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Il giudice di pace a Gaia sulle bollette: «Basta far pagare di più i non residenti»

Altra sentenza choc: illegittima la disparità di trattamento su fognatura e depurazione. Rimborso di 700 euro a un utente

MASSA. Il giudice di pace lo dice chiaramente: che tu sia residente o non residente, la bolletta dell’acqua deve essere sempre quella. Una sentenza che cambia davvero le carte in tavola: attualmente chi a Massa ha la casa, ma non la residenza, fa i conti con fatture ben più salate di quelle dei massesi. Se, infatti, la spesa per l’acqua è a consumo, i servizi di depurazione e fognatura non hanno costo fisso: il residente paga in media 97 centesimi a metro cubo per la fognatura e 72 per la depurazione. Ma i non residenti, per gli stessi servizi, sborsano parecchio di più: 2,20 euro a metro cubo per la fognatura e 1,63 euro per la depurazione. Una differenza che – il giudice di pace Vincenzo Locane lo evidenzia nella sua sentenza – non ha giustificazione. Stesso servizio uguale stessa spesa.

A promuovere la causa è Paolo Bacchi, sostenuto dall’Associazione Proprietari non residenti Massa (Assoproms) e da Confconsumatori. È Confconsumatori a garantire, infatti, l’assistenza legale dell’avvocata Francesca Galloni. L’associazione non residenti assicura che il ricorso al giudice è stata l’ultima ratio: «Assoproms – spiega il suo presidente Luciano Angella – da qualche anno ha sollevato il problema di fronte a Gaia spa, all’autorità idrica toscana e ad Arera, autorità nazionale per l’energia. Anche di fronte a prove documentali – dettaglia Angella – la nostra associazione non ha ottenuto la disponibilità ad applicare agli utenti non residenti le medesime aliquote applicate agli utenti residenti». Ecco quindi la scelta di una causa “pilota” che faccia da apripista ad altre cause promosse da non residenti. L’utente richiama una sentenza in materia di rifiuti con cui nel 2017 il Consiglio di Stato afferma che non può esserci una differenza di aliquote per lo stesso servizio tra cittadino residente e non residente. Gaia, da parte sua , cita provvedimenti e atti di Arera. Il giudice, però, ritiene che quei provvedimenti non possano avere effetto sul contratto tra utente e Gaia, contratto che ritiene di natura privatistica. Ecco quindi la sentenza, la seconda che infligge un colpo importante al sistema di tariffazione di Gaia: nelle scorse settimane, infatti, la Cassazione, pronunciandosi sulla società ligure Acam Acque spa, ha dichiarato illegittime le partite pregresse (cifre fatturate in bolletta per precedenti spese di investimento). Adesso Gaia deve fare i conti anche con la sentenza 221 del 21 settembre con cui il giudice di pace Vincenzo Locane, in merito ai servizi di depurazione e fognatura, dichiara illegittima la disparità di trattamento tra residenti e non residenti.


«L’anomalia – spiega il presidente Angella – è riscontrabile solo nella provincia di Massa Carrara e in parte della Versilia. La sentenza del giudice di pace ha frotto un sistema di tariffazione apparso illegittimo: la disparità di trattamento non trova fondamento nella legge, ma si basa su una impostazione tariffaria arbitraria. Vogliamo sperare che ora si possa ripristinare la parità delle aliquote di fognatura e depurazione, senza indugi e ulteriori ricorsi giudiziali, facendo uso di buon senso e di logica».

Sì perché Gaia potrebbe decidere di fare appello al Tribunale. Senza dimenticare che la sentenza riguarda la causa promossa da un cittadino relativa ad un solo contratto, il suo. Quello che lega utente e Gaia spa. Gli effetti di quella sentenza non si estendono, infatti, ad altri contratti. Salvo la scelta di Gaia di ritenere la pronuncia un “faro” da seguire.

Certo è che il giudice di pace riconosce non solo il diritto dell’utente a pagare fognatura e depurazione con la stessa tariffa con cui le pagano i massesi, ma anche quello a ricevere un rimborso complessivo, calcolato in 700 euro, pari alla differenza tra spese per fognature di residenti e non residenti dal luglio del 2015. La causa è stata promossa, infatti, nel luglio 2020 e, in materia fiscale, la prescrizione è di cinque anni, non è quindi possibile ricevere rimborsi relativi ai periodi precedenti.

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