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Bimbi e Covid, odissea a ogni raffreddore: l’impresa titanica di fare un tampone

Massa: centrali intasati negli studi pediatrici, farmacie prese d’assalto e le corse dei genitori a mezzanotte per prenotare il molecolare

MASSA. Ci sono le persone che il Covid l’hanno conosciuto sulla loro pelle, quelle che sono state male o hanno perso una persona cara. Quelle che hanno vissuto la tragedia.

Poi c’è un mondo che del Covid ha subìto gli effetti meno gravi, “collaterali”, costretto a misurarsi con quell’elefante che è la burocrazia. Un’odissea, soprattutto se hai figli che vanno a scuola. Basta che il bimbo prenda un raffreddore ed è la fine: un giorno di fazzoletti e una settimana di telefonate, rincorse, click sul portale regionale alla mezzanotte. E tutto – sfida nella sfida – mentre devi andare a lavoro evitando, in attesa del fatidico tampone molecolare, che il bimbo stia a contatto con gli amici e soprattutto con i nonni, le “vittime” del sistema, quelli che fanno da rete a mamma e papà e il rischio del contagio se lo sobbarcano sulle spalle.


Tutto comincia con qualche moccio e un po’ di tosse. Tu decidi di tenere il bambino a casa, del resto è così che devi fare a tutela dei compagni di classe e della salute pubblica. Se il bimbo ha un fratello sotto i sei anni, che va alla scuola di infanzia e non ha l’obbligo di mascherina, beh dovresti tenere a casa pure lui. Il bimbo raffreddato, in attesa di tampone, dovrebbe stare isolato, solo con i genitori che nel frattempo, poveri loro, dovrebbero pure andare a lavoro in un paese che si sta riconquistando la normalità e abbandonando lo smart working.

Perché il piccolo possa tornare tra i banchi deve essere visitato e tamponato. E se per il Green pass basta un antigenico, per varcare la soglia della scuola serve il molecolare. E il molecolare si fa solo dietro prescrizione medica. Con sintomi ricollegabili al Covid, però, negli ambulatori non si deve andare: bisogna avere il test negativo. Primo passo quindi chiamare lo studio pediatrico per la ricetta. Sembra un gioco da ragazzi, ma non lo è: di questi tempi prendere contatto con gli ambulatori, presi d’assalto, è un’impresa. I mali di stagione, i tamponi di fine quarantena, i molecolari di controllo: puoi trovare il telefono occupato per ore. Scegli quindi di andarci di persona all’ambulatorio e se il bambino non lo puoi affidare ad altri perché la certezza della negatività non c’è, non ti rimane che una soluzione: farti coraggio, caricarlo in macchina e lasciarlo “posteggiato” in auto, a poca distanza dall’ambulatorio. Oppure puoi affidarti agli immancabili nonni, magari dopo aver sottoposto il piccolo ad un meno “certo”, comunque rassicurante, antigenico. Ma anche in quel caso avresti da sudare: chiami decine di farmacie, fai squillare e squillare ancora e poi ti senti spesso dire che il posto non c’è: tutto prenotato per i Green pass di chi non si è vaccinato. E se un posto lo trovi, l’antigenico ti fa sedere con più tranquillità sul divano dei nonni, ma non consente il rientro a scuola e sotto i 12 anni costa pure. Quindici euro.

Quando, figlio in auto o “consegnato” ai nonni, riesci a contattare lo studio e senti il bip che ti annuncia l’arrivo della prescrizione via cellulare per il molecolare, sei solo all’inizio: il tampone va prenotato e non c’è un buco. Devi aspettare la mezzanotte quando la Regione carica gli appuntamenti per il giorno successivo. Dopo una giornata a fare i salti mortali, tra la preoccupazione per la febbricola del bambino, il lavoro, i compiti svolti in classe da recuperare, non ti venisse in mente di appisolarti: stai all’erta con la tessera sanitaria alla mano, gli estremi della ricetta e quando scocca l’ora x, ti accanisci sul computer come un pazzo. Se di tamponi ne devi fare due, a due figli che si sono presi lo stesso raffreddore, devi essere più veloce del vento perché a mezzanotte e qualche minuto la disponibilità è esaurita. A meno che – è accaduto nei giorni scorsi – da Massa tu non faccia un tour a Pontedera o a Castelnuovo Garfagnana. A volte centri il risultato al secondo giorno e i salti mortali si moltiplicano. Hai finalmente l’appuntamento per il molecolare, accompagni il bambino e aspetti – di solito arrivano in un giorno – i risultati. Ti sembra di aver scalato l’Everest, ma alla vetta non ci sei: ci vuole il certificato medico. Altra chiamata allo studio, appuntamento, pediatra che visita il bimbo e scuola all’orizzonte. Se, però, il risultato del tampone è arrivato sabato, beh devi aspettare il lunedì. E tu intanto ti senti come Messner. E sai che siamo solo a ottobre: con raffreddori e tossi che fanno compagnia ai bimbi tutto l’inverno, di vette te ne aspettano decine. E pensi a quelli che i nonni non li hanno o non hanno 15 euro per fare un antigenico, stare tranquilli e affidare i figli in attesa del molecolare. Per loro la scalata è pure senza ossigeno.© RIPRODUZIONE RISERVATA