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Mazzette, licenziati tre impiegati della Provincia

Sono accusati dalla procura di Massa di aver intascato mazzette in cambio del rilascio delle autorizzazioni al trasporto eccezionale. E loro stessi avrebbero confessato tutto, o quasi, davanti al magistrato.

MASSA. Sono accusati dalla procura di Massa di aver intascato mazzette in cambio del rilascio delle autorizzazioni al trasporto eccezionale. E loro stessi avrebbero confessato tutto, o quasi, davanti al magistrato. Per questo i tre dipendenti della Provincia coinvolti nella maxi inchiesta della guardia di finanza sono stati licenziati dopo un periodo di sospensione.

Uno scandalo, questo, che ha travolto l’ente nei primi giorni di maggio e che il 7 luglio ha visto notificare a 43 persone (oltre ai funzionari, sono coinvolti autotrasportatori e dipendenti di aziende) l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo gli inquirenti i tre ex dipendenti – Francesco Ambrosio, Renato Viscuso, Enrico Micheloni – si sarebbero spartiti circa 80mila euro con il giro di mazzette per il rilascio delle autorizzazioni. E sarebbe solo la cifra minima, dal momento che il contenuto di buona parte delle buste non è mai stato quantificato.


Le quote non erano fisse. In genere, da quello che emerge dalle carte dell’inchiesta, il prezzo per il rilascio di un’autorizzazione al trasporto eccezionale, che prevede il pagamento alla Provincia di un indennizzo per la maggior usura del manto stradale, costava 1.000 euro. Soldi che venivano intascati, secondo l’accusa, dai tre dipendenti. Il risparmio, per l’autotrasportatore, era di circa 800 euro.

Le licenze annuali per il trasporto (anche queste prevedono il pagamento di oneri allo Stato) venivano vendute a metà prezzo: due a 1.500 euro al posto di 3. 000. Poi c’era il servizio scorte della Provincia per la gestione dei trasporti eccezionali e dei cartelli pubblicitari, che quasi più nessun ente in Italia ha e di cui i tre dipendenti indagati avrebbero abusato per rilasciare deleghe alle imprese (per la gestione del servizio), nemmeno ammesse per regolamento. La cifra richiesta per la deroga andava da 150 a 300 euro, ma poteva essere anche di più. In un’occasione, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i funzionari avrebbero ricevuto da un autotrasportatore anche 500 euro.

Per questo sono indagati per corruzione ma anche per peculato perché si sarebbero appropriati di «un numero indeterminato», dice la Procura, di marche da bollo che, in un’occasione, sarebbero state rivendute. Due dei tre ex dipendenti pubblici, Ambrosio e Viscuso, sono accusati anche di concussione perché in due occasioni avrebbero abusato del loro potere di funzionari per ottenere soldi. A metà novembre si terrà l’udienza preliminare. La maggior parte degli imputati si è già accordata con il pubblico ministero per patteggiare.

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