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Dipendente della Rsa non vaccinata rifiuta il tampone: rischia il licenziamento

Il caso a Massa. L’operatrice socio sanitaria portata in tribunale dal responsabile della struttura. Il giudice: «Si sottoponga al test»

MASSA. Davanti al giudice del lavoro, lei dice di non potersi vaccinare per problemi di salute («ho tutti i vaccini, non sono una no vax») e di non voler fare il tampone «perché non è obbligatorio». Il titolare, invece, ribadisce che lei, operatrice socio sanitaria della rsa, il tampone lo dovrebbe comunque fare «per tutelare se stessa e gli altri». E, alla fine, il giudice Augusto Lama l’ha invitata a fare il test, rinviando tutto a fine agosto per una decisione sul suo futuro all’interno della struttura. In caso di rifiuto, rischia il licenziamento.

L’operatrice è una dipendente della rsa Villa Andrea, a Massa, ed è stata portata in tribunale dal suo titolare. Che non ne chiede il licenziamento e nemmeno la sospensione. Chiede solo che «possa continuare a lavorare in sicurezza». In altre parole: che faccia il tampone. La dipendente, invece, ha chiesto di aspettare che finisca l’iter di verifica dell’Asl. Procedimento che è ancora nella fase iniziale.


Il decreto legislativo dell’aprile scorso ha infatti imposto l’obbligo vaccinale a tutti gli operatori sanitari. «Solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate – si legge nel decreto –, attestate dal medico di medicina generale, la vaccinazione non è obbligatoria». Il decreto è in vigore dal primo giugno. Da allora le varie Asl stanno facendo accertamenti nelle strutture del territorio.

L’accertamento funziona così: la Regione chiede alle strutture l’elenco dei dipendenti e controlla lo stato vaccinale di ciascuno di loro. Se qualcuno risulta non vaccinato viene segnalato all’Asl, la quale chiede al lavoratore di produrre la documentazione (quella che attesti la vaccinazione, la richiesta di vaccinazione o l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale). Se il dipendente non la presenta entro cinque giorni, l’Asl gli ordinerà di vaccinarsi. E se non si vaccina, verrà sospeso.

La normativa dice anche che, in caso di sospensione, «il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio». Ma «quando l’assegnazione a mansioni diverse non è possibile, per il periodo di sospensione, non è dovuta la retribuzione».

Nel caso di Villa Andrea, siamo ancora alla prima fase. Il titolare ha consegnato alla Regione la lista dei dipendenti. È attesa la decisione dell’Asl. Il giudice del lavoro, ieri mattina, ha rinviato l’udienza a fine agosto, invitando, nel frattempo, l’operatrice socio sanitaria a «sottoporsi quanto prima a un tampone», come richiesto dal datore di lavoro, «in una struttura dell’Asl o in un’altra struttura di fiducia». L’udienza è stata infine rinviata a fine agosto, quando verrà ascoltato anche l’informatore sanitario portato dalla struttura «e si verificherà l’attuazione di quanto richiesto». —

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