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Casa in rovina, i vicini: «Rischio crolli». Ma nessuno la mette in sicurezza

La casa in rovina di Codena vista dal drone

Carrara, l’appello degli abitanti di Codena: «Il Comune intervenga, non dormiamo più tranquilli e abbiamo paura a uscire»

CARRARA. Il muro di una facciata è crollato da tempo, scoprendo quella che fino a 15 anni fa era una camera da letto. Si vedono i mobili, le porte, la cornice in legno dello specchio di un comò. E, venendo giù, la facciata si è portata via anche la trave portante del solaio, rimasta sospesa «per l’effetto di qualche casuale incastro murario», si legge nella perizia del tribunale di Massa. Praticamente un miracolo. Ed è un miracolo anche il fatto che ancora nessuno si sia ferito lì sotto, intorno al numero civico 5 di via Santiquattro, nel borgo di Codena, dove una casa, incastrata tra altri due edifici in cui vivono quattro nuclei familiari, sta cadendo a pezzi. È non è una metafora. Cade letteralmente a pezzi.

Il problema adesso è che «qualsiasi altro distacco murario potrebbe dare luogo a dissesti a catena incontrollabili e non prevedibili», si legge ancora nella perizia disposta dal tribunale di Massa, che ha spinto il giudice Provenzano ad accogliere il ricorso presentato dalle quattro famiglie, assistite dall’avvocato Luigi Silvestrini, e a ordinare alla proprietaria di demolire la palazzina.

Era il 22 settembre del 2020. Da allora, sono passati un decreto penale e tre richieste al Comune di Carrara di un’ordinanza sindacale contingibile e urgente, ma la casa, non solo non è stata demolita, ma continua a peggiorare, costringendo i residenti a dormire ascoltando tutti i rumori.

Secondo il perito del tribunale «lo stato in cui si trova l’edificio rappresenta un concreto pericolo, sia per le zone contigue pubbliche di passaggio sia per le proprietà private e per gli edifici contigui». Anche perché «le murature della facciata soprastanti la parte crollata sono rimaste in sito grazie a uno spontaneo e casuale effetto ad arco». Anche in questo caso: un miracolo.

In un lato, inoltre, il muro della facciata è «fratturato, bombato verso l’esterno». E questo muro copre pure un passaggio pedonale di accesso alla casa di uno dei ricorrenti, Giovanni Marchini che a Il Tirreno confida le sue paure. «Ogni volta che passo lì sotto prego che non succeda niente. Tutte le volte che usciamo rischiamo di prenderci un sasso in testa. E anche la notte non dormo tranquillo, perché quella casa rischia di crollare direttamente sulla camera di mia figlia».

Mario Canci vive nel lato opposto dell’edificio. E «se crolla si porta via anche la mia casa», spiega.

Per questo il tribunale nel 2020 ha ordinato alla proprietaria di demolire l’immobile. Ma lei non lo ha mai fatto. Lo scorso febbraio i residenti hanno quindi presentato una querela per "omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina" e il gip Dario Berrino ha dato loro ragione condannando la donna (con un decreto penale di condanna) al pagamento di un’ammenda di 400 euro.

Nel frattempo il legale delle famiglie aveva già iniziato a scrivere al Comune per chiedere un’ordinanza sindacale contingibile e urgente in modo da ordinare alla proprietaria di mettere in sicurezza o demolire l’immobile, avvertendola che, in caso non ottemperasse, l’edificio verrebbe acquisto al patrimonio pubblico. In questo caso la demolizione spetterebbe al Comune, ma poi si potrebbe rifare con la proprietaria. «Si tratta di un provvedimento che il sindaco non solo può, ma deve adottare per eliminare pericoli che minacciano l’incolumità pubblica», spiega l’avvocato Silvestrini che da anni combatte al fianco delle famiglie di Codena.

Il Comune, stando a quanto ricostruito dal legale, ha ricevuto tre pec con la richiesta. «Sono andato anche io personalmente in municipio, ma ad oggi siamo ancora in attesa di una risposta», spiega.

Il problema è che la casa peggiora di giorno in giorno. «Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare - commenta ancora Silvestrini- e a questo punto è l’amministrazione comunale che deve intervenire, e alla svelta, anche perché stiamo entrando nel periodo delle piogge. E basta un altro acquazzone come uno degli ultimi e rischia di crollare tutto».

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