Dalle carte alla vigna, la “doppia vita” del commercialista Angelo Borghetti

Il professionista carrarese dal 2015 ha un’azienda agricola. Con il vermentino Linsolito ha vinto un concorso a Cagliari

CARRARA. «I veri intenditori – ne era convinto Salvador Dalì – non bevono vino: degustano segreti». Chissà allora quali misteri si nascondono dietro “Linsolito”. Anzi, dentro. In quella miscela di piacevolezza che ha convinto la giuria del concorso enologico nazionale “Vermentino”, che si è tenuto nei giorni scorsi in Sardegna.

Linsolito – si scrive proprio così, tutto attaccato – è piaciuto così tanto da aver vinto la medaglia d’oro alla manifestazione, la prima a cui ha partecipato il babbo dell’Insolito, Angelo Borghetti. Uno che, con vino, vigne, vendemmia e compagnia bella, ha a che fare da poco tempo. Già, perché Borghetti di lavoro fa il commercialista. Lo ha praticamente sempre fatto, e continua a farlo. Però, adesso, accanto a fogli e documenti, strategie fiscali e consulenze contabili, c’è anche l’azienda agricola Eredi Elvira Milani dove si producono tre vini differenti, due vermentini e un rosso tutti marchiati doc.


«Ho partecipato al concorso con Linsolito e ho vinto la medaglia d’oro – afferma con un certo entusiasmo Borghetti – Non è per nulla male, considerando gli oltre mille vini concorrenti».

Ma com’è che un commercialista diventa produttore di vino?

«Ho iniziato a fare il commercialista negli anni ottanta – spiega Borghetti – Ora di anni ne ho 65 e continuo a farlo. La gestione dell’azienda agricola nasce per caso nel 2015. Diciamo per dare lavoro a un ragazzo, al tempo disoccupato, che aveva da mantenere la famiglia. Ecco, dietro sua proposta, mi sono lanciato in questa avventura. Lui si sarebbe occupato della manodopera, io sarei stato il soggetto finanziatore. Fatto sta che dopo pochi mesi lui mi ha mollato e sono rimasto da solo. Avrei potuto rinunciare anch’io, ma avevo già firmato dei contratti e, comunque, per carattere, cerco sempre di portare a termine quello che inizio.

Certamente per me il mondo del vino era una novità – va avanti Borghetti – Prima di allora avevo partecipato, forse, a tre vendemmie in tutta la mia vita. Ho imparato tante cose in questi ultimi anni. Ho seguito corsi di aggiornamento, ho capito come si gestisce una vigna, e ho preso il patentino per il trattore. Cosa so fare? La potatura invernale, so dare i prodotti, so guidare, per l’appunto, il trattore e la motocarriola che è un mezzo che va a benzina e cammina in mezzo ai filari per raccogliere l’uva.

Insomma, faccio tutto – dice con orgoglio Borghetti – E alla fine vendo il vino. Quando si tratta di lavorare la vigna e fare la vendemmia, invece, mi affido a squadre esterne. Io dico loro come va fatta una cosa, e loro la fanno. Se mi piace questa vita? Per forza, altrimenti avrei mollato tutto. Certo, economicamente ci rimetto, sia chiaro, ma pazienza. E, soprattutto, ogni tanto arrivano le soddisfazioni, come nel caso del concorso di Cagliari. Incredibile. Chi l’avrebbe detto che un produttore piccolo come me l’avrebbe spuntata in mezzo a tanti mostri sacri? Io no davvero. Il mio enologo, invece, mi ha spinto a buttarmi, e alla fine il vino è piaciuto tantissimo».

Da una parte il lavoro da commercialista, dall’altra le vigne sulle colline di Stabbio, poco meno di quattro ettari. «Quella in ufficio è la mia vita, da sempre – spiega Borghetti – La vigna è un diversivo, mi dà l’ossigeno. Che poi la mia esistenza è sempre stata così, col vino o senza». —


© RIPRODUZIONE RISERVATA