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Vince tutte le cause ma aspetta il Tfr da 17 anni

Massa. La donna ha lavorato fino al 2004 in una sala corse che ancora le non ha versato la liquidazione, nonostante le sentenze in suo favore di tribunale, corte di appello e Cassazione. Ora le dà ragione anche il giudice del lavoro

MASSA. Ha smesso di lavorare per quella società nel 2004, eppure non ha ancora ricevuto un centesimo della liquidazione che le spetta. Non dall’azienda per cui ha lavorato. Solo l’Inps le ha anticipato circa 7.600 euro degli oltre 39mila che avrebbe dovuto ricevere già da tempo. A maggior ragione per sul suo caso si sono già pronunciati, a suo favore, tribunale, corte di appello e Cassazione. Adesso si è (ri)pronunciato anche il giudice del lavoro Augusto Lama che le ha dato nuovamente ragione, respingendo il ricorso dell’ex titolare contro il decreto ingiuntivo per i crediti retributivi risarcitori. Il tribunale di Massa ha solo ricalcolato la somma da versare alla lavoratrice, sulla base di quella già anticipata dall’Inps.

Una storia di una società, la Sala corse di Massa Carrara di Ughi e Paggini snc, trasformatasi, nel 2011, nella Sala corse di Massa Carrara sas di Luigi Fiorillo, e poi fallita. E di una ex dipendente rimasta, nei vari passaggi, senza lavoro e senza tfr. La donna, nel 2005, si appellò al tribunale di Massa e vinse la causa (la decisione arrivò nel 2010). La sentenza del giudice del lavoro venne poi confermata dalla Corte di appello e della Cassazione e costrinse l’ex titolare a versare oltre 75mila euro, di cui circa 35mila di somma capitale e il resto di interessi e spese legali. Somma vai versata. L’ex titolare ha fatto ricorso contro il decreto ingiuntivo sostenendo che non ci fosse collegamento tra la prima e la seconda sala corse e che non spettasse a lei pagare la liquidazione. Ma secondo il giudice Lama «con tutta evidenza la seconda è la continuazione della prima, con conseguente esclusione di ogni effetto liberatorio per i soci dell’originaria società sala corse di Massa Carrara di Ughi e Paggini snc, anzi sotto questo profilo, la trasformazione anzidetta appare un evidente stratagemma per liberare i soci delle obbligazioni sociali gravanti sulla precedente compagine sociale, tra le quali quelle retributive a favore della lavoratrice».

Secondo il tribunale infatti «l’originaria società non è stata semplicemente estinta, con successiva creazione ex novo» della seconda società, «il che – si legge nella sentenza del giudice Lama – peraltro non sarebbe stato comunque decisivo, perché, in tal caso, avrebbe dovuto essere dimostrato una diversa composizione dell’elemento personale, nonché del capitale sociale, che invece appare identico tra le due compagini sociali anzidette, ma è stata, invece, trasformata». Da qui la decisione di respingere il ricorso dell’ex titolare. È stata tuttavia ricalcolata la cifra che dovrà versare sulla base della somma già ottenuta dalla donna direttamente dall’Inps, che si è fatto garante al posto dell’azienda. La somma è di 67. 801 euro, di cui 31. 823 a titolo di residui crediti retributivi spettanti, ancora, alla donna, dopo 17 anni.

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