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Il presidente di Cna Massa Carrara: «Unire le forze con Lucca per contare sempre di più in Toscana»

La nautica e il marmo, due dei grandi temi comuni alle province di Massa Carrara e Lucca

Paolo Bedini analizza la ripresa e rilancia su formazione, ferrovia e connettività. L'intervista completa 

Unire le forze e fondersi con Lucca per acquisire un peso politico di cui ora si sente la mancanza, soprattutto verso la Regione. Governare, anzitutto attraverso la formazione degli imprenditori, la fase della ripartenza post Covid. E soprattutto lasciare spazio ai giovani, a idee nuove in grado di favorire quella sinergia e quelle soluzioni che negli ultimi decenni il territorio provinciale non è stato in grado di mettere in campo. Sono alcuni degli spunti contenuti nell’ampia riflessione sul momento attuale dell’economia apuana del presidente di Cna, Paolo Bedini, recentemente confermato alla guida dell’associazione ma in un ruolo diverso, per una sfida nuova: traghettare le piccole e medie imprese artigiane di Massa Carrara nella fusione con quelle della provincia di Lucca allo scopo di far nascere un’unica realtà, più efficiente, anche sul piano economico, e più efficace rispetto alla ricerca di soluzioni a problemi comuni.

Intanto una valutazione del momento attuale: la ripartenza c’è? E da dove si riparte?


«La ripartenza c’è, lo confermano i dati, anche grazie ad alcune misure adottate e al fatto che la pandemia ha consentito, a chi vive con redditi certi, di risparmiare. Oggi con quei risparmi e con le misure come il bonus facciate o il 110%, legati non alla pandemia ma all’impegno degli Stati nei confronti del tema dell’inquinamento e della tutela dell’ambiente, assistiamo a un boom senza eguali per i settori edilizia e impiantistica. Talmente grande da aver generato delle problematiche. Intanto sul piano occupazionale. Oggi occorre personale altamente qualificato per tipologie di posa, sicurezza, tecnologie degli impianti. Non se ne trova. E questo ci riporta alla necessità, evidenziata anche in passato, di incrementare lo scambio scuola lavoro che così bene funziona in Europa. Abbiamo saputo importare i modelli europei sulla burocrazia ma non quelli, purtroppo, sulla formazione. Questa è una necessità forte a maggior ragione perché il boom attuale non è una bolla speculativa: il settore energetico è destinato a crescere, questo è solo l’inizio. Altro problema collegato al boom è la speculazione sulle materie prime che non è comprensibile: pensiamo al legno il cui costo è passato da 700 euro a metro cubo fino a 1.700. Vuol dire che c’è qualche cosa che non va. Occorrono regole e controlli, necessari tanto qui quanto sul meccanismo della cessione del credito.

La ripartenza non è stata uguale per tutti.

«Ci sono attività che hanno sofferto molto e anche se ora le cose vanno bene, mi riferisco per esempio a bar, pasticcerie, ristoranti e così via, avranno bisogno di un paio di anni per rimettere a posto i bilanci. Tantissimi hanno pagato gli affitti pur non lavorando: adesso avranno bisogno di tempo per rimediare ai debiti che hanno fatto per garantire prosecuzione dell’attività. Aggiungo che in generale la pandemia ha significato un aumento dei costi aziendali del 5 per cento per sanificazioni, guanti, mascherine e così via. Cifre rimaste entro i costi medi delle aziende ma che, se a un certo punto dovessero essere sostenuti dalle imprese, si riverseranno sul costo dei servizi offerti».

In questa fase, dinamica e problematica l’ente pubblico che ruolo dovrebbe giocare? Le richieste a suo tempo avanzate ai vostri interlocutori pubblici che fine hanno fatto?

«Faccio l’esempio delle bonifiche. Il Comune di Carrara aveva annunciato che dell’area ex Enichem sarebbero stati restituiti cinque ettari ogni anno. Lo aveva assicurato la stessa Enichem. Cosa è successo? Niente. Siamo ancora fermi anche se su quell’area c’è attesa e interesse da parte del mondo della nautica e dei servizi in zona retroportuale. Ci sono soggetti che chiedono spazi per sviluppare economia che significa dare lavoro, togliere i ragazzi che si accoltellano in strada come è successo di recente a Massa, accrescere il livello economico e il benessere. Questo è il tema ma manca la necessaria concertazione perché poi si arrivi all’obiettivo. Il nostro è un territorio dove ognuno alla fine vuole fare per sé. Un altro esempio? Qualche anno fa abbiamo proposto al Comune di fare un bando per assegnare i fondi sfitti di Carrara perché i giovani potessero aprire le proprie attività. L’idea va a buon fine, c’è una cerimonia di inaugurazione e non siamo neppure invitati. Non è questione di essere lì: il punto è che se c’è una sinergia con le associazioni di categoria che funziona è importante valorizzarla anche in termini di comunicazione. Sapere che il territorio è vivo, che aprono 20 nuove attività in centro fa bene in generale all’economia, richiama l’attenzione di chi potrebbe decidere di investire. Io credo sia necessario valorizzare il rapporto tra enti e associazioni di categoria per cercare di accrescere il valore del territorio. Vale per il centro storico e, a maggior ragione, per gli insediamenti produttivi il cui decoro e cura debbono essere all’altezza dell’area nella quale ci troviamo, in una posizione ideale dal punto di vista dei colleganti e delle infrastrutture».

Su questi fronti cosa manca?

«Un collegamento ferroviario migliore con Firenze, che sarebbe importante anche per la formazione degli imprenditori e dei lavoratori di cui si diceva prima, perché ci avvicinerebbe ai poli universitari di Pisa e Firenze. Abbiamo fatto una proposta: rilanciare la stazione di Massa industriale dove far convogliare il traffico passeggeri di Massa e Carrara: in questo modo potremmo valorizzare i numeri che ci sono e suggerire investimenti a Rfi. Rispetto alle infrastrutture, invece, quello che ci manca è la rete, la digitalizzazione del territorio soprattutto in Lunigiana. Lì si sta facendo un lavoro importante anche in sinergia per la valorizzazione del territorio. Ma se vogliamo fare turismo, favorire la permanenza sul territorio serve adeguata connettività».

Lei è stato nuovamente scelto come presidente di Cna, ma stavolta con una sfida in piùe: quella della fusione con Lucca. Perché?

«C’è un tema di tipo economico, legato alla sostenibilità delle associazioni. La fusione si fa, quindi, per accentrare i costi e migliorare e implementare, integrandoli, i servizi. La sinergia con Lucca inoltre si traduce nella fusione di due realtà che sono contigue e omogenee. Parliamo di economie caratterizzate dalla nautica, dal marmo, dalla montagna, da stabilimenti balneari. Abbiamo capito che da questa intesa potrebbe nascere una realtà importate anche perché non avviene per necessità, le due associazioni stanno bene, ma per opportunità. Siamo convinti che questa scelta possa portarci ad acquisire un maggior peso politico. Intanto sulle questioni di rilievo regionale, nei confronti di una Toscana che anche in questi giorni, come dimostrano le critiche avanzate sulla modifica dello Statuto regionale, manifesta tutta la propria distanza dal nostro territorio».

Cosa innesca il cambio di passo?

«È complicato. E faccio autocritica: da 15 anni mi occupo di queste cose ma non è successo niente. Forse anche io faccio parte del problema. Forse per fare un vero cambio di passo anche da noi bisognerebbe dare più spazio ai giovani. Io ho ben chiaro cosa occorre fare ma la mia generazione probabilmente non è più in grado di farlo. La valorizzazione del nostro territorio passa da una programmazione fuori da una visione politica tradizionale e con i soggetti in campo non è possibile farlo. Pensiamo a CarraraFiere. Ovunque riprende il settore fieristico dopo due anni di stop perché questo è il momento di farlo ripartire. A Verona si sono inventati al prima fiera del pulito, ad esempio. Da noi la mancanza di idee e di sinergie impedisce di fare lo stesso. Allora arriva un commissario che guarda i conti in rosso e decide di tagliare. Ma non può funzionare così: occorrebbe investire e per farlo serve un management adeguato che ora non c’è. Oppure si può decidere che quella fiera lì non va più bene. Ma allora lavoriamo a una conversione di matrice pubblica che possa portare sviluppo al territorio».

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