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Ugo Pisa rimane chiuso: «Ridateci il nostro parco»

Il grido d’allarme del comitato di Partaccia. L’area è inagibile dopo il maltempo di settembre

MASSA. Partaccia non è lo stesso posto, non senza il grande parco dell’Ugo Pisa. Polmone verde del litorale, luogo di incontro, ospita le passeggiate di chi ama pini e salmastro: i più atletici si concedono una bella corsa tra gli alberi, con lo iodio – il mare è proprio a due passi – tra le narici. Gli anziani si godono camminate all’ombra e nel silenzio.

Peccato, però, che quel parco, da oltre due settimane, sia inagibile: il forte vento che il 26 settembre ha messo ko l’intera città, ha inferto una bella ferita anche al parco dell’Ugo Pisa. Venti piante, di vario genere e varia altezza, non hanno retto alla violenza della pioggia e alle folate e sono crollate, una proprio al confine con via delle Pinete. Il Comune ha deciso di chiudere l’intero parco per garantirne la messa in sicurezza: un’ ordinanza e un cartello affisso all’ingresso che avvisa del divieto di accesso. Poi – assicura chi vive nella zona – più nulla: il cancello resta chiuso, il cartello è ancora lì e nella pineta non si mette piede. A farne le spese non soltanto chi nell’area verde si concedeva una passeggiata, ma anche i ragazzi e le ragazze dell’Atletica Alta Toscana: dopo la chiusura del campo scuola per il rifacimento della pista, contavano sul parco. Adesso devono rinunciare anche alla preparazione tra il verde, non hanno un posto in cui allenarsi.
Una ferita importante, la chiusura del Parco dell’Ugo Pisa, per una zona già in forte sofferenza. Vero che l’amministrazione – con un progetto finanziato per milioni di euro – sta valutando di recuperare e valorizzare proprio l’Ugo Pisa, edifici compresi, altrettanto vero che da quelle parti, tra erosione che avanza e colonie in attesa di una valorizzazione, i problemi davvero non mancano. Il parco rappresenta una valvola di sfogo. Valvola che adesso a Partaccia manca.

Ivo Zaccagna è il presidente del comitato alluvionati di Ricortola, Bondano, Casone e Partaccia. Nato per la lotta al dissesto idrogeologico, il comitato è in prima fila nella valorizzazione del tratto di litorale che, da Marina, “accompagna” fino a Carrara. È proprio Zaccagna a farsi portavoce del disagio di un’intera comunità: «Sono passate settimane dalla perturbazione – è la premessa – e il parco dell’Ugo Pisa è ancora chiuso. Ovviamente non possiamo che esserne amareggiati, delusi e sconcertati perché privati di uno spazio nostro, intendendo per “nostro” di comunità, un luogo di ritrovo e di svago. Non è più accettabile coprire con scuse banali la chiusura».
Una comunità che perde un riferimento e atleti che non hanno un luogo per la preparazione: «Non è più accettabile – prosegue, infatti, Zaccagna – vedere allenarsi sull’asfalto della strada ragazze e ragazzi perché ad oggi non si è ancora provveduto a concedere loro lo spazio che è stato tolto con un’ordinanza. Non è più accettabile privare i cittadini di spazi verdi per negligenze amministrative. Fino ad oggi sono rimasto in silenzio in attesa che da chi amministra arrivassero risposte concrete. Risposte che, però, non ci sono state ed è per questo che con oggi dico basta».

Il presidente del comitato sostiene che, nelle ultime settimane, non si siano visti lavori di messa in sicurezza o di ripristino nel parco, lavori che ne consentano una imminente riapertura. Una chiusura, quella dell’Ugo Pisa, che Partaccia somma ai tanti problemi con cui è chiamata a misurarsi da anni: la spiaggia che se ne va e le decennali diffcoltà di intervento legate alla presenza del Sito di interesse nazionale prima e regionale poi. La strada interna, che costeggia il mare e si trasforma in una risaia ad ogni mareggiata con tanto di massi abbandonati dalle onde sull’asfalto e conseguente chiusura al traffico. Le colonie, da gioielli architettonici a scheletri abbanndonati. E adesso il parco chiuso. Partaccia chiede aiuto.

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