Incontro con il ministero per la vertenza Sanac, ma la svolta non c’è

I sindacati chiedono che Arcelor Mittal rispetti gli impegni assunti nel 2019 e acquisisca l'azienda. Nuovo tavolo a  novembre

MASSA. Non che si aspettassero di chiudere l’incontro con una soluzione in mano, ma davvero i sindacati sono insoddisfatti dell’esito del tavolo con il Ministero dello sviluppo, ieri, per la vertenza Sanac. Insoddisfatti perché un punto non è stato messo. Non sul rispetto degli impegni presi da Arcelor Mittal, nel maggio del 2019, per l’acquisizione di Sanac, non sugli ordini che Acciaierie Italia ha sospeso. Sanac – per ripercorrere la vicenda – è un’azienda che produce materiale refrattario e il suo principale committente era lo stabilimento Ilva di Taranto che quel materiale lo usava per gli altoforni. Quando nel 2017 Ilva viene venduta ad Arcelor Mittal, dalla vendita Sanac viene scorporata. Nel maggio del 2019 però Arcelor Mittal si impegna all’acquisto dell’azienda di refrattari e, a garanzia, mette una fideiussione di un milione che proroga più e più volte fino allo scorso 30 settembre quando la fideiussione scade, l’amministrazione straordinaria Sanac decide di incassarla e l’azienda si trova senza compratore e con ordini da Taranto in continuo calo. Ordini in calo nonostante nel frattempo, a gestire lo stabilimento ex Ilva sia Acciaierie Italia nel cui capitale c’è anche Invitalia, agenzia pubblica per lo sviluppo d’impresa. Lo Stato praticamente.

Ieri, dopo il blocco del traffico da parte dei lavoratori Sanac la scorsa settimana, l’incontro tra sindacati e ministero. Il ministro Giorgetti non c’è, c’è Luca Annibaletti, coordinatore della struttura per le crisi d’impresa. Da quell’incontro i sindacati ritengono di essere usciti con un pugno di mosche in mano.


Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil, non ha dubbi: «Le risposte dal Ministero non sono arrivate. Abbiamo chiesto – motiva – che venga fatto rispettare ad Arcelor Mittal l’impegno all’acquisizione di Sanac che si è assunta nel maggio del 2019, ma ci è stato spiegato che quell’impegno è stato assunto appunto dal colosso dell’acciaio prima della sua “unione” con l’agenzia pubblica Invitalia». Come a dire che le possibilità di azione del pubblico sono limitate. Sul fronte ordini – prosegue Del Vecchio – c’è stato detto che se anche Invitalia è socia in Acciaierie Italia, la maggioranza rimane di Arcelor Mittal. Noi abbiamo ribadito la necessità di riprendere gli ordini e di far rispettare gli accordi a garanzia dei lavoratori».

«Il Mise – rincara Stefano Tenerini, segretario Femca Cisl – ci ha presentato come anteprima un film ampiamente visto. Ci hanno detto poco o nulla, da parte nostra è stata avanzata una richiesta specifica, quella di intervenire perché Acciaierie Italia riprenda a fare ordinativi. Ci è stato detto che gli stipendi non sono a rischio, che i crediti vantati da Sanac sono stati saldati e che con l’amministrazione straordinaria i lavoratori sono protetti. Riteniamo una paradosso che Acciaierie Italia non torni a fare ordini, il ministero ha sostenuto di aver accolto le nostre istanze invitandoci ad avere pazienza. Siamo riusciti a ottenere un incontro per la prima settimana di novembre: nel frattempo vedremo se ripartiranno gli ordini altrimenti a novembre c’è il rischio cassa integrazione».

Garantire il rispetto degli accordi e, nelle parole di Massimo Graziani, segretario Uiltec, evitare di mettere Sanac sul mercato con una gara internazionale, tanto più con un calo di ordinativi che ne determina una perdita di valore: «Andare a gara – sintetizza Graziani – significa mettere a rischio i creditori, primi fra tutti i lavoratori».
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