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Lavoratori Sanac: c’è il rischio cassa fino al 50 per cento già da febbraio

Martina Nardi, che presiede la commissione, durante le audizioni per Sanac

Ieri in commissione attività produttive alla Camera le audizioni. La presidente Nardi: Arcelor Mittal torni a sedersi a un tavolo

MASSA. La X commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ha iniziato ieri pomeriggio le audizioni sulla vertenza Sanac, ascoltando le sigle sindacali e i commissari straordinari della società, Corrado Carruba e Pietro Gnudi. In un quadro preoccupante e a tratti fumoso, per come Arcelor Mittal e Acciaierie Italia si stanno comportando nei confronti di Sanac, la presidente Martina Nardi ha posto alcune domande chiave ai commissari, le stesse finite nell’interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico, che hanno portato ad alcune novità: intanto, annuncia Carruba, in queste settimane “si stanno valutando azioni legali per un possibile risarcimento danni nei confronti di Sanac”. Un risarcimento, spiegano in aula, dovuto per il comportamento di Arcelor Mittal che, ad accordo fatto, ha chiesto proroghe, per portare a termine il contratto, dal maggio 2019 al settembre 2021, senza poi presentarsi, in ultima chiamata, dal notaio per la firma. A questo si aggiungono le 16 volte che Acciaierie Italia è stata raggiunta da decreti ingiuntivi per fatture non pagate a Sanac e, anche l’inatteso spostamento degli ordini all’estero, in Polonia, che l’hanno lasciata senza il suo principale cliente, nonostante i debiti da lui puntualmente non saldati.

«Non ci sono spiegazioni valide né motivazioni per comportamenti di questo tipo – ha detto Carruba – Sanac è una azienda ancora in salute, con i conti in equilibrio, dipendenti sempre stabili, una produzione cresciuta nonostante tutto nell'ultimo anno del 25 per cento, ricavi netti e utili». In “magazzino” per dirla facile, rimangono però al momento ordini per tre mesi di lavorazione e senza le commesse di Acciaierie Italia i rischi sono alle porte: «Cassa integrazione per i lavoratori – dice Carruba – a partire da quelli di Catania e poi a salire e, nella peggiore delle ipotesi, il dimezzamento della forza lavoro e la chiusura dei quattro stabilimenti». Nella fabbrica di Massa (107 operai e 60mila tonnellate annue di materiale prodotto) se non ricominciano ad arrivare ordini, la cassa integrazione potrebbe partire da febbraio del 2022. Il commissario straordinario Pietro Gnudi ha aggiunto però che, nonostante la via che al momento si sta percorrendo di una nuova procedura di gara per la vendita di Sanac, il “discorso” con Arcelor Mittal “non è ancora chiuso”: «Io credo che ci sia possibilità di tornare ad un accordo – dice rispondendo alla presidente Nardi – Di tornare cioè a sederci attorno ad un tavolo insieme: Arcelor Mittal sa che Sanac è il meglio che possano trovare, come Acciaierie italia sa che se chiudiamo dovrà trovarsi un altro fornitore di tale qualità e non sarà facile. La mia preoccupazione – conclude – è che Arcelor Mittal potrebbe provare ad imporci un accordo molto al ribasso, rispetto a quello che ha disatteso e noi questo non possiamo permetterlo». Nell’interrogazione presentata dall’onorevole Martina Nardi si leggono le richieste, avanzate dai commissari che il Governo dovrebbe fare proprie: «Indirizzare ad Arcelor Mittal un ultimo invito a presentarsi dinnanzi al notaio per sottoscrivere il contratto di cessione dei complessi aziendali di Sanac; a seguito della prevedibile risposta negativa (o del silenzio) di Arcelor Mittal, comunicare a BNL il mancato raggiungimento di alcun accordo, e confermare la richiesta di pagamento dell’importo di un milione per cui è già stata comunicata l’escussione della fideiussione; avviare un giudizio nei confronti di Arcelor Mittal per ottenere una sentenza costitutiva che produca l’effetto del contratto che si è rifiutata di sottoscrivere entro il termine del 30 giugno 2021; avviare un separato giudizio nei confronti di Acciaierie Italia per far valere gli illeciti contrattuali».© RIPRODUZIONE RISERVATA