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Oss non vaccinata, il tribunale: «Deve fare il tampone»

In attesa dell’esito delle verifiche dell’Asl sul suo caso, la dipendente di Villa Andrea dovrà controllarsi regolarmente per poter continuare a lavorare

MASSA. Aveva rifiutato la richiesta del titolare di sottoporsi al tampone, nonostante non fosse vaccinata e nonostante la normativa imponga al personale sanitario di esserlo. Adesso l’operatrice socio sanitaria, per continuare a lavorare, dovrà farsi il test regolarmente. È quanto deciso davanti al giudice del lavoro, Augusto Lama, dopo una serie di udienze al termine delle quali lavoratrice e rsa hanno trovato un accordo: in attesa della pronuncia dell’Asl sul suo caso, lei continuerà a lavorare ma con il tampone.

La struttura è Villa Andrea, a Massa. Ed è stato il titolare a portare la dipendente in tribunale. Chiedeva che si sottoponesse al tampone. Lei sostiene di non potersi vaccinare «adducendo - si legge nell’ordinanza del tribunale di Massa - di essere portatrice di patologia organica autoimmune», quindi di «non essere presidiata da sufficiente corredo di anticorpi per cui l’eventuale vaccinazione contro il covid potrebbe comportarle dei seri di rischi di reazioni o complicanze pericolose per la su salute».

Il decreto legislativo dell’aprile scorso ha imposto l’obbligo vaccinale a tutti gli operatori sanitari. «Solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate - si legge nel decreto -, attestate dal medico di medicina generale, la vaccinazione non è obbligatoria».

Tocca alle fare gli accertamenti. Funziona così: la Regione chiede alle strutture del territorio l’elenco dei dipendenti e controlla lo stato vaccinale di ciascuno di loro. Se qualcuno risulta non vaccinato (come nel caso dell’oss di Villa Andrea) viene segnalato all’Asl, la quale chiede al lavoratore di produrre la documentazione (quella che attesti la vaccinazione, la richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale). Se il dipendente non la presenta entro cinque giorni, l’Asl gli ordinerà di vaccinarsi. E se non si vaccina, viene sospeso. La normativa dice anche che, in caso di sospensione, «il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio». Ma «quando l’assegnazione a mansioni diverse non è possibile, per il periodo di sospensione, non è dovuta la retribuzione».

Nel caso di Villa Andrea, l’iter di accertamento non è ancora concluso. «Allo stato, dunque - si legge ancora nella sentenza - non è possibile delibare nel merito della sussistenza, o meno, di un impedimento di carattere fisico, o di potenziale danno alla salute della lavoratrice resistente a sottoporsi alla vaccinazione suddetta». L’unica soluzione possibile, per il giudice, è che, nel frattempo, la dipendente si sottoponga al tampone, altrimenti rischia di essere licenziata.

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