Contenuto riservato agli abbonati

«Forse alla Focolaccia Persiani troverà l’oro»

Uno scorcio su Cava Focolaccia in una foto di archivio

Il presidente del Parco contro il sindaco e su Balloni: confuso su leggi e ruoli

La notizia potrebbe essere di quelle gustose: forse a cava Focolaccia non c’è solo marmo, ma anche... oro. La boutade è del presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane Alberto Putamorsi, che solo così si spiegherebbe l’atteggiamento del sindaco Francesco Persiani che ha rotto la trattativa con il Parco per il "no" all’escavazione a cava Focolaccia. «Diciotto Comuni ci hanno dato fiducia - spiega Putamorsi - Per loro è un sostanziale, seppur non definitivo, via libera al piano integrato del Parco delle Alpi Apuane. Massa è stata l’unico motivo di scontro». L’iter del Piano integrato del Parco è stato, secondo Putamorsi, trasparente e partecipato: le carte sono state oggetto di confronto con la conferenza dei sindaci; la bozza presentata sette giorni fa è stata emendata e in larga parte concordata dai Comuni. L’unico che ha lasciato il tavolo «improvvisamente e inaspettatamente» è stato il Comune di Massa. «Vorrei precisare che con Persiani ho avuto solo una conversazione a maggio - dice Putamorsi - poi l’iter è stato seguito dall’assessore Paolo Balloni che a tratti mi è sembrato un po’ confuso sulle leggi, il Pit, e le competenze di Parco, Regione e Comuni». L’accordo con il Comune di Massa non si rompe subito, spiega Putamorsi, anche perché «tutto quello che loro avevano proposto nei Piani attuativi di bacino estrattivo (Pabe), noi lo avevamo recepito, a partire dall’arretramento dei confini del parco, per contenere i danni del cinghiale, consentendone la caccia». E anche sulle aree contigue di cava, il Comune di Massa viene "accontentato" dal Parco, la cui competenza non è stabilire "se si possa scavare" ma "dove sia possibile farlo". Infatti se e quanto si possa scavare lo ha già deciso la Regione nel Pit, attribuendo a Massa 3milioni e 350mila metri cubi in dieci anni. Insomma, alla fine del percorso, il Parco aveva detto "sì" praticamente a tutte le tavole di Massa. Tranne che al Pabe Focolaccia. Questo significa, e lo conferma Putamorsi, che delle sette cave che il Comune vorrebbe riaprire (Capriolo; Rocchetta-Saineto; Puntello Bore; Mucchietto; Carpano di sotto; Focolaccia e cava degli Amari) sei rientrano nelle aree contigue in cui il Parco ha previsto escavazione. Sei su sette, ma il Comune si "impicca" alla Focolaccia: «Siamo inciampati lì - dice Putamorsi - a sorpresa perché già il Pit gli aveva detto che alla Focolaccia non si può scavare. Non ci aspettavamo un Pabe in cui si ipotizzasse una escavazione a cielo aperto a 4mila metri, in galleria, in zona di fragilità indiscussa, oggetto di dibattito da 20 anni e senza prevedere progetti di valorizzazione del sito. Perché - continua Pumorsi - quello che Persiani spaccia per un progetto di riqualificazione dell’Università di Siena è l’ennesima bugia: nei Pabe c’è un normale progetto di compensazione, obbligatorio per i Comuni. Quello che il Comune contrabbanda come progetto di riqualificazione è un "progettino" che prevede di scavare marmo dove non si può e poi tre azioni: liquidi sperimentali sui ravaneti per accelerare la rinaturalizzazione; una app da 150 euro che se inquadri il sito ti dice cosa vedi, e il recupero di un manufatto esistente, unico segnale decente che colgo nella proposta». Non solo: «Il contenzioso è sulla Focolaccia - dice Putamorsi - che rispetto al totale dell’escavabile del Comune di Massa, rappresenta l’1,78%. Per cui Persiani sta compromettendo le potenzialità del piano per l’eliminazione di un sito che, anche volendo, non arriverebbe a scavare il 2 % del comparto. Da qui a dire che vogliamo danneggiare le attività estrattive di Massa ce ne passa. Allora io mi domando: siamo sicuri che alla Focolaccia c’è soltanto marmo e non ci sia anche oro?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA