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Matec, l’azienda che ha fatto bingo con l’ecologia: «Sì a una scuola»

Massimo Bertolucci e Matteo Goich

L’impresa di depurazioni industriali (24 milioni di fatturato) punta ad aprire un istituto di formazione specializzato

MASSA. Già l’ingresso, con la sua eleganza e imponenza, fa capire di essere di fronte a un’azienda moderna e lanciata nel futuro. La Matec Industries, impresa apuana da 24 milioni di euro di fatturato nel 2021, che progetta e realizza impianti di depurazione e filtrazione acque reflue in moltissimi settori, è in continua crescita. I suoi fondatori Matteo Goich e Massimo Bertolucci hanno avuto l’intuizione di puntare sull’ambiente e la scelta è stata azzeccata.

«Noi abbiamo iniziato facendo impianti per il trattamento delle acque nel settore industriale soprattutto in quello minerario e nelle cave – spiega Goich –: abbiamo fatto impianti per le cave di marmo e per altre attività in loco come la FassaBortolo a Molassana, insomma ci sono tante connessioni con il territorio poi Matec è cresciuta tanto a livello di gruppo nel mondo».


L’azienda, nata nel 2003, oggi conta 200 dipendenti ma «sicuramente abbiamo ampi spazi per crescere ancora – dice il manger –. Crediamo nel futuro, siamo diventati una bella realtà e abbiamo fatto tanti investimenti durante il covid proprio per essere pronti alla ripartenza e infatti c’è già stata quest’anno e ci sarà nei prossimi anni un boom di tante attività. Ognuna nel proprio settore e noi siamo arrivati all’ecologia, al riciclaggio dell’acqua, alla pulizia dei terreni contaminati, problemi molto importanti e attualissimi perché si è capito che non si può continuare a inquinare, a buttare, prima si faceva un buco e chi lo trovava era un problema suo. Ora non si fa più così, in tutto il mondo».

L’azienda apuana guarda principalmente al mercato straniero. È lì che ha il 90 per cento degli affari. Anche se questo anno, con il recovery fund, «si sta investendo tanto in Italia in infrastrutture dove vediamo tanti tunnel, gallerie, ponti e quindi tutte le attività collegate, chi fa cemento, chi costruzioni».

Tutti, dice Goich, «hanno bisogno dei nostri macchinari e noi avendo ampliato la nostra gamma, perché prima eravamo solo dedicati alla depurazione dell’acqua, ora siamo pronti, ci siamo ampliati a 360 gradi su tutti gli altri settori. Quindi macchine per la frantumazione, macchine per i lavaggi della sabbia, degli inerti, della ghiaia, dei terreni contaminati e tutte queste cose che ci hanno aperto altri orizzonti».

Tutto viene costruito nell’azienda in via Aurelia, a Massa. «Noi abbiamo sette stabilimenti all’interno della zona industriale di Massa – spiega il manager –: sono circa 10mila metri quadri, a Massa impieghiamo circa 100 persone e tra Brasile e America circa 200». Un’attività, quindi, con un’importante ricaduta occupazionale nel territorio, diretto e indotto. «Abbiamo in previsione di ampliarci sempre di più – continua Goich –, perché le richieste ci sono: abbiamo acquisito per esempio commesse importanti come quella della Tesla Cospy Six per il tratto spaziale che va su Marte. Abbiamo preso noi la commessa per la depurazione delle acque e dei fumi a Cape Canaveral, sono cose importanti, che danno anche soddisfazione».

E i progetti non finiscono qui, perché il piano dell’azienda apuana, a epidemia finita, è quello di aprire a gennaio la prima scuola Matec «e vorremmo trovare la convenzione con qualche istituto per fare ai ragazzi alternanza scuola lavoro, farli crescere all’interno dell’azienda e lavorare per noi o le nostre consociate nel mondo. Chi ha lo spirito, i ragazzi che hanno voglia di fare esperienza all’estero, in America o Brasile, in Australia, creare un indotto anche da questo punto di vista». In provincia già ci sono: l’istituto tecnico, la scuola del marmo, il nautico, e questa scuola arricchirebbe il pacchetto formativo. «Abbiamo eccellenze che non vengono sfruttate, come anche l’alberghiero, l’Ipsia, dispiace che non ci sia più la ragioneria ma bisognava trovare anche qui una soluzione. Perché, come ha detto anche il presidente Draghi, dobbiamo fare tutti scuole classiche o scientifiche. Servono anche scuole tecniche, sia per necessità che per la passione. Piano piano, a piccoli passi, facendo come si suol dire il passo secondo la gamba, però vogliamo arrivare a fare un bel lavoro».

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