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Protesta delle mamme di Serinper davanti al tribunale: «Processateli»

Un momento della protesta davanti al tribunale di Massa

Nuova fumata nera per i rinvii a giudizio: la procura deve selezionare il materiale dell’inchiesta

MASSA. Che sarebbe stata un’udienza lampo, giusto il tempo di decidere il prossimo rinvio, lo avevamo già scritto e così è stato: mezz’ora di tecnicismi e il gup Dario Berrino ha dato appuntamento a tutti il prossimo 16 dicembre.

Un’altra fumata nera per il caso Serinper, su cui da quasi un anno si è concentrata l’opinione pubblica, profondamente scossa dall’inchiesta su corruzione, traffico di influenze illecite e maltrattamenti all’interno delle case di accoglienza per madri sole e minori, gestite dalla cooperativa.

Ieri pomeriggio però, fuori dal tribunale di Massa, c’era anche un piccolo gruppo di mamme, con striscioni e cartelli: «Io mamma viva, contro un sistema che si è preso i miei bambini, dicendogli che ero morta»; «Rivogliamo i nostri figli»; «Adozioni programmate per sottrarci i bambini»; «Donne, denunciate l’inferno della violenza istituzionale»; «Sono una vittima Serinper, mi hanno rubato i miei figli, aiutatemi a riabbracciarli». E con un megafono, all’arrivo degli avvocati e degli imputati, qualcuna ha gridato: «Cosa aspetta il giudice? Devono andare a processo».

Al contrario delle altre udienze, forse proprio per evitare problemi con le mamme, non erano presenti né Enrico Benassi, né Alessio Zoppi, i due ex titolari della Serinper, accusati di corruzione e maltrattamenti.

«Siamo arrivate alle cinque di mattina, per protestare qui - raccontano le donne, che devono rimanere anonime perché alcune di loro hanno ancora figli minori inseriti nelle strutture o in attesa di adozione -. Avremmo voluto guardarli negli occhi, ma da un punto di vista molto diverso rispetto al passato; non come accadeva nelle case di accoglienza, quando erano forti e ci facevano paura, ma davanti a un tribunale che deve giudicarli per quello che ci hanno fatto».

Ma neanche questa volta c’è stata la possibilità per il gup di discutere e decidere in merito alle 11 richieste di rinvio a giudizio (per Alessio Zoppi, Enrico Benassi e Tamara Pucciarelli; Paola Giusti, responsabile del centro affidi del Comune di Massa; il sindaco di Villafranca in Lunigiana Filippo Bellesi, Rosa Russo, ex giudice del tribunale dei minori di Firenze, Mauro Marcelli, ex dipendente del Suap, Rosanna Vallelonga direttrice della Società della saluta della Lunigiana, Stefano Benedetti, presidente del Consiglio comunale di Massa, Giorgia Podestà, assessore al Sociale del Comune di Montignoso e il consigliere Marino Petracci) su cui ha lavorato la Procura di Massa Carrara.

Il rinvio di ieri pomeriggio, tecnicamente, è stato necessario poiché non era stato depositato il materiale richiesto durante l’ultima udienza, ovvero l’insieme di intercettazioni telefoniche e materiale da pc e telefoni sequestrati agli imputati, "depurato" delle parti non inerenti all’inchiesta.

Un lavoro che la procura non ha ancora terminato e per il quale forse ci sarà bisogno anche di un parere esterno. La Serinper, intanto, non se la passa bene: le voci di possibili chiusure di altre case famiglia della cooperativa (che ha cambiato nome, ora si chiama Levante) sono insistenti.

A seguito dell’inchiesta, su 13 strutture, sono rimaste aperte soltanto i Numeri primi di Aulla, i Numeri complessi di Aulla, i Numeri primi di Marina di Massa e i Numeri Primi di Montignoso. Da fonti sindacali, in un anno Serinper avrebbe perso circa due milioni di euro di fatturato, perché gli ingressi sono drasticamente diminuiti, come la fiducia nella cooperativa e nel suo operato. Sul piatto, infine, c’è anche una battaglia per la salvaguardia dei posti di lavoro di operatori ed educatrici, estranei alla vicenda giudiziaria, ma finiti nei problemi dell’attuale Levante.

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