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Senza reddito di libertà per un modulo, il ministero: arriverà questa settimana

Massa. La ex maltrattata senza sostegno. Scaricabarile dal dicastero del Lavoro: «L’Inps ci ha inviato i modelli solo a inizio ottobre»

MASSA. I soldi non si possono ancora prendere. Non ancora. Ma le donne vittime di violenza potranno richiederli presto, dicono da Roma. Il ministero del Lavoro assicura che «questa settimana sbloccherà il modulo» per consentire alle vittime di violenza di presentare domanda per il “reddito di libertà”: è un sostegno fino a 400 euro al mese, per un anno al massimo. È previsto da dicembre 2020, erogabile da luglio, ma nessuno l’ha mai riscosso. Infatti, senza il modello approvato dal ministero del Lavoro e pubblicato sul sito dell’Inps, la domanda non si può presentare. La burocrazia che è nemica delle vittime di violenza. E per il ministero del Lavoro la colpa è di Inps che ha inviato i modelli da approvare solo a inizio ottobre, oltre due mesi dopo che la legge è entrata in vigore. È già iniziato lo scaricabarile.

A sollevare il problema sono state alcune vittime di violenza che hanno necessità di rendersi indipendenti da chi le maltratta. Si sono rivolte a Il Tirreno. Una è di Massa: è stata picchiata per oltre venti anni dal marito. Il marito è stato anche condannato per maltrattamenti. Una pena risibile, ma pur sempre una condanna. Qualche settimana fa, Cristina (nome di fantasia, per non rendere riconoscibile la vittima) presenta la sua domanda a un patronato. La risposta è inequivocabile: i soldi ci sono, ma non possiamo darglieli. Non c’è il modulo per la domanda. Il Tirreno solleva la questione. Il 12 ottobre si rivolge anche alla senatrice Valeria Valente (Pd), presidente della commissione di inchiesta sul femminicidio. Dopo una decina di giorni il ministero del Lavoro risponde che in settima arriverà il modello.


Il problema, però, che la stessa promessa è stata fatta dall’Inps un mese fa a Cristina. Il 27 settembre, Cristina scrive a Inps: manda una Pec, una mail di posta certificata: «Sono una vittima di violenza... sono residente a Massa Carrara. Vorrei accedere al fondo di libertà, ma mi è stato detto dal patronato che non c’è ancora una modulistica da compilare. Potete gentilmente dirmi come devo fare? Allego la mia documentazione». Cristina manda anche la sentenza di condanna del marito. La risposta dell’Inps è celere: «In riferimento alla Pec pervenuta si precisa che a breve verrà pubblicata la circolare e il relativo modello di domanda».

Un mese dopo, ancora non c’è nulla. Per questo, Cristina scrive di nuovo il 5 ottobre all’Inps che le comunica: «A oggi non sono ancora state emesse le circolari e i decreti attuativi (della legge sul reddito di libertà, ndr). Consulti nei prossimi giorni la sezione notizie del sito www.inps.it per rimanere aggiornato (neanche aggiornata, ndr) sull’argomento di interesse». E per mangiare? Cristina e le altre possono aspettare pure i moduli dell’Inps. Ma Cristina sceglie un’altra strada: scrive una Pec anche al ministero del Lavoro, l’11 ottobre. Il ministero del Lavoro la rassicura: «Ciao Cristina. La tua richiesta è stata presa in carico e le è stato assegnato il numero di ticket. ... (numero di protocollo non va più di moda). Sarai ricontattato (è una donna, non un uomo) nel minor tempo possibile. Per favore non rispondere a tale email».

Cristina ancora dal ministero del Lavoro non ha mai ricevuto risposta. Però, per via politica arriva la promessa che il modello sarà pubblicato questa settimana. Con una precisazione. Il ministero del Lavoro sostiene che l’Inps abbia mandato la richiesta di approvazione del modulo «solo a inizio ottobre». In base al dpcm di dicembre 2020 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale a luglio 2021, infatti, deve essere Inps a predisporre il modulo. Ma deve essere il ministero del Lavoro ad approvarlo. Per poi rimandarlo all’Inps. Così, nelle spire della burocrazia, si sono già persi dieci mesi. E ancora non siamo a nulla.

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