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Bruciano i mezzi della cava

I duemezzi bruciati si trovavano a distanza uno dall’altro

Incendio doloso nel bacino di Boccanaglia. Indagano i carabinieri

CARRARA. Quando arriva davanti al cancello della cava e lo trova aperto, con il lucchetto forzato, pensa a un furto. Non pensa che qualcuno possa essere salito lassù, sulle montagne di Carrara, in mezzo a blocchi marmo che si raggiungono solo per una stradina sterrata, per danneggiare la sua azienda, la Escavazioni marmi srl. E invece poi trova i suoi due mezzi pesanti, un cingolato e un escavatore, distrutti dalle fiamme. E non può che essere doloso quell’incendio.

I due mezzi sono troppo distanti uno dall’altro per far pensare a un incidente. Uno è dentro la galleria, l’altro sul piazzale. Senza dimenticare che la catena del lucchetto è stata rotta con un flessibile.


La cava è la Boccanaglia alta, che si trova nel bacino di Pescina, dove si estraggono i marmi più pregiati come il Calacatta. Ci lavora la Escavazioni marmi, una piccola società con soli cinque dipendenti e pochi utili.

La scorsa estate il Comune aveva sospeso l’attività di escavazione perché la società non risultava in regola con il documento unico di regolarità contributiva, cioè l’attestazione della puntualità dei pagamenti agli enti Inps, Inail e Cassa edile, che serve anzitutto per combattere il lavoro nero e le irregolarità assicurative e contributive. Non è stata l’unica azienda a essere colpita da un’ordinanza di sospensione di questo tipo e non sarà nemmeno l’ultima.

Sta di fatto che l’attività, poi, è ripartita. Venerdì si è fermata, come sempre, per il fine settimana.

L’incendio è stato appiccato in uno di quei giorni, o sabato o domenica. Il proprietario ha trovato i mezzi danneggiati lunedì mattina. Sono state bruciate le cabine di entrambi.

Le indagini sono in mano ai carabinieri della compagnia di Carrara, che sono dovuti tornare in cava più volte. Stanno cercando anche telecamere che possano aver ripreso almeno il passaggio del responsabile o dei responsabili.

Non è ancora nemmeno chiara la matrice dell’incendio. Se arrivi – cosa poco probabile, secondo gli inquirenti – dal mondo ambientalista, se sia vandalismo comune o se sia una ritorsione o peggio una minaccia.

Il proprietario, Franco Bertolini, imprenditore carrarese di 74 anni, agli inquirenti avrebbe detto di non avere nemici, o problemi di natura economica, tali da giustificare un gesto simile e di non avere quindi la più pallida idea quindi di chi possa essere stato. E perché lo avrebbe dovuto fare, poi.

I militari apuani, coordinati dal maggiore Cristiano Marella, adesso stanno ascoltando anche gli operai e passando al setaccio il piazzale di cava per trovare anche un solo indizio che possa ricondurre ai responsabili.

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