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I cinghiali abbattuti “ristoro” per gli agricoltori

Cinghiali in un campo (FOTOD'ARCHIVIO)

I coltivatori, autorizzati ad abbattere i capi, potranno disporne: lo ha deciso la Regione come forma di risarcimento per i danni subiti alle coltivazioni

AULLA. In attesa che domenica 10 ottobre inizi, nella nostra provincia, la caccia al cinghiale nelle aree vocate con la tecnica del prelievo in braccata, ovvero a squadre, gli ungulati continuano ad imperversare nelle campagne lunigianesi.

In questa estate che volge al termine è stato davvero il problema più sentito per gli agricoltori, poiché così tanti cinghiali non si erano mai visti da queste parti. E con così tanti esemplari in giro per i boschi, quindi con tante bocche da sfamare in più, le devastazioni arrecate alle coltivazioni sono state inevitabili. Comprensibile, quindi, la disperazione degli agricoltori, visto che i loro appezzamenti di terreno sono, letteralmente, assediati. Ma non vanno dimenticati, neppure, i semplici contadini per hobby, molti dei quali hanno rinunciato a fare l’orto. E c’è anche un problema di sicurezza, ad esempio per gli automobilisti, i quali incrociano, non di rado, i grossi suini per le tortuose strade di campagna.


Fortunatamente, una buona notizia arriva dalla Coldiretti, la quale informa che i capi abbattuti dagli agricoltori potranno essere utilizzati da questi come ristoro, magari essere venduti ad un ristorante per essere serviti in tavola. I cinghiali abbattuti dagli agricoltori sul proprio terreno, così come previsto dalla legge 3/94, in assenza di un centro di sosta all’interno dell’Ambito Territoriale di Caccia, potranno essere utilizzati per rifondere i danni provocati o per rimborsare i costi sostenuti per l’intervento.

Lo ha precisato la Direzione Regionale Sviluppo Rurale, che ha finalmente chiarito un altro aspetto che ha reso, fino a qui, complicata l’attuazione della legge regionale approvata su proposta dell’assessore all’agricoltura, Stefania Saccardi. A renderlo noto è, come accennato, Coldiretti, che esprime soddisfazione per un chiarimento che consentirà di rendere esecutiva, sui territori, la possibilità per gli agricoltori muniti di tesserino venatorio di intervenire direttamente per difendere le coltivazioni dagli attacchi di cinghiali, storni, piccioni e nutrie.

Il chiarimento della Regione Toscana, infatti, non lascerebbe spazio ad equivoci: nel caso in cui non sia stato istituito il Centro di Sosta (CdS) all’interno dell’ATC, o comunque in caso di impossibilità a ricevere, possono seguire quanto previsto dall’articolo 37 al comma 6 ter, cioè possono essere utilizzati per rifondere i danni provocati o per rimborsare i costi sostenuti per l’intervento, destinandoli al soggetto che ha effettuato l’abbattimento. Dovrà essere, in ogni caso, tenuta traccia della destinazione dei capi.

«Il chiarimento fuga ulteriori motivazioni che hanno reso fino a qui sterile una legge che punta a tutelare agricoltura e comunità – spiega Coldiretti –. La legge prevede che la gestione post-abbattimento del cinghiale sia in capo alle ATC attraverso l’attivazione dei Centri di Sosta. Laddove, però, non siano stati attivati o non siano presenti, potranno essere direttamente i proprietari o conduttori dei fondi a gestire i capi abbattuti. È un bel passo in avanti».

Gianluca Uberti

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