Sanac, incontro al ministero ma Acciaierie Italia non si presenta

L’azienda blocca gli ordini di mattoni refrattari e “boicotta” il tavolo Il governo accelera per la gara. I sindacati: il pubblico faccia la sua parte

MASSA. Di positivo – se ancora si può utilizzare l’aggettivo positivo parlando di Sanac – i lavoratori portano a casa soltanto l’impegno del governo ad accelerare i tempi per l’acquisizione dell’azienda produttrice di materiale refrattario. Per il resto dall’incontro di ieri mattina al ministero per lo sviluppo economico, i sindacati escono – nelle parole di Massimo Graziani, segretario provinciale Uiltec – con una serie di brutte conferme perché a quel tavolo manca uno degli interlocutori più importanti, Acciaierie Italia, la società, in parte pubblica, che gestisce lo stabilimento ex Ilva di Taranto. Il 60 per cento dei mattoni refrattari prodotti da Sanac era, infatti, destinato proprio a quello stabilimento.

Acciaierie Italia, con il 30 percento del capitale in mano ad Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo di impresa, i mattoni non li ordina più, li fa produrre in Polonia. E ieri, convocata al tavolo, non si presenta. Non arrivano quindi risposte sulla ripresa degli ordini. Ma senza materiale refrattario da produrre, il rischio è la chiusura: lo stabilimento Sanac nel cagliaritano (in totale i siti produttivi, incluso il nostro, sono quattro), ha già spento il forno. Senza ordini e produzione, la liquidità cala, pagare gli stipendi diventa un’impresa, la cassa integrazione aumenta. I sindacati al tavolo chiedono risposte, chiedono al governo di esercitare pressioni su Invitalia affinché, nonostante sia socio minoritario in Acciaierie, faccia valere il suo peso nella governance societaria. L’impegno del ministero è quello di accelerare i tempi della gara: a metà dicembre potrebbe essere bandita e il governo punta a chiudere in 4 mesi e mezzo perché, oltre quella data, il rischio è proprio la carenza di liquidità. Sempre che la gara – c’è da incrociare le dita – non vada deserta e senza dimenticare che dopo i 4 mesi, eventuali soggetti interessati all’acquisito si ritroverebbero con un’azienda in cassa integrazione, senza ordini, con poca liquidità.

La priorità quindi è far ripartire da parte di Acciaierie gli ordinativi, fermi da maggio. A ribadire il concetto è Nicola Del Vecchio, segretario provinciale Filctem Cgil:«La situazione è drammatica. L’assenza al tavolo di Acciaierie d’Italia è grave e andare verso una nuova gara senza ordini in pancia mette Sanac a rischio di sopravvivenza. La politica, e il governo in particolar modo, devono trovare una soluzione. A pensar male si potrebbe ipotizzare che Acciaierie d’Italia abbia scelto di affossare un patrimonio industriale come quello di Sanac per acquisirla a quattro soldi. Il governo non può avere una posizione pilatesca essendo Acciaierie un’azienda a partecipazione pubblica. Se il ministero non agisce, si rende responsabile di questo situazione». Del vecchio chiede quindi un tavolo sulla siderurgia a cui Sanac è legata a doppio filo.


Anche Stefano Tenerini, segretario Femca Cisl, sottolinea la necessità della ripresa degli ordini: «Il governo faccia valere il suo peso, ci aspettavamo risposte dall’incontro, ma non sono arrivate. Ci sentiamo dire che potrebbero esserci soggetti interessati all’acquisizione di Sanac, speriamo non si tratti, come accaduto in altre realtà, di aziende interessate a prendersi il pacchetto clienti per poi andare a produrre all’estero. Noi siamo pronti ad alzare l’asticella e a manifestare anche sotto il Ministero».

La parola chiave è quindi – anche per Massimo Graziani di Uiltec– ripresa degli ordini: «Bene che l’iter di gara sia stato sbloccato, ma serviranno mesi, sempre che la gara non vada deserta. La situazione smentisce quanto ci era stato detto all’incontro in Prefettura sull’interessamento da parte di Acciaierie Italia».