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Lavori al depuratore del Lavello, quattro persone finiscono a processo

L’impianto di depurazione del Lavello in una foto di archivio

Aulla, sono accusati di turbativa d’asta. Uno già condannato in abbreviato. Gaia si è costituita parte civile nel processo

MASSA. Lavori di potenziamento al depuratore del Lavello, una gara bandita da Gaia per un milione di euro, cinque persone nei guai. Una già condannata con il rito abbreviato, quattro di fronte al giudice monocratico, con l’accusa di turbativa d’asta.

Tutto comincia – per ripercorrere la vicenda – quando Gaia nell’agosto del 2015 decide di potenziare il depuratore di Querceta e bandisce una gara per due milioni di euro: quando analizza le offerte ricevute ce n’è una che lascia qualche perplessità. Un’offerta perfetta: massimo punteggio sotto ogni profilo tanto che – come prevede la normativa in caso di punteggi elevatissimi – scatta l’ accertamento. Gaia chiede alla società proponente una serie di giustificativi e, documenti alla mano, rileva che qualcosa non torna: il gestore sospetta una collaborazione tra il suo consulente esterno, Lucio Pezza, il tecnico che ha redatto il progetto, e la società che ha partecipato al bando e ottenuto il massimo punteggio. Gaia trasmette quindi gli atti alla guardia di finanza che apre un fascicolo. Durante le indagini, a seguito dell’acquisizione di un’ampia documentazione, le fiamme gialle puntano gli occhi anche su un’altra gara, bandita sempre da Gaia, nel maggio del 2015, per il potenziamento del depuratore massese del Lavello.


L’importo è di un milione di euro e anche in quel caso a stendere il progetto è il consulente Pezza. Secondo gli inquirenti, quello di Pezza è un vero e proprio conflitto di interessi: consulente esterno di Gaia, pagato dalla società, stende i progetti per gli impianti di depurazione e intrattiene rapporti professionali – è l’ipotesi dell’accusa – con le società che partecipano alle gare. Turbativa d’asta, appunto. Con un danno conseguente per Gaia.

Due bandi di gara, quindi, lo stesso progettista, tre società coinvolte e secondo l’accusa uno stesso modus operanti. Da quelle due indagini nascono due procedimenti penali, uno che riguarda il depuratore di Querceta e uno l’impianto massese del Lavelo. Entrambe i procedimenti sono di fronte al tribunale di Lucca perché Gaia, parte offesa, ha sede in Versilia. Proprio Gaia, rappresentata dall’avvocato Eleonora Marchetti, del foro di Massa, si è infatti costituita parte civile in entrambi i processi.

Il consulente Pezza chiede – e ottiene – la riunione dei due procedimenti e l’abbreviato. E in abbreviato viene condannato nell’ottobre del 2019 a due anni con l’impossibilità, per la durata della pena, a contrarre con la pubblica amministrazione.

Per il procedimento su Querceta, nei giorni scorsi, davanti al giudice monocratico Gerardo Boragine sono stati condannati per turbativa d’asta a sette mesi di reclusione e 200 euro di multa Francesco De Ruggiero, responsabile di commessa per la società Impec e Achille Taglialatela, responsabile tecnico per l’ufficio costruzioni nella stessa società. Assolto, invece, Rosario Amalfi, amministratore della società Impec. La Impec è la società che, in associazione con un’altra, aveva presentato l’offerta con il punteggio altissimo (ad eseguire i lavori a Querceta è stata comunque un’altra società, la seconda classificata).

Per i lavori al Lavello il processo è in corso: giovedì, davanti alla giudice monocratica Raffaella Poggi, a Lucca si terrà l’esame degli imputati. Per i lavori all’impianto massese, sarebbero due – ipotizza l’accusa – le società coinvolte: devono rispondere di turbativa d’asta (Pezza ha chiuso la sua vicenda giudiziaria nel 2019 con l’abbreviato), Francesco De Ruggiero, Achille Taglialatela, della società Impec e Claudio Pascucci della “Pascucci opere pubbliche” e Stefano Stracquadanio.

Anche nel caso del Lavello, i lavori sono stati affidati ad altre società.

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