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Accoltella alla schiena un passante a caso: 50enne di Carrara ai domiciliari

Un momento dei soccorsi

L'uomo chiede scusa davanti al giudice, che ha convalidato l’arresto: «Esiste il concreto rischio che, se libero, commetta delitti simili»

CARRARA. Esiste «il concreto e attuale rischio che, se libero, commetta nuovi delitti della stessa indole». Con queste parole il giudice per le indagini preliminari Dario Berrino ha convalidato l’arresto del 50enne carrarese accusato di lesioni aggravate per aver accoltellato un passante davanti al Comune di Carrara. L’uomo aspetterà il processo ai domiciliari, a casa della madre, come richiesto dal suo legale, Giuseppe Del Papa. I fatti sono accaduti lo scorso lunedì. Sono da poco passate le 15, quando un uomo suona il campanello del commissariato di polizia parlando di un accoltellamento in strada. Gli agenti si fiondano fuori e trovano, in terra, davanti all’ingresso della galleria D’Azeglio, un uomo, anche lui 50enne, con una ferita alla schiena provocata da un’arma da taglio. Non molto distante trovano un coltello di 20 centimetri con una lama da dieci. Il testimone descrive l’aggressore: calvo, maglione bordeaux e jeans.

Gli agenti lo trovano davanti al bar Europa e sono convinti che si tratti di lui perché con sé ha la fodera dell’arma. Lui non spiega il motivo del suo gesto. Dice solo di vedere i mostri. E solo dagli accertamenti si scoprirà che è in cura al centro di salute mentale. Ma non ha precedenti di questo tipo. L’uomo viene portato in carcere. E lì si tiene – nella mattinata di ieri – l’udienza di convalida. Testimone e vittima agli agenti di polizia hanno dato la stessa versione. E cioè che il 50enne, dopo aver sferrato il colpo con in coltello, inveisce contro l’uomo a terra gridando più volte “v. ..o”. Non lo conosceva nemmeno.


Davanti al giudice, l’uomo chiede scusa per quanto accaduto. Si dice dispiaciuto. Secondo il gip «misure non detentive – si legge nella sua ordinanza – non consentirebbero di garantire la salvaguardia di esigenza cautelare, non potendosi fare ragionevole affidamento sulla collaborazione da parte dell’indagato, alla luce della trasgressiva personalità del prevenuto». L’uomo ha infatti fatto ricorso «in modo spregiudicato all’uso della violenza usando un’arma da taglio dall’intrinseca elevata capacità e offensiva e senza alcun apparente motivo» ai danni di una persona, peraltro, che nemmeno conosceva e quindi «solo perché si trovava davanti a lui». Da qui la decisione di disporre la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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