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Sanac, convocato il tavolo al ministero. La Lega attacca Nardi: «Scaricabarile»

Un momento del corteo degli operai Sanac mercoledì scorso

Il gruppo consiliare del Carroccio: «In passato non è stato fatto nulla». I 5 Stelle: «Adesso bisogna far quadrato»

MASSA. Ci sono voluti più appelli, più incontri e anche un blocco del traffico, per ottenerlo. E, alla fine, il tavolo su Sanac al ministero è stato aperto. I sindacati sono stati convocati a Roma martedì prossimo, a trenta mesi dall’aggiudicazione dell’azienda da parte di ArcelorMittal e a una oltre una settimana dalla sua retromarcia. Il colosso dell’acciaio si è ritirato dall’acquisizione, lasciando i quattro stabilimenti sparsi sul territorio nazionale (quello di Massa, dove lavorano 110 persone, e Vado, Cagliari e Gattinara nel vercellese, per un totale di 335 dipendenti) nel baratro.

I sindacati, come inascoltate Cassandre, sono pronti a sbandierare un ve-lo-avevamo-detto, anche se questo non servirà a trovare una soluzione per gli operai che da novembre rischiano la cassa integrazione. Gli ordini sono infatti quasi fermi. Il principale committente (70 per cento del fatturato, mentre il restante 30 per cento è rivolto al settore terziario) della Sanac, l’Ilva di Taranto, che oggi si chiama Acciaierie d’Italia, da luglio è latitante.

Dopo il ritiro di ArcelorMittal, l’amministrazione Sanac ha incassato il milione di euro della fideiussione: spiccioli in confronto alle spese dell’azienda (solo per l’aumento dell’energia è previsto un sovra costo di 500mila euro). Bisognerà quindi ripartire da una gara internazionale e dal ministero.

Intanto continua lo scontro politico sulla vertenza. La Lega risponde all’onorevole Martina Nardi, che ha accusato il ministro Giorgietti (della Lega) di aver bloccato il dialogo sul caso. Secondo il gruppo consiliari del Carroccio «più di una semplice caduta di stile quelle dell’onorevole Nardi» sono «dichiarazioni inopportune nei modi e nei tempi che sanno tanto di scaricabarile per salvarsi la faccia». Anzi, nel migliore dei ping pong di responsabilità, la Lega rilancia al mittente le accuse: «Se nel corso degli anni precedenti ci fosse stata la reale volontà di fare qualcosa per Sanac - dice - ve ne sarebbe stato tutto il tempo: e lei che è onorevole da prima ancora che l’azienda andasse in amministrazione straordinaria lo dovrebbe sapere bene». E aggiunge: «Adesso tentare di smarcarsi dalle proprie responsabilità attaccando un ministro in carica da poco più di sette mesi che si trova a gestire un problema che persiste da quasi dieci anni è atteggiamento, questo si, demagogico e che non serve certo a salvare posti di lavoro».

Intervengono anche il deputato cinque stelle Riccardo Ricciardi e i consiglieri comunali Luana Mencarelli e Paolo Menchini sostenendo che «leggere sui giornali di colpe e di meriti sulla vicenda Sanac non credo faccia un buon servizio a nessuno. Parliamo di fatti e di come, soprattutto, la politica debba far quadrato su quanto accadrà». Ci sarà un bando, con scadenza ravvicinata, dicono, «nel quale si cercherà un acquirente per Sanac. Con la viceministra Alessandra Todde, stiamo seguendo costantemente la vicenda e rivendichiamo un principio fondamentale da cui non arretreremo: non si devono fare spezzatini e si dovrà rispettare la piena occupazione. Il ministro Giorgetti che, su ex Ilva, ha tenuto la delega, dovrà seguirci su questo principio».

Rifondazione comunista interviene invece in sostegno del segretario della Cgil Paolo Gozzani che, mercoledì scorso, ha lasciato il corteo dei lavoratori con l’arrivo del sindaco e al grido basta-sfilate-dei-politici. «Chi quotidianamente, come il sindaco Persiani, attua politiche locali neoliberiste e sta in una compagine, e bipartisan a livello governativo nazionale, che non perde occasione per indebolire e attaccare lavoratori, lavoratrici, sindacati - dice il partito-, non può fare passerelle sulla pelle di chi sta perdendo un lavoro proprio a causa delle logiche del mercato tanto care al sindaco». Rifondazione dice di aver «sempre auspicato che il sindacato avesse posizioni nette con chi strizza l’occhio al neoliberismo. Lo abbiamo auspicato anche quando nel centrosinistra si votava a favore dell’abolizione dell’articolo 18, per la legge Fornero, per il pareggio di bilancio, per la Bolkestein, solo per citarne alcune. Lo dicevamo perché l’analisi di quegli atti ci portò ad immaginare quello che stiamo vivendo oggi: il disgregamento della classe dei lavoratori, l’indebolimento del sindacato e di tutti i corpi intermedi, l’arrivo di una forte diseguaglianza sociale che oggi presenta un drammatico conto». © RIPRODUZIONE RISERVATA