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Sanac, ordini fermi e acquisizione incerta. La Cgil: scandaloso silenzio del ministro

La protesta degli operai Sanac sotto il Comune di Massa

Gli operai dell’azienda apuana ieri sono stati ricevuti prima dall’amministrazione poi dal prefetto: «Troppe incertezze»

MASSA. Alle 9 di mattina gli operai della Sanac erano già sotto il Comune in attesa di essere ricevuti dall’amministrazione. Erano gli stessi, uno più o uno meno, scesi in piazza nel giugno del 2020 in occasione dello sciopero nazionale. Anche perché le incertezze sono sempre le stesse. Forse sono pure aumentate.

C’è sempre l’incognita dell’acquisizione da parte di ArcelorMittal dell’azienda apuana, per due anni rimandata a suon di proroghe, l’ultima della quale scade il 30 settembre. E se il colosso dell’acciaio acquisterà, bene, «altrimenti si torna a una gara internazionale», spiega Nicola Del Vecchio, sindacalista della Filctem Cgil, presenti ieri all’incontro, prima in Comune poi in prefettura. «Ad oggi sappiamo che non dovrebbero esserci altre proroghe – continua – ma non abbiamo certezze su nulla».


C’è poi il nodo degli ordini. Sanac produce refrattari, materiale impiegato nella siderurgia. Un settore che vive un momento di calo produttivo. Ma il problema principale, in questa vertenza, è un altro. E cioè che il principale committente (60 per cento della produzione) della Sanac è l’Ilva di Taranto, che oggi si chiama Acciaierie d’Italia. La scorsa primavera la multinazionale franco-indiana ArcelorMittal ha finalizzato l’accordo con Invitalia, società controllata dal ministero dell’Economia, creando una partnership pubblico-privato per il rilancio del gruppo siderurgico. Poco dopo quell’accordo, gli ordini da parte dell’acciaieria di Taranto alla Sanac si sono fermati.

«È questo che non capiamo – dice Del Vecchio – è lo Stato che sta affamando il lavoro». Il rischio, nel caso non si sblocchino gli ordini, è la cassa integrazione per alcuni lavoratori a partire da novembre.

«Così lo Stato si ritroverebbe a pagare due volte: per i prodotti che da quello che ci è stato detto comprano all’estero da nostri competitori che poi ci commissionano alcune produzioni, e per la cassa integrazione», commenta Stefano Tenerini, della Femca Cisl.

Scopo della protesta di ieri era quello di chiedere un tavolo ministeriale «per avere risposte». I sindacalisti hanno quindi incontrato prima il vicesindaco Andrea Cella e l’assessore ai lavori pubblici Marco Guidi, poi il prefetto Claudio Ventrice. «È scandaloso – dice Del Vecchio – che non sia stato convocato un tavolo dal ministero. È incomprensibile che non ci sia dialogo con il ministro, peraltro della stessa forza politica di questa amministrazione».

«Ognuno di noi – commenta invece Tenerini – può appellarsi al politico di turno o all’ente di turno ricevendo le più svariate risposte, ma abbiamo bisogno di risposte ufficiali».

La prossima settimana, il coordinamento delle aziende Sanac in Italia (sono quattro) scenderanno nuovamente in piazza, questa volta tutte insieme a Roma.

Intanto sul caso è intervenuto anche Riccardo Ricciardi, vicecapogruppo M5S alla Camera, parlando dell’industria dell’indotto siderurgico che ha sede a Massa e che conta 100 lavoratori in attesa di notizie sul proprio futuro. «La situazione della Sanac sta, sempre di più, diventando inaccettabile – dice –. Abbiamo un’azienda di lavoratori che, da anni, nonostante le incertezze, mantiene una qualità di produzione di prim’ordine. Abbiamo il committente principale, Acciaierie d’Italia (ex Ilva) che, sostanzialmente, sta acquistando non più da Sanac il materiale necessario. La nostra viceministra Todde incontrerà i commissari di Sanac e di Invitalia, l’agenzia nazionale che partecipa al capitale sociale di Acciaierie d’Italia, per avere chiarimenti su questa linea aziendale».

«La gestione di Acciaierie d’Italia – commenta ancora Ricciardi – un dossier di competenza di Giancarlo Giorgetti, ministro allo sviluppo economico della Lega, che deve delle spiegazioni sul motivo per cui si sta mettendo a rischio il lavoro di centinaia di persone, a favore di qualche azienda straniera. Il “prima gli italiani” sempre più uno slogan che si usa per fare becera propaganda. Quando si fanno operazioni di questo tipo per arrivano prima tutti gli altri».

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