«Tossicodipendenti anche ragazzini di 12 anni». L'allarme dei volontari e le storie di chi ne è uscito

Vincenzo Muccioli a San Patrignano

Carrara. Il quadro del Comitato solidarietà apuano: «Le droghe sintetiche sono i nuovi nemici»

Carrara. Una nuova sede, alla ex scuola Leonardo Da Vinci, in via Campo D’Appio ad Avenza. Un nuovo inizio, dopo i due anni condizionati dalla pandemia dove gli incontri, quando ci sono stati, sono avvenuti solo fuori dai bar. E una denuncia forte: la droga è arrivata nelle mani dei ragazzini di dodici anni. Poi ci sono altri numeri. Due sindaci, quello del passato che ha garantito e ampliato la vecchia sede in quel di Fossone: «Perché Zubbani non ne poteva più di vedere i ragazzi fuori, seduti sulle scale; e quello di oggi, Francesco De Pasquale (presente all’incontro con l’assessore al sociale Anna Galleni), che ha trovato lo spazio per il Comitato solidarietà apuano. Per continuare il percorso che accompagna i ragazzi e le famiglie all’ingresso in comunità, a San Patrignano.

L’annuncio della nuova sede è stata occasione di una bella mattinata di festa al bagno Doride (messo a disposizione dall’imprenditore del marmo Claudio Santi), ma anche di appelli e, soprattutto, della denuncia di una nuova emergenza. «La droga entra nella vita dei ragazzi a 12 anni – spiega Adalberto Domenici anima del comitato – È una vera e propria emergenza: si parla di spinelli con la chetamina, la droga usata per i cavalli. E poi arrivano le pasticche, la droga sintetica è la rovina». Per Domenici la strada da percorrere è una sola: quella della prevenzione. «A scuola dovrebbe esserci un’ora dedicata, come si fa con la storia e con la geografia. Bisogna cominciare dalle elementari perché l’età in cui ci si avvicina alle droghe si è pericolosamente abbassata». E di prevenzione ha parlato anche il sindaco De Pasquale con un richiamo al ruolo dell’Asl.


«Da quello che sento non mi sembra ci sia una rete di servizi – ha sottolineato il sindaco – la sinergia invece è fondamentale ed è vero che bisogna cominciare dalla scuola, i professori lo fanno già attraverso le materie che insegnano. Ma sono sicuro che si possa fare, tutti, di più». Anche l’ex sindaco Angelo Zubbani ha voluto parlare dell’esperienza avuta con il Comitato nel corso degli anni durante la sua esperienza come primo cittadino. «Hanno cominciato a Fossone, con una sede piccola che poi si è ingrandita – ha ricordato un emozionatissimo Zubbani – Questi ragazzi, quelli che sono usciti dalla droga sono un esempio, il loro passaparola è fondamentale per convincere i coetanei. E altrettanto fondamentale è la prevenzione che deve essere fatta a tutti i livelli». E se il percorso su un maggiore coinvolgimento e una più grande rete di prevenzione sembra essere già tracciato, c’è anche un altro ostacolo da superare. «Ultimamente, dopo i due anni condizionati dal Covid – ha detto Vittorio, del Comitato Solidarietà apuano – si sono visti sempre meno ragazzi. C’erano giorni in passato che ne avevamo anche quindici tutti insieme, adesso ce ne sono solo un paio. L’appello quindi è rivolto ai giovani, che devono farsi aiutare, ma anche alle famiglie che non possono fare finta di nulla. Non esiste la vergogna quando il proprio figlio torna a casa ubriaco o sotto effetto della droga. Non esiste la vergogna, bisogna solo chiedere aiuto».

LE STORIE

Il racconto di Antonio: «La mattina mi alzavo con un pensiero fisso: comprare la birra da bere a colazione»
Antonio si alzava dal letto, ogni mattina, con un unico desiderio. Trovare il prima possibile, in un bar o in un supermercato, una birra ad alta gradazione alcolica. E poi continuare a bere, fino a quando non «spegneva la testa nel cuscino». È una storia difficile quella di Antonio che di anni oggi ne ha 31 e fa il pizzaiolo. È stato aiutante in un forno, operaio nei cantieri navali e regista, proprio così, nei tre anni vissuti a San Patrignano. Perché Antonio ha toccato il fondo, e ha saputo risalire la china. Ha dormito nelle panchine come un clochard, ha rubato nella casa dei genitori e nelle tasche dei colleghi: poi ha chiesto aiuto alla madre della sua bambina, ha cominciato un percorso, grazie al comitato di solidarietà apuano è entrato in comunità. E ne è uscito cambiato: «Da giugno sono tornato a casa - racconta - è ancora dura, è difficile anche recuperare il rapporto con la mia bambina. Ma ho visto il baratro e adesso so quello che voglio e, soprattutto, quello che non voglio»La storia di Antonio comincia giovanissimo: «Con le prime canne fumate con gli amici». Poi arriva il diploma al liceo, i primi rave «dove si prendeva di tutto». La prima dipendenza è quella dell'alcol. «Bevevo per acquistare sicurezza - racconta - sono arrivato a bere la mattina, appena alzato. Mi hanno ritirato la patente, ho perso il lavoro: e continuavo ad attaccarmi alla bottiglia». Poi la svolta, la bambina: ancora il baratro. «Per coprire gli effetti della sbronza mi facevo di cocaina. Mi sono isolato. Sono finito una settimana per strada, poi il percorso per San Patrignano». Tre anni intensi dove Antonio ha lavorato come regista: «luci e server per gli spettacoli, poi la programmazione di quello che si vedeva in Tv la sera». Da giugno è tornato a vivere. Alla sua vita normale, lontano dalle droga.

Il racconto di Adalberto: «Ho incontrato Vincenzo anni fa, aveva davvero una marcia in più»
Adalberto Domeinci ha 80 anni. Aiutare i ragazzi a uscire dalla droga, dalle dipendenze fa parte della sua vita. Di metà della sua vita.«Non ho mai avuto problemi nella mia famiglia - comincia col dire - anzi semmai i miei figli mi hanno sempre bonariamente rimproverato di dedicare troppo tempo ai miei ragazzi. Ma da quando ho conosciuto Vincenzo la mia vita è cambiata». L'amico Vincenzo è Vincenzo Muccioli, il fondatore di San Patrigano.Adalberto lo ha conosciuto quarant'anni fa quando ancora lavorava come rappresentante. «Mi ha colpito nel profondo, era un uomo che aveva una marcia in più - racconta - ricordo che le nostre chiacchierate erano diventate un appuntamento fisso. Quando arrivavo mi dicevano sempre: guarda che non c'è. Lui arrivava dopo pochi minuti. Cominciavamo ma parlare ma, appena arrivavano i ragazzi mi mollava lì. Lui i ragazzi tossicodipendenti li andava a prendere in stazione, quando nessuno voleva prendersi carico di loro».Dalla conoscenza di Muccioli a un impegno, sempre nelle retrovie, nel Comitato di solidarietà apuano (c'è un omologo anche in Val di magra) per aiutare i "suoi" ragazzi quelli a cui la droga «manda il cervello in pappa». Adalberto non si è mai fermato. Nemmeno durante la pandemia. Ha conosciuto momenti in cui i ragazzi che si avvicinavano alla nostra associazione erano una cinquantina. «Una volta il nemico era la vecchia eroina - ricorda - ma da quella se ne usciva più facilmente. Adesso le pasticche, ne basta una per portarti via tutto, per farti cambiare per sempre, anche se hai soltanto dodici anni».