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La scelta di Angelica, lavorare alle cave a 24 anni: «Questi monti sono la mia passione»

Angelica Antonioli nella cava (in galleria) Gioia Cancelli

Carrara, è la quarta generazione degli Antonioli: «Io la vita di cava ce l’avevo nel Dna, il mio futuro non riuscivo a vederlo in nessun altro posto»

CARRARA. Angelica ha 24 anni, i capelli lunghi e biondi. Lo smalto nero (e perfetto) alle unghie e ai polsi tanti braccialetti coi ciondoli, come piacciono alle ragazze.

Ogni mattina, alle 7 arriva al lavoro in un ufficio davvero particolare: a 550 metri sul livello del mare, nel cuore delle Apuane nella cava in galleria Gioia cancelli.


In quella cava lavora tutta la famiglia di Angelica Antonioli da generazioni: lei rappresenta la quarta, la terza è rappresentata da Cesare, Danilo e Luca. Loro al monte hanno cominciato presto, quando di anni ne avevano 14.

Angelica no, ha voluto prima diplomarsi geometra ma le idee le ha avute sempre molto chiare: voleva lavorare alle cave.

Non in un ufficio al piano ma proprio nel centro della escavazione, in quella galleria da dove esce il marmo Carrara, il bianco e il venato.

«Io la vita di cava ce l’avevo nel Dna, il mio futuro non riuscivo a vederlo in nessun altro posto – spiega Angelica – Mi piace guardare, da dentro, le fasi della escavazione. Mi occupo del magazzino, degli ordini e della catalogazione dei materiali: se devo ordinare delle viti voglio sapere dove vanno e perché le stiamo cambiando. Posso farlo solo stando qui. Mi occupo anche dei controlli sulla sicurezza: guai a togliersi il casco, la strigliata è assicurata».

Quando tre anni fa è entrata in cava Angelica non si è fatta scoraggiare dagli orari e dalle condizioni climatiche.

«Quando è caldo qui fa parecchio caldo e lo stesso discorso vale per il freddo – spiega – Ma io credo che se si fanno le cose con passione i sacrifici pesano molto meno e alla fine ci si abitua a tutto, alle levatacce e alle giornate più faticose».

Angelica si è perfettamente integrata nella vita di cava e con i colleghi della Gioia Cancelli. La sua pausa caffè, e il momento del pranzo sono particolari: bar qui non ce ne sono, ma una vecchia capanna ristrutturata. Si trova un po’ più in alto rispetto alla cava con una vista davvero mozzafiato.

«La mia giornata di lavoro non ha nulla di speciale – continua Angelica che abbiamo raggiunto proprio nella sua postazione, nei bacini apuani – è il luogo di lavoro che è speciale e continua a stupirmi, ogni volta, alla bellezza non ci si abitua mai».

E per quel che riguarda la materia prima, quel marmo, con cui la 24enne, originaria di Casette come tutta la sua famiglia e le tre generazioni che hanno coltivato la cava nei bacini carraresi, ha preso sempre più confidenza.

«Cerchiamo di valorizzare il nostro marmo – dice Angelica – quello che il monte ci da lo prendiamo: è un modo di lavorare semplice in cui io mi riconosco appieno».

Lo zio Cesare guarda Angelica parlare con passione dello stesso lavoro che lui ha cominciato a fare quando aveva 14 anni.

«È stata lei a chiedere di poter lavorare in cava – spiega – Non ha avuto alcun ostacolo e una volta finito la scuola superiore è venuta su con noi, al monte. È stata sempre la prima a cominciare, non si è mai lamentata nè per il freddo e neppure per il caldo. All’inizio vederla con le sue mani, piccole, intorno ai macchinari per valutare gli ordini da fare, per controllare che le viti fossero quelle giuste, mi faceva un po’ effetto. Adesso non potremo immaginare la nostra cava senza Angelica. Io del resto lo penso da sempre: qualsiasi cosa tu affidi a una donna riuscirà sempre a migliorarla».

Angelica incassa l’affetto e la dichiarazione di stima e si sistema il caschetto, la pausa pranzo in cava si avvicina. È il momento anche si scendere, giusto un po’, nel privato. Alla domanda diretta di come vede il suo futuro, non solo come lavoratrice ma anche personale, di donna, la risposta della 24enne è netta.

«Qui in cava riesco a gestire il mio lavoro e a organizzarmi e quindi, quando avrò una famiglia e dei figli continuerò a farlo lo stesso – conclude – proprio come fanno tantissime donne ogni giorno».

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