Neonata ricoverata per covid, potrà uscire dalla Rianimazione

Un ospedale pediatrico

Migliorano le condizioni della piccola finita al Meyer. La pediatra: «Ecco perché è importante l’immunità di gregge»

MASSA. La neonata carrarese ricoverata al Meyer per il covid sta meglio e presto potrà uscire dal reparto di rianimazione. E la sua voglia di vivere si vede da qui: dalle volte che ha vinto.

Nata prematura, ha avuto bisogno di essere aiutata a respirare. Ma ce l’ha fatta. È uscita dall’ospedale dopo qualche giorno di ricovero, fragile ma in perfetta salute. A due mesi e mezzo di vita però subito un nuovo colpo: il covid. Lo ha preso dai genitori che stavano aspettando di ricevere la prima dose di vaccino.


All’ospedale Noa hanno deciso di trasferirla al Meyer, dove è stato allestito un reparto pediatrico covid, per precauzione. Non è mai stata a rischio, ma, avendo i polmoni fragili, i medici apuani hanno preferito andare sul sicuro. È stata portata in rianimazione, dove è stata – ed è tuttora – sottoposta a ossigenoterapia, ma non ha mai avuto bisogno del casco come sembrava in un primo momento. Le sue condizioni migliorano. Presto, fanno sapere dall’ospedale pediatrico fiorentino, potrebbe passare a un sistema assistenziale di minor intensità.

Anche i genitori hanno avuto la febbre, ma l’unico pensiero in questi giorni è stata la loro piccola. Non sono no vax. Aspettano il vaccino. Il padre aveva l’appuntamento fissato nei prossimi giorni.

La possibilità di somministrare il vaccino anti-Covid ai bambini è invece ancora fonte di dibattito all’interno della comunità scientifica. Anche perché è stato dimostrato che il covid risulta meno pericoloso tra i giovani, per cui il rapporto rischi-benefici relativo alla vaccinazione è diverso rispetto a quello esistente per gli adulti.



Secondo Fabiola Salvetti, pediatra carrarese, i piccoli non vengono vaccinati perché «i vaccini non sono stati ancora testati sui minori di 12 anni. In Israele e in America li stanno testando nella fascia che va da un anno a 12, ma non è un percorso breve».

Tutti i vaccini, spiega la pediatra, «seguono questo percorso». Vengono testati sugli adulti, poi sui bambini.

Ed è per questo, dice la dottoressa, che «è importante l’immunità di gregge. Per tutelare le fasce deboli». Che non sono solo anziani o malati. Ma anche loro: i bambini. O meglio i neonati che «sono i più deboli nella fascia degli under 12» e che, se contagiati, «possono presentare dei sintomi gravi».

Diverso il parere espresso nei giorni scorsi da Fabrizio Pregliasco, virologo, ricercatore in Igiene generale e professore all’Università di Milano secondo cui, a fronte della diffusione della nuova variante Delta, «è fondamentale procedere a una copertura vaccinale anche dei più piccoli perché anche loro sono coinvolti nella catena di contagio». Secondo il noto virologo italiano si potrebbe iniziare a vaccinare i bimbi da sei mesi in su. «Sono in corso sperimentazioni che lo confermeranno – ha detto a Repubblica –, ma per mettere in scacco il virus è necessario raggiungere qualcosa di simile alla cosiddetta immunità di gregge, e dai 12 anni in poi non la raggiungiamo».

E fin qui la scienza, che farà il suo corso. Intanto la buona notizia è che la neonata carrarese riuscirà a superare se stessa per la seconda volta in nemmeno un mese di vita.

La mamma è ricoverata insieme a lei all’ospedale Meyer: non ha bisogno di cure, ma almeno può stare, in isolamento, con la piccola, in attesa che esca di nuovo vittoriosa dall’ospedale. —

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