L’agricoltura apuana regge: spopolano vino e olio

Un vigneto della provincia di Massa-Carrara (Foto d'archivio)

Vincenzo Tongiani, presidente dell’Istituto di studi e ricerche, commenta i numeri del rapporto economia legato al settore

LUNIGIANA. L’agricoltura tutto sommato tiene. Sta tutto qui il senso dei dati trasmessi dal rapporto economia, realizzato dall’Istituto di studi e ricerche (Isr) della Camera di Commercio di Massa-Carrara.

Il settore, travolto come tutto il resto, dalla pandemia, ha retto meglio rispetto agli altri. Chiariamo: il segno col più è praticamente assente nel report. L’unico reparto in positivo sono le “granaglie, amidi e prodotti amidacei”, giusto per non smentire l’abitudine acquisita in pieno lockdown di focacce, pizze e pane fai da te. Per il resto, in alcuni casi si soffre davvero, ma non sempre a causa della pandemia; in altri non si sorride, ma neppure ci si dispera, secondo un calo generalizzato comunque inferiore alla media toscana.


Nell’ambito delle imprese si registra una diminuzione dello 0,82 per cento contro l’1,06 regionale e nazionale. Maggiore preoccupazione arriva, piuttosto, dal numero degli addetti. Qui Massa Carrara vede una perdita del 4.39 per cento nell’ultimo anno, con 109 occupati in meno. Il dato, anche in questo caso, è inferiore alla media toscana che è del -7,71 per cento.

Abbastanza bene, comunque, la produzione con il vino ancora in crescita rispetto alla vendemmia precedente per un totale di 7.536 quintali di uva per vini Doc e Igt (264 quintali in più del 2019). In rialzo anche l’olio (20 per cento in più), mentre cala la farina dop della lunigiana con 21 quintali (nel 2019 erano 38).

Il dato peggiore è sull’export. Crollano, infatti le vendite, e l’industria lattiero-casearia registra una perdita di quasi 2 milioni di euro.

Sull’import, invece, si viaggia su un calo di un milione. I valori migliori restano sugli “animali vivi e prodotti di origine animale” con 6,2 milioni.

«Sono dati meno negativi rispetto ad altri settori – il commento di Vincenzo Tongiani, presidente dell’Isr e membro Coldiretti – L’agroalimentare ha avuto minor problemi legati alla pandemia, soprattutto nei piccoli centri e nelle attività a chilometri zero, non avendo neppure un’agricoltura improntata all’esportazione. Non bene i numeri del settore zootecnico, è vero, ma lì non dipende dal covid. Il problema è più strutturale e legato alla nostra provincia con carenza di macelli pubblici, e difficoltà di allevamento negli ultimi venti anni che hanno portato a una diminuzione significativa del numero di capi.

I settori che hanno sofferto maggiormente per la pandemia sono, invece, quelli connessi alla ristorazione, con un carico di grosse giacenze, compensate negli ultimi sei mesi – va avanti Tongiani – Male gli agriturismi, collegati alla movimentazione delle persone. Inoltre, avendo n provincia un turismo spesso estero abbiamo risentito in maniera importante dell’assenza degli stranieri».

C’è un modo per invertire la rotta?

«Intanto guardiamo con attenzione alle risorse che arriveranno dalla comunità europea, sia quelle straordinarie che le relative al piano di sviluppo rurale, strumento principale per l’accesso ai contributi pubblici – dice Tongiani – E poi occorre che proprio le amministrazioni pubbliche agevolino le imprese, spesso oppresse dalla burocrazia, quindi facilitare l’accesso al credito. Il futuro? Non ho la sfera di cristallo, ma ci sono tanti giovani che stanno provando a mettere in piedi un’azienda. Non solo produzione, ma anche attività connesse e multifunzionali. Soprattutto nelle zone montane. Insomma, non solo granaglie, ma pure trasformazione del pane, ad esempio, per completare la filiera. —

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