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Maltempo, il raccconto della paura: «La casa ha cominciato a tremare, volava di tutto»

Carrara, nella palazzina di Stabbio i racconti della mezz'ora di terrore: «L’impalcatura si è mossa, in pochi secondi avevamo un buco nel tetto»

CARRARA. Una mamma che scappa con il bambino piccolo perché il tetto ha ceduto e l’aria li stava risucchiando. La signora dell’attico che per chiudere la tende rischia di essere colpita da una trave di legno.

Solo alcune immagini di quella che è stata una domenica di terrore, vissuta dai residenti di via Stabbio in località Fabbrica, dopo che il forte vento ha staccato l’impalcatura di un palazzo e scaraventato tutto il materiale del cantiere contro i palazzi antistanti.


Raccontano di pali che si schiantavano contro le tapparelle, auto sfondate, detriti contro il muro, sui tetti, sulle porte dei garage. Un tiro al bersaglio continuo con sullo sfondo le loro grida. Nel palazzo interessato dai lavori sono state evacuate sei famiglie per un totale di undici persone, più due cani e due gatti. Ad eccezione di una famiglia che è stata sistemata in albergo, le altre hanno declinato l’ospitalità dell’amministrazione ripiegando da parenti o amici. E all’indomani della tromba d’aria gli evacuati sono tornati davanti a casa per capire se potevano rientrare. Tra questi la signora Sofia Failla, ancora palesemente sotto choc: «Ero in casa e ho sentito dei rumori sordi, la casa ha cominciato a tremare – racconta – mi sono spaventata e sono uscita, pioveva a dirotto e ho visto l’impalcatura che stava crollando, volava di tutto. Allora sono rientrata in casa. Ero molto spaventata. Adesso sono qui in attesa che i vigili mi dicano se posso tornare a casa. Al momento sono da mia figlia ma ho un’età e voglio tornare a casa mia – aggiunge sgomenta – non voglio disturbare gli altri. Non mi fanno entrare neppure a prendere le medicine e lo sciroppo per il cuore, voglio tornare a casa mia». Spostandoci dal lato opposto di via Stabbio ci sono i residenti dei palazzi di mattoni rossi, quelli che hanno subito più danni dal distacco dell’impalcatura. Sono arrabbiati perché i vigili del fuoco non hanno ancora fatto il sopralluogo. Il primo palazzo ha subito ingenti danni, anche un buco nel tetto (appena rifatto) che ha canalizzato l’acqua di domenica nelle scale. Di ripulire l’area se ne sta occupando la ditta titolare dell’impalcatura, ma i residenti di via Stabbio vogliono sapere se il palazzo è sicuro e nell’eventualità a chi chiedere i danni. Perché di danni ne hanno subito parecchi. Tra i più colpiti c’è Ileana Torcasio, un grosso palo di legno si è schiantato contro la sua auto distruggendone la fiancata: «È stato terribile – racconta – tutti che urlavano, quei colpi sordi che non finivano mai, i pali di legno che volavano dappertutto. Una cosa agghiacciante. La signora che abita all’ultimo piano del palazzo interessato dai lavori è scesa in strada con il bambino in braccio, urlava perché il tetto si era scoperchiato e diceva che il vento li stava risucchiando. La signora dell’attico davanti al mio palazzo per chiudere la tenda è stata sfiorata da un palo di legno. La mia auto è sfondata, ed è la cosa che adesso mi amareggia di più. Il lancio di materiale ha danneggiato anche la porta del mio garage, ma i danni li hanno subiti tutti i palazzi. Molte tapparelle sono spaccate – indica – le canale si sono schiacciate, il tetto del palazzo ora ha un buco. I danni sono molti e la paura è stata tanta». Più fortunato Stefano Nicolini: «Per fortuna solo dei danni alle auto – dice – e per fortuna che quando è successo pioveva e non c’erano persone in strada, sennò diventava una tragedia. Pioveva forte e mio figlio ha chiesto di tirare giù la tapparella, due secondi dopo abbiamo sentito che contro i palazzi si stava schiantando di tutto». Spostandoci all’angolo con viale XX Settembre di danni riferisce anche Jean Pierre Dell’Amico del bar Il Germoglio: «Non è una novità – dice – ogni volta che piove qui si allaga tutto. Stamani mi sono ritrovato con cinque centimetri d’acqua nel locale. Ho dovuto rialzare tutti i mobili perché succede spesso. L’abbiamo denunciato più volte ma nessuno ci ascolta e non canalizzano».

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