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Bonifiche a Massa Carrara, dopo 23 anni risanato il 10% dei terreni

I terreni intorno alla ex Farmoplant

E in provincia ci si ammala e si muore per i veleni interrati e finiti nella falda

Tempo dei bilanci per l’annoso problema delle bonifiche in terra apuana. L’incontro a tema che si terrà stamani alle 10,30 in Prefettura, a cui parteciperà la deputata del Movimento 5 Stelle Ilaria Fontana, sottosegretaria del ministero della Transizione ecologica (ex ministero dell’Ambiente) con delega alle attività relative alle bonifiche dei Siti di interesse nazionale (Sin), riaccende l’attenzione su una questione che nella nostra provincia, già devastata da 50 anni di industria chimica selvaggia, è rimasta aperta anche negli oltre 30 anni trascorsi dalla chiusura degli impianti, avvenuta a fine anni ’80 dopo una serie di gravi incidenti, il più noto dei quali fu l’esplosione del serbatoio del pesticida tossico Rogor alla Farmoplant nel 1988. Ad oggi, infatti, le bonifiche vere e proprie non sono state ancora completate. Eppure, dall’istituzione del Sin di Massa e Carrara, avvenuta con la legge numero 426/1998, sono passati ben 23 anni.

Il decreto di perimetrazione segnalava la presenza di industria farmaceutica, petrolchimico, impianto siderurgico, area portuale, amianto, discariche ed inceneritore. Nei due comuni interessati, secondo il censimento Istat 2020, vivono 130.660 abitanti. Dopo il passaggio di diverse aree contaminate dalla gestione del ministero dell’Ambiente a quella della Regione, decretata nel 2013 con l’istituzione del Sito di bonifica di interesse regionale (Sir), sono rimaste nel Sin, quindi sotto la competenza del governo, le aree ex Rumianca ed ex Ferroleghe a Carrara ed ex Farmoplant ed ex Bario a Massa, per un totale di 166 ettari. Le bonifiche di queste 4 aree, però, in cui in cui sono avvenute le attività più inquinanti, hanno sempre proceduto molto a rilento. Ad oggi, infatti, secondo il ministero della Transizione ecologica, nei 116 ettari rimasti Sin risultano bonificati solo il 10% dei terreni ed appena il 3% della falda. Gli inquinanti presenti nei suoli sono soprattutto metalli pesanti, composti organici aromatici, ceneri di pirite con alto tasso di arsenico, piombo, e cadmio, scorie di fusione (cromo esavalente), diossine e furani. Tali materiali non sono stati riscontrati solo all’interno dei siti industriali dismessi, ma anche in aree ad uso residenziale, poiché venivano utilizzati per il riempimento di quote depresse. La cosa più preoccupante, poi, è che la stessa Arpat riferisce che questi veleni sono stati rinvenuti anche in alcuni terreni per i quali risultava già emessa la certificazione di avvenuta bonifica, come ex Dalmine, ex Farmoplant ed ex Italiana Coke, rendendo necessarie ulteriori opere di risanamento ambientale. Anche nella falda Sin e Sir si riscontrano cancerogeni quali metalli pesanti, cromo esavalente, idrocarburi, poliaromatici, benzene, toluene, etilbenzene, solventi clorurati, pesticidi, clorurati ed azotati. Il problema per la nostra salute risulta evidente, poiché la contaminazione non interessa solo la falda della zona industriale, ma anche le acque sotterranee delle aree residenziali adiacenti al Sin, eccetto Avenza. Tra la popolazione apuana, infatti, come ha confermato l’aggiornamento di Sentieri, studio epidemiologico nazionale coordinato dall’Istituto superiore di sanità, si riscontra una mortalità in eccesso dovuta a tumori ed altre malattie spesso riconducibile all’inquinamento chimico residuo.


Tra i diversi impegni assunti negli anni dagli enti competenti per procedere alle bonifiche sul nostro territorio, quello più recente è la convenzione integrativa sottoscritta a luglio con Sogesid Spa, società del ministero della Transizione ecologica, per integrare l’accordo di programma del 2016, che prevedeva lo stanziamento di 3,2 milioni di euro. Nell’integrazione si stabiliva che di quanto previsto in quell’accordo era stato fatto molto poco, prevedendo 13 ulteriori mesi di tempo per completare gli interventi. Dal documento di monitoraggio del piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati, approvato il 4 ottobre, risultano attuate ad oggi queste attività: aggiornamento della caratterizzazione della falda Sin e Sir; individuazione delle possibili sorgenti di contaminazione pregresse e di quelle ancora attive; modello idrogeologico che consenta di identificare gli interventi prioritari all’interno di una cornice unitaria Sin e Sir; progettazione dell’intervento di bonifica dell’area residenziale Stadio-Tinelli e della spiaggia antistante l’ex colonia Torino (di cui Sogesid ha già pubblicato la gara per l’appalto dei lavori, da terminare entro la prossima estate); completamento della caratterizzazione ambientale nell’area residenziale Viale da Verrazzano. È ancora in fase di stesura il progetto definitivo di bonifica della falda e deve essere sottoscritto il protocollo operativo per poter utilizzare gli altri 22,5 milioni di euro stanziati dall’accordo integrativo del 2018. Bisognerà poi trovare ulteriori 8 milioni di euro per bonificare l’area ex Ferroleghe, pesantemente contaminata da cromo esavalente e l’adiacente abitato del Murlungo, nella cui falda la presenza di questo pericoloso cancerogeno è stata rilevata in concentrazioni fino a 10 volte superiori ai limiti stabiliti. E intanto sul nostro territorio molte persone continuano ad ammalarsi e morire a causa dei veleni che hanno contaminato la terra, l’acqua, l’ambiente in generale. La cosa più grave ed inaccettabile è che tutto questo continua ad avvenire senza che a Massa Carrara, nonostante le ripetute promesse e gli impegni dei rappresentanti istituzionali, sia stato ancora istituito un registro tumori certificato Airtum, ormai obbligatorio per legge.

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