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Fosdinovo, in 25 a farsi vaccinare dopo l'appello della sindaca: «Non per il caffè ma per la competenza del dottore»

Alcuni momenti della giornata di vaccinazioni

Bianchi: «Ancora poche le adesioni, insistiamo servono risposte ai dubbi per vincere la paura»

FOSDINOVO. La paura. E poi la disinformazione. E entrambe le cose insieme. Ci sono, certamente, anche gli irriducibili: quelli con le proprie “teorie” per quanto lontane da ogni evidenza scientifica. Ma sono soprattutto paura e disinformazione a tenere lontane le persone dai centri vaccinali contro il Covid. Lo ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la giornata di vaccinazioni libere organizzata a Fosdinovo in occasione della quale la sindaca, Camilla Bianchi, per accendere i riflettori sulla percentuale ancora troppo bassa di vaccinati nel proprio territorio, aveva organizzato qualche cosa in più: il caffè con la sindaca. Cioè un caffè offerto dalla prima cittadina e, con lei, dall’assessora alla sanità Paola Galiati, a chi si presentava per farsi fare l’iniezione.

In pochi ne hanno approfittato. I nuovi vaccinati di ieri sono stati 25. Ma se lo hanno fatto non è stato, né se lo sarebbe aspettato la sindaca Bianchi, per il caffè pagato. A vincere contro paura e disinformazione – come lei stessa conferma – è stata la competenza e la pazienza del personale sanitario che ieri era impegnato nelle vaccinazione. «Il medico in servizio – spiega Camilla Bianchi – è stato davvero in gamba».


In un caso ha dedicato 40 minuti a una paziente terrorizzata dai possibili effetti del farmaco. Il dottore le ha dedicato tutto il tempo necessario, spiegando il possibile e, a tratti, anche l’impossibile. Vinta la paura il resto è stato facile.

«Nel primo open day per le vaccinazioni si sono presentanti in 30, oggi (ieri, nrd)25 – spiega Bianchi – l’andamento è, per così dire, lento. Ma insistiamo, pian pianino anche se fossero sempre questi numeri ad ogni iniziativa, raggiungeremo il risultato. Il caffè, come sapevamo, aveva lo scopo di sollevare il problema, evidenziare che al di là dei proclami sul numero di persone vaccinate a livello nazionale c’è ci va bene bene e chi no. Alcune delle persone sono comunque venute a bere il caffè con noi: è stato piacevole, si è creata una bella atmosfera. Molte di loro ci hanno spiegato di aver ritardato la vaccinazione per paura. Una paura vinta anche grazie al medico, molto bravo, che era in servizio ieri. La dimostrazione che non servono escamotage. Il caffè è un pretesto per affrontare un problema ma la differenza l’ha fatta il parlare con le persone e dovrebbero farlo in primo luogo i medici perché le persone hanno domande importanti e pertinenti da fare, alle quali non siamo noi amministratori che possiamo rispondere».

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