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Licenziato dalla Regione per assenteismo. Il giudice lo reintegra: «Usciva per lavoro»

Le immagini delle telecamere installate dai carabinieri

Il tribunale ha condannato l’ente a risarcire il dipendente del Genio civile di Massa Carrara: «Non gli pagavano nemmeno gli straordinari»

MASSA. Era stato licenziato in tronco dalla Regione dopo lo scoppio dell’inchiesta sull’assenteismo al Genio civile, perché secondo la procura avrebbe «sottratto 147 ore al datore di lavoro», uscendo, per motivi personali, senza timbrare il cartellino. Ma secondo il giudice del lavoro, Augusto Lama, non solo Gianni Dell’Ertole, geometra al settore sismica, avrebbe utilizzato tutte quelle ore, o quasi, per servizi esterni o per pause caffè «ovviamente non istituzionalizzata ma pacificamente ammessa da entrambe le parti in conflitto», ma avrebbe anche svolto «numerose» ore di straordinario non retribuite e non utilizzabili neanche per il recupero. Per questo il tribunale di Massa ha condannato la Regione a reintegrare «il lavoratore ingiustamente licenziato nel suo originario posto di lavoro», nonché a risarcirlo dei relativi danni patrimoniali causatigli dal provvedimento versandogli un’indennità di 12 mensilità. Una sentenza completamente diversa rispetto alle due già emesse nei confronti di altrettanti dipendenti del Genio civile, a cui il giudice ha invece confermato il licenziamento. Gli imputati, nel procedimento penale, sono 48 e la procura ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Sedici quelli licenziati.

Il giudice ha accolto il ricorso di Dell’Ertole, perché, anzitutto, «non risulta – si legge nella sentenza – concretizzata la violazione disciplinare più grave consistente nella falsa attestazione della presenza in servizio, mediante alterazione dei sistemi di rilevamento delle presenze o con altre modalità fraudolente, ovvero nella giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa, o che attesta falsamente uno stato di malattia». Anzi, questa ipotesi «non è neanche stata menzionata nell’informativa finale di polizia giudiziaria».


Per quanto riguarda invece l’utilizzo del badge, secondo il giudice, «c’è un equivoco di fondo». Quando i dipendenti devono uscire per servizi esterni, infatti, non utilizzano il cartellino ma una «forse eccessivamente complessa e macchinosa», procedura attraverso un portale telematico intranet, attraverso il quale i lavoratori devono chiedere l’autorizzazione al dirigente. Autorizzazione che, però, non è immediata. Capita che arrivi dopo giorni. Motivo per cui era prassi non attendere la risposta. Nel caso di Dell’Ertole, si legge nella sentenza, «è evidente che, nella più gran parte dei casi, il dipendente non attendeva l’esito della sua domanda di uscita, ma usciva senz’altro a svolgere le sue mansioni esterne e quindi, solo dopo la conclusione della missione, relazionava». Secondo il giudice «dall’istruttoria non sono emerse prove che egli, nel corso delle missioni esterne contestate abbia destinato i relativi tempi allo svolgimento di altre attività, lavorative personali, o di svago, ovvero di impegni extra lavorativi di qualsiasi altro genere». Le assenze di Dell’Ertole sarebbero da inquadrare nella pausa caffè «prassi tollerata dalla Regione». Dalla sentenza, emerge anche che, non solo il lavoratore non avrebbe impiegato tutte quelle ore contestate per attività personali, ma avrebbe svolto ore di straordinario non retribuite perché, da regolamento, «le ore di lavoro straordinario svolte dai dipendenti regionali addetti al settore sismica non venivano retribuite».

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