Contenuto riservato agli abbonati

«Aiuto, mi tolgono i bambini». Si uccide giovane madre ex ospite di Serinper

La donna era stata ospite di una struttura gestita dalla cooperativa della Serinper. A trovarla priva di vita in casa, nei giorni scorsi, è stato il compagno con cui viveva 

MASSA. Si è tolta la vita: l’ha trovata il compagno in camera da letto, ieri pomeriggio in Liguria.

Lei era una delle “mamme Serinper”, ovvero una di quelle donne ospiti delle case di accoglienza per persone in difficoltà gestite dalla cooperativa apuana, finita poi sotto inchiesta anche per maltrattamenti sui minori. Era uscita da poco meno di un mese da una di quelle strutture, dove aveva vissuto per più di quattro anni assieme ai suoi figli. Doveva essere l’inizio di una nuova vita: così raccontano le altre madri che la conoscevano e con cui, da quando è partita l’inchiesta della Procura di Massa, aveva stretto rapporti di confidenza, raccontando in alcune chat esperienze, paure e sogni. Faceva parte anche di un gruppo di mamme che avevano deciso di mettersi nelle mani di un avvocato per dare voce alla loro esperienza all’interno delle strutture, alla luce delle indagini in corso sulla cooperativa.


Lei – racconta chi l’ha conosciuta – era sempre stata una battagliera, anche prima che avvenissero gli arresti degli amministratori della Serinper. La chiamavano “la guerriera”: era stata tra le prime, ad esempio, a denunciare, anche al Tirreno, la carenza di cibo, scattando, senza farsi vedere, le fotografie dei frigoriferi vuoti, della muffa negli angoli delle camere, dei lucchetti alle credenze e raccontando le sue giornate, “trattata come una schiava” dalle sei di mattina fino a sera.

Il suo percorso con la cooperativa era finito un mese fa. Quando è uscita da una di queste strutture toscane ha detto alle amiche di sentirsi rinata e finalmente al sicuro. L’aspettava una nuova casa, un compagno, e soprattutto una vita assieme ai suoi figli, seppur tra tante difficoltà. Il suo percorso con i servizi sociali, infatti, non era ancora finito: la donna era andata a vivere in un’altra provincia con il compagno e i figli si dividevano tra lei e il padre naturale. Poteva vederli a settimane alterne. Aveva sempre e ancora bisogno di assistenza. Era sotto controllo, anche nel rapporto con i bambini. È il suo avvocato ad averla sentita per l’ultima volta, la notte prima che si togliesse la vita. In quel messaggio c’era scritto: «La mia vita è un inferno. Sono disperata, aiutami». A farle perdere la speranza di una vita finalmente libera insieme ai suoi figli c’era stato, forse, quell’ultimo intervento dei servizi sociali, deciso a seguito di un’aspra lite che la donna aveva avuto con il compagno, placata solo dall’arrivo delle forze dell’ordine. I bambini non potevano stare più in quell’ambiente e sono stati affidati temporaneamente al padre, in Toscana. «I miei bambini sono la cosa più preziosa che ho» aveva scritto la donna al suo avvocato, che stava cercando una soluzione, per farle riavere i figli. Non ha fatto in tempo. Poi la notizia arrivata dai servizi sociali lunedì: i bambini avrebbero cominciato la scuola nella città del padre e non dove risiedeva la madre. La decisione era stata presa. Forse è stato questo a togliere ogni speranza alla donna che ha deciso di uccidersi, togliendosi la vita in quella casa in Liguria in cui pensava che avrebbe vissuto per sempre senza i suoi bambini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA