Partite pregresse e ricavi garantiti: «Ecco come Gaia ci fa pagare troppo»

Massa, il comitato Il Mondo nelle nostre mani attacca l’azienda. «E al Cartaro 350mila euro per depurare la marmettola»

MASSA. Nei giorni scorsi è stato annunciato che il bilancio 2020 del gestore idrico Gaia Spa sarebbe stato chiuso in positivo, per oltre un milione di euro. Il presidente della società Vincenzo Colle, inoltre, ha proposto di accantonare un’ulteriore fondo di 2,7 milioni di euro per finanziare più investimenti, con l’obiettivo di alleggerire i pagamenti delle bollette nei prossimi anni. Dopo questi annunci, il presidente del comitato “Il Mondo nelle nostre mani” Pietro Morelli e il suo vice Luca Iacopetti hanno scritto a Colle, per segnalare quelle che, a loro dire, costituirebbero delle “incongruenze”.

«Come comitato – scrivono – riceviamo molte osservazioni sul caro bolletta del gestore idrico Gaia. Dopo una seria e duratura analisi, abbiamo riscontrato che i dubbi sono fondati. Premettendo che le bollette sono di difficile lettura, oserei dire quasi dire confuse, vorrei far notare che l’ammontare complessivo delle “Partite pregresse”, con un primo decreto del direttore generale dell’Autorità idrica toscana (Ait) n° 37/2014, veniva addebitato all’utenza fino a fine 2018». Questo termine è stato poi prorogato a fine 2020 con un decreto successivo.


«Siamo rimasti basiti – affermano Morelli e Iacopetti – nel riscontrare che a oggi, con le bollette del primo trimestre 2021, la voce “Partite pregresse”, è ancora presente». La paura dei due esponenti del comitato è che questo rappresenti «un recupero che continua a pesare nelle tasche dei cittadini, già provati da fatture insostenibili. Oltre a ciò, proseguono Morelli e Iacopetti, abbiamo rilevato che l’articolazione tariffaria a valori 2020 era suddivisa in tre bacini: bacino comuni montani, bacino comuni di piana e bacino di Massa». Nel 2021, secondo i firmatari della lettera, sarebbe stato tolto il bacino di Massa, «che come piano tariffario, era il medio in misura di costi, portando così gli utenti a pagare le tariffe del bacino del comune di piana naturalmente aumentate. Tutto questo – sostengono Morelli e Iacopetti – costa ai cittadini, per quanto riguarda la tariffa denominata da Gaia “agevolata”, 2,15 euro al metro cubo tra fognatura , acqua e depurazione. Nel 2019, invece, aveva un costo di 1,88 euro al metro cubo e stiamo parlando sempre della tariffa “agevolata”».

Secondo “Il Mondo nelle nostre mami” 50 litri d’acqua giornalieri a persona non sarebbero sufficenti a svolgere le normali attività. Gli esponenti del comitato chiamano in causa anche l’Autorità di regolazione per energia reti ambiente (Arera). «Se si consuma poca acqua – scrivono – si attiva il vincolo di ricavo garantito (Vrg), che rappresenta l’entità dei ricavi, calcolati a preventivo, ritenuti necessari per eseguire il servizio in condizione di equilibrio. Questo significa che, se l’utente consuma poca acqua, l’azienda, riducendo le entrate, non riesce a mantenere il servizio, ma nello stesso tempo ciò comporta per l’utente il pagamento di acqua non usufruita». Secondo Morelli e Iacopetti, inoltre, «anche la quota fissa ha subito un’aumento dai 53,60 euro del 2019 ai 61,09 euro del 2021. Oltre a tutto questo, – proseguono – l’utente si trova a fare fronte anche a spese che non gli competono», come quelle relative al «potabilizzatore e depuratore dalla marmettola posto sotto la sorgente del Cartaro a Massa, il quale per gli utenti ha un costo di 350mila euro l’anno». Secondo il principio comunitario “chi inquina paga”, ricordano Morelli e Iacopetti, questi costi non dovrebbero essere a carico del cittadino.

Per tutti questi motivi,sostengono, «abbiamo la percezione che Gaia e Ait non stiano lavorando in favore dell’utenza, dato che in due anni, nonostante la pandemia e l’essere obbligati per questioni di salute e sicurezza a usufruire ancora di più dell’acqua, abbiano dovuto subire vari aumenti e dimenticanze. La cosa più grave è che stiamo parlando di acqua, bene di primaria necessità ed essenziale per la sopravvivenza». Stando così le cose, propongono Morelli e Iacopetti- «la gestione dell’acqua deve diventare pubblica al 100%, cambiando la società Gaia Spa in azienda consortile di diritto pubblico. Visto che si tratta di un bene pubblico, -concludono- anche la sua gestione deve essere pubblica, favorendo la parità di bilancio e gli interessi di tutti i concittadini». —

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