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Ex Dalmine, si fa avanti una grande catena

Massa, chiesta una variante: progetto per 4.800 metri di capannone e 116 parcheggi. Alberti e Volpi: un’apripista

Un terreno di 11.700 metri quadrati e, su quel terreno, in piena zona industriale, un capannone di 4.894 metri quadri e una marea di parcheggi, 116 in totale.

Maxi capannone, ma non destinato alla produzione perché quegli spazi enormi – nelle intenzioni di chi il progetto l’ha proposto al Comune – sarebbero destinati al commercio all’ingrosso. Il soggetto proponente è infatti Sogegross spa, con sede a Genova. Il gruppo, si legge sul suo sito, è tra i primi dieci in Italia nel settore della grande distribuzione con punti vendita che vanno dai 200 ai 7mila metri quadri. Tra le insegne del gruppo, Basko, Ekom e Doro. L’attività di Sogegross – questo è assodato – è commerciale, ma l’area in cui chiede di insediarsi, all’incrocio tra via Massa Avenza e via Oliveti, quella – per capirci – in cui è stato allestito il luna park, la destinazione commerciale non ce l’ha. Quel terreno, come l’intera ex Dalmine di cui fa parte, è infatti a destinazione industriale.


La Sogegross spa, proprietaria dei quasi 12mila metri, lo scorso 15 maggio ha infatti presentato istanza di variante semplificata al regolamento urbanistico per un cambio di destinazione d’uso: da industriale, appunto, a commerciale. La richiesta è corredata da un dettagliatissimo progetto redatto dall’architetto Pier Giorgio Castellari. Progetto e istanza di variante sotto mano, l’amministrazione ha attivato le procedure: lo scorso 18 novembre, infatti, la giunta ha deliberato l’avvio della Vas, la valutazione di assoggettabilità ambientale. Insomma il procedimento che deve valutare la fattibilità, ambientale, appunto dell’opera. Per il Comune, quindi, è “opportuno – come si legge nello stesso atto di giunta – attivare il procedimento di formazione di una variante semplificata al regolamento urbanistico”.

L’iter per il cambio di destinazione è complesso, ma secondo l’amministrazione – si legge nell’atto – la richiesta è coerente con gli indirizzi di pianificazione approvati nel maggio 2020. Iter complesso, dicevamo, perché serve un’ adozione e un’approvazione con votazione del consiglio comunale. Con tanto di pubblicazioni e tempi per le osservazioni. Secondo il Pd i tempi dovrebbero essere ancora più lunghi perché l’eventuale variante non dovrebbe essere al regolamento urbanistico, ma – spiegano i consiglieri Stefano Albertie Alessandro Volpi– al piano strutturale: se il regolamento, semplificando, è atto di dettaglio, lo strutturale è la cornice, il documento che disegna “la visione”. E cambiare la destinazione di un’area industriale in commerciale è, per il Pd, una chiara scelta politica. Su quella eventuale scelta, però, ad ora l’amministrazione non si esprime: il sindaco, contattato dal Tirreno, non ha risposto.

«Il tema politico – spiegano Alberti e Volpi – è la difesa della vocazione industriale, è fondamentale evitare spezzatini». Questione di visione, ma anche dubbi sugli aspetti tecnici perché – secondo i democratici – per cambiare la destinazione dell’area, una variante semplificata non è strumento idoneo, essendo prevista – spiegano – per modifiche di dettaglio rispetto alle previsioni del regolamento, modifiche che non prevedano interventi su destinazioni e volumi: «Si tratta di un’operazione politica che rischia di fare da apripista al passaggio al commerciale delle aree di bordo. Sarebbe un danno, non solo in vista di possibili insediamenti produttivi, ma anche per le realtà industriali già presenti».