore per inserire nel suo corpo una vertebra sintetica e altre viti, che si terrà per tutta la vita.

Il tutto per evitare la cifosi della colonna vertebrale, per evitare che questa si pieghi troppo in avanti. Fortunatamente, quella di due giorni fa dovrebbe essere la seconda e ultima operazione chirurgica per Andrea Angelotti.

«Quello che conta - prosegue la moglie Sara - è che il midollo spinale è stato preservato e Andrea non ha perso l’uso di nessun arto. Certo non tornerà più al 100%, ma almeno l’80% di quello che faceva prima dell’incidente, potrà tornare a farlo. Per questo intervento aveva fatto la preospedalizzazione già a maggio e doveva essere operato entro tre mesi. Il problema è che l’ospedale di Cisanello ha avuto e ha tantissime urgenze, quindi siamo arrivati a novembre, tre settimane dopo che Andrea ha ripreso a guidare il furgone d. Ma ora vediamo la luce in fondo al tunnel».

E nel vedere questa luce un aiuto importante sarebbe arrivato dall’onorevole Cosimo Maria Ferri, l’unica persona della politica locale, a detta loro, che si sarebbe mossa: «Soltanto l’onorevole Ferri ci ha dato una mano, ha spinto per l’operazione a Pisa - sottolinea Sara Manin - e ci ha pagato il viaggio a Salerno, dove abbiamo incontrato la ditta Salerno Trasporti, che lavora in subappalto per la Bartolini, che si è messa una mano sul cuore per noi. Il resto della politica locale tutta, non ha mosso un dito».

Il Tirreno riesce a parlare brevemente anche con Andrea, comprensibilmente affaticato, il quale non nega di essere stato molto spaventato per questo intervento: «Ma andava fatto, per me, per mia moglie Sara e per mio figlio Mattia di 7 anni. Ora mi attende una lunga riabilitazione, probabilmente alla Don Gnocchi a Spezia. Certo non è piacevole essere ridotti così già a 39 anni». 

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