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L’alluvione, i morti e i danni per milioni di euro. A dieci anni dalla tragedia di Aulla, non è colpa di nessuno

Dieci anni fa l’esondazione del Magra ad Aulla. A oggi nessuna sentenza 

Enrica Pavoletti è in auto il 25 ottobre del 2011. Ha accompagnato suo figlio dal medico e non è salita in ambulatorio: ha il cagnolino con sé e non vuole lasciarlo solo. Il Magra è un gigante: l’argine non riesce ad opporgli resistenza, il fiume avanza e travolge. Case, storie, vite. Si porta via quella macchina. Con Enrica, 78 anni, e il suo cagnolino. Claudio Pozzi è in garage, forse sta provando a mettere in salvo le sue cose: l’onda lo travolge. E uccide. Aulla è in ginocchio, due morti e fango, settimane e settimane di fango. Distruzione e lacrime.

È caduta tanta pioggia – 542 millimetri in poche ore calcoleranno gli esperti – ma chi quella tragedia ce l’ha sulla pelle ha bisogno di capire se sia stata solo Natura o se ci sia l’azione dell’uomo. L’errore o l’omissione. Le responsabilità. E quelle responsabilità possono essere accertate solo in un aula di tribunale. Gli aullesi e le famiglie di Enrica e Claudio aspettano risposte. Da dieci anni.


Un decennio e una sentenza ancora non c’è: giudici nuovi che subentrano ai precedenti, interruzioni, fase istruttoria che riparte da zero. Con il rischio che la risposta non ci sia o che prima arrivi la mannaia della prescrizione. Dieci anni senza risposta e le vite interrotte, sospese, di chi attende. Le ipotesi mosse dalla procura della Repubblica vanno dal disastro colposo all’omicidio colposo. A processo, pur con profili diversi, ci sono politici e tecnici, persone che, a vario titolo, si sono occupate di urbanistica, pianificazione del territorio e protezione civile. C’è Roberto Simoncini, sindaco di Aulla nell’anno dell’alluvione, c’è Gildo Bertoncini, il suo vice. C’è l’ex senatore Lucio Barani, che di Aulla è stato sindaco per tre mandati consecutivi dal 1990 al 2004, c’è Giovanni Menna, dirigente della Provincia, i dirigenti del Comune di Aulla Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe. A processo anche Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile.

Il processo non ha vita facile: dopo il trasferimento del primo giudice a cui è stato assegnato, Giovanni Sgambati, si succedono diversi magistrati, – Antonella Basilone, Valeria Vincenti per citarne due – fino all’assegnazione alla giudice Valentina Prudente che chiede, come la procedura le consente, di riaprire da zero la fase istruttoria. Il nastro si riavvolge, si riparte. E siamo al 2020. Con la scure della prescrizione: se il disastro colposo si prescrive in 15 anni, l’omicidio colposo si prescrive invece in 7 anni e mezzo, salvo la possibilità di raddoppiarla. In aula il tema prescrizione gli avvocati della difesa non lo sollevano mai, gli imputati si difendono nel merito, ma la prospettiva di altri due gradi di giudizio, non consente a chi nell’alluvione ha perso un famigliare, di vedere la fine di un lungo percorso processuale. I parenti di Enrica e Claudio si sono costituiti parte civile e aspettano risposte che dopo dieci anni non sono neppure all’orizzonte.

Riccardo Ragusa è l’avvocato dei parenti di Claudio Pozzi, è certo che il disastro del 2011 ad Aulla non si avvenuto per un caso fortuito: «Abbiamo la certezza che ci siano delle responsabilità, aspettiamo soltanto che siano accertate nelle aule giudiziarie».